“Brutto” di Marius Von Mayenburg

Venerdì 19 marzo 2010, Nuovo Teatro Nuovo di Napoli

Un’opera surreale, una riflessione sulla bellezza estetica nella società contemporanea e sulle conseguenze del tentativo di diventare belli a tutti i costi

Ente Teatro Cronaca presenta:

Brutto

di Marius von Mayenburg, traduzione di Umberto Gandini

personaggi e interpreti: Lette, il brutto, Roberto Azzurro – Fanny, sua moglie, Monica Nappo – Scheffler, il suo principale, Alfonso Postiglione – Karlmann, il suo assistente, Paolo Coletta – Fanny, una ricca e anziana signora, Monica Nappo – Karlmann, figlio della ricca e anziana signora, Paolo Coletta – Scheffler, chirurgo, Alfonso Postiglione – Fanny, infermiera, Monica Nappo

scene Roberto Crea – costumi Daniela Ciancio – disegno luci Cesare Accetta – musiche Paolo Coletta – regia Carlo Cerciello

durata della rappresentazione 75’ circa, senza intervallo
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Venerdì 19 marzo 2010 alle ore 21.00 (in replica fino a domanica 28), il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ospiterà il debutto, in prima nazionale assoluta, dello spettacolo Brutto di Marius von Mayenburg, autore tra i più rappresentativi della nuova drammaturgia tedesca e dramaturg, alla Schaubühne di Berlino, di Ostermeier, nella traduzione di Umberto Gandini.

La messinscena, affidata alla regia di Carlo Cerciello, vedrà protagonisti, sul palco, Roberto Azzurro, Paolo Coletta, Monica Nappo, Alfonso Postiglione. Le scene sono a cura di Roberto Crea, i costumi di Daniela Ciancio, il disegno luci di Cesare Accetta, le musiche di Paolo Coletta.
Brutto è un’opera, che potrebbe, a buon diritto, collocarsi nel genere “teatro dell’assurdo”, sotto le apparenze di una divertente satira sociale, e rivela una complessa riflessione sull’identità.
Nei tempi in cui viviamo, sembra impossibile sottrarsi alla seduzione dell’immagine, siamo ciò che appariamo esteriormente. Non a caso, il fenomeno mediatico del momento, ivi compresi i pericoli di sottrazione d’identità ad esso connessi, ha un nome composto: Facebook, dove face sta per volto e book per libro.

“Il tuo volto è come un libro, in cui gli uomini possono leggere strane cose” dice Lady Macbeth al marito, temendo che, suo malgrado, possa tradire le segrete intenzioni criminose della coppia shakespiriana.
Ogni volto, infatti, dichiara la sua storia, il suo vissuto, la sua individualità espressiva, le sue emozioni, pur nelle sue naturali imperfezioni. Oggi, però, l’estetica dell’immagine è il segno distintivo della nostra identità, per cui l’essere brutti, secondo i canoni estetici correnti, non piace più a nessuno. Apparire “belli” a tutti i costi è il pass par tout per il successo garantito.
Brutto mette in luce tutto questo, sfida attori e pubblico sul piano dell’apparenza. Infatti, con un meccanismo volutamente provocatorio, gli attori mantengono il loro volto nudo, incuranti del cambio di personaggio, indifferenti ai cambiamenti del volto che i personaggi subiscono come conseguenza delle operazioni di chirurgia estetica, cui si sottopongono per cambiare identità.
A loro volta, i personaggi, pur diversi tra loro, sono contraddistinti da un unico nome, proprio a sottolineare la confusione e lo smarrimento della vera identità.
In Brutto l’incubo diventa realtà, l’apparenza la vera identità, e assistiamo, impotenti e complici, alla cancellazione delle differenze, alla clonazione delle identità.
Lo spettacolo, che debutta per la prima volta sulle scene italiane, è una produzione di Ente Teatro Cronaca.

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La trama Lette, che lavora per Schleffer, deve presenziare ad una convention con la presentazione della propria invenzione, quando scopre che Karlmann, suo collega, è stato selezionato per farlo al posto suo. Schleffer spiega a Lette che la scelta è data dal fatto che lui è troppo brutto. Lette consulta sull’argomento sua moglie Fanny, che gli conferma la sua assoluta bruttezza fisica. Sembra che Lette fosse all’oscuro della sua mancanza di bellezza. Lette consulta, quindi, il chirurgo estetico Schleffer e si fa fare un’operazione che lo trasforma in un uomo bellissimo.
Le cose sembrano cambiare in positivo la vita di Lette, che non solo, ora, può tenere la sua presentazione e fa letteralmente impazzire di desiderio sua moglie e in genere tutte le donne, ma, alla convention, diventa l’oggetto sessuale delle brame della 73enne Fanny, una veterana della chirurgia estetica e del figlio di lei Karlmann. I guai per Lette, però non tardano ad arrivare: il chirurgo Schleffer, per soldi e ambizione, decide di clonare la faccia di Lette.

