Confessioni di un agitatore di acque stagnanti

Intervista di Giuseppe Moscati a Angelo Maddalena

Angelo Maddalena, siciliano (è nato nel 1972 a Pietraperzia in provincia di Enna), è una figura che sfugge alle categorie consuete: non è un cantastorie, non è cantautore, non è un attore, non è un performer di strada, non è un pittore, non è un militante. È tutto questo insieme, ma soprattutto è ciò che Giuseppe Moscati definisce con una formula che diventa chiave interpretativa dell’intero libro: un agitatore di acque stagnanti. L’espressione “agitatori di acque stagnanti” è una potente metafora politica e culturale usata per descrivere figure storiche, intellettuali o leader carismatici che hanno rotto lo status quo, scosso società immobili o provocato dibattiti.

Spesso questi individui sono stati visti come provocatori necessari per innescare il cambiamento. I più grandi “agitatori” della storia hanno preso forma in tre ambiti principali: i filosofi, rivoluzionari e riformatori, scienziati. E qui la mente all’impazzata, e in assoluto disordine – senza pretesa di esaustività – corre tra secoli e continenti, trasversalmente in tutto l’agire umano, dalle cose grosse, conosciute e celebrate, a quelle sconosciute (che sono tante) destinate tante volte a restare anonime e ignorate.

Il libro Confessioni di un agitatore di acque stagnanti, edito da Malanotte (presentato il 5 agosto a Venezia nell’ambito della Biennale), un libro molto coinvolgente, che parla a chiunque si occupi di cultura, ma anche a chi cerca un modo diverso di marcare una sua presenza attiva (e combattiva) nel presente. E’inoltre, un esempio vissuto e vivente di radicale rifiuto dell’indifferenza, un invito a non arrendersi all’inerzia, alle “impossibilità”, a non osservare e accogliere supinamente l’offerta culturale, impegnandosi invece a far crescere una “domanda” di cultura e di partecipazione. La forma giornalistica dell’intervista curata da Moscati, consente alle risposte di Maddalena di esprimersi quasi istintivamente e in maniera schietta, senza mezzi termini e a tratti provocatoria. Su una varietà di racconti, informazioni e convinzioni che, intrecciandosi con il suo, a volte incredibile e anche difficile, percorso biografico e professionale, dà modo di spaziare in vari campi culturali, ma anche di “agitare” caparbiamente quelle acque che, a partire dal suo (e nostro) Sud, ancora non assolutamente libero da un suo atavico e apatico immobilismo, rimangono “stagnanti”.

Un impegno per il Sud che richiama alla mente la poesia Sud è il mio amore del poeta-sindaco di Tricarico Rocco Scotellaro, che nel breve arco della sua vita di poeta, sociologo e militante, agitò le “acque stagnanti” del suo rassegnato, quanto amato, mondo contadino lucano. Ma anche di altri grandi “agitatori” che operarono nel nostro Mezzogiorno, a partire da Giovanni da Procida, un medico della famosa Scuola Salernitana e protagonista dei Vespri Siciliani, da Masaniello e dai martiri della rivoluzione napoletana del 1799, fino a Carlo Levi e Danilo Dolci, attivista della non violenza, e con lui, Franco Alasia e gli altri collaboratori del “Centro studi e iniziative” di Partinico che parteciparono a tutte le lotte contro il sottosviluppo e la mafia nella Sicilia occidentale.

Il libro, insomma, ci dà un ampio e variegato resoconto di una vita vissuta (ma ancora potentemente attiva) con grande intensità, passione incrollabile e fiducioso impegno a su tanti “fronti” e a trecentosessanta gradi, contro la rassicurante e omologante corrente culturale e artistica dominante, sempre pronta a denunciare il conformismo della società contemporanea e a non mollare, nonostante inevitabili e immaginabili sconfitte e delusioni. E qui l’arte (il teatro, la letteratura, la musica, la pittura) si pone – ci dice Maddalena – come il più efficace degli strumenti non per compiacenti appagamenti estetici fini a se stessi, o effimeri successi, ma per risvegliare una nuova e inedita creatività alimentata da un forte risveglio della coscienza umana e civile.