Hiedra è l’ultimo film della regista ecuadoriana Ana Cristina Barragan, presentato all’interno della categoria Orizzonti all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

È la storia di due mondi e di due vite, apparentemente lontane, che si intrecciano. È la storia della trentenne Azucena e dell’adolescente Julio, orfano che vive in una casa famiglia. La donna è attirata da quel senso di gioco e di unione che unisce quegli orrfani, che si rincorrono, ridono e che giocano nella spensieratezza. In fondo ella è attirata da quel senso di leggerezza che le è stata strappato via prematuramente da un trauma che è come se l’avesse lasciata ferma nel tempo.

Azucena nel particolare, però, è come se fosse spinta da una forza misteriora verso Julio, che allo stesso modo sente una sorta di richiamo verso di lei. L’attrazione di cui si parla non è quella che dalle prime scene lo spettatore potrebbe intuire, di natura puramente sessuale, poichè si scopre che i due sono madre e figlio, un legame nato dal frutto di una violenza subita subita in tenera età dalla donna e perpetuata dal suo allenatore di ginnastica.

Julio prova una forte rabbia nei confronti della propria madre biologica per l’abbandono subito, Azucena prova un enorme dolore che si porta sulle spalle da tempo. I due ritrovatosi in età adulta, però, provano l’uno per l’altro un desiderio disordinato che non riescono a classificare.

Hiedra analizza un rapporto dalle note ambigue, che si fonda sulla tenerezza verso l’altro. Sfonda i confini di ciò che ci viene insegnato essere giusto e confacente e sembra quasi sfiorare uno dei grandi taboo, uno di quei grandi temi inavvicinabili e di cui è proibito parlare poichè ci lascia imbarazzati e disgustati, ma che, eppure, viene trattato da secoli.