L’autore Marius von Mayenburg, giovanissimo autore della scena tedesca, con Faccia di fuoco, il dramma che gli ha dato la notorietà, tradotto in varie lingue e rappresentato in decine di allestimenti, ha ottenuto il prestigioso Premio Kleist per giovani drammaturghi e il Preisder Frankfurter Autorenstiftung (1997).
La prima del testo è stata curata da Jan Bosse ai Münchner Kammerspiele di Monaco nel 1998. Altre rappresentazioni sono quelle di Thomas Ostermeier a Berlino e di Dominic Cooke al Royal Court Theatre di Londra. Il suo ultimo lavoro, Parassiti, è stato rappresentato per la regia di Thomas Ostermeier al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo nel maggio 2000. Mayenburg ha tradotto Crave di Sarah Kane e si appresta a debuttare come regista nel prossimo dicembre con Signor Kolpert di David Gieselmann.
I suoi testi sono pubblicati in tedesco dal Verlag der Autoren. Marius von Mayenburg nasce nel 1972 a Monaco di Baviera. Dal 1995 inizia a scrivere testi per il teatro, firmando tra gli altri, i seguenti testi: “Haarmann”, “Messerhelden” “Fraulein danzer” e “Monsterdammerung”. Nel 1997 ottiene il suo primo vero successo con “Feuergesicht”, per il quale riceve il “Kleistforderpreis fur junge Dramatiker” e il
“Preis der Frankfurter Autorenstiftung”. Dopo il debutto, accolto con grande successo nell’ottobre del 1998, lo spettacolo ha avuto numerose riprese in tutta la Germania tra cui quelle di Thomas Ostermeier a Berlino e di Dominic Cooke al Royal Court Theatre di Londra. Il suo lavoro, Parassiti, è stato rappresentato per la regia di Thomas Ostermeier al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo nel maggio 2000.

Il regista Carlo Cerciello, attore e regista, nasce a Napoli il 28/11/1951. Nel ’68 studia canto con
il maestro De Simone, fonda un gruppo musicale negli anni ’70 e nell’82 incontra il maestro Gennaro Vitiello, che lo inizia al teatro.
E’ attore in teatro, cinema, radio e televisione con i registi Claudio Ascoli, Vittorio Lucariello, Armando Pugliese, Giuseppe Rocca, Walter Manfrè, Stefano Incerti, Francesco Rosi, Carla Apuzzo, Luca De Fusco, Maurizio Fiume, Antonietta De Lillo, Vincenzo Marra, Francesca Comencini, con i quali partecipa a quasi tutti i Festival Italiani di Teatro e Cinema, Astiteatro, Spoleto, Festival Mondiale di Drammaturgia Contemporanea, Catonateatro, Taormina Arte, Festival del Cinema di Venezia.
Fonda nel 1996 il Teatro Elicantropo di Napoli, un piccolo spazio di 42 posti dedicato alla Drammaturgia Contemporanea, particolarmente connotato per il suo impegno politico e sociale, che nel 2007 è riconosciuto dal Ministero.
Firma numerosi progetti e regie di successo, tra cui “IL CONTAGIO”, messa in scena del romanzo Cecità di Josè Saramago, Premio Nobel per la letteratura, “QUARTETT” di Heiner Muller, “STANZA 101” da 1984 di G. Orwell e da Una storia italiana di S. Berlusconi, “NOCCIOLINE” di Fausto Paravidino, “GIROTONDO” di Arthur Schnitzler per il Festival Benevento Città Spettacolo, “GUAPPO DI CARTONE” di Raffaele Viviani con Nino D’Angelo per il Teatro Bellini, “ITALIETTA” dalle opere di Pier Paolo Pasolini nell’ambito del progetto Petrolio per il Teatro Mercadante, “GENOVA 01” di Fausto Paravidino, “MACBETH” di W. Shakespeare, C. Bene, E. Ionesco, “NZULARCHIA” testo vincitore del 48° Premio Riccione
per il teatro, prodotto dal Teatro Stabile Mercadante di Napoli, “TERRORE E MISERIA DEL TERZO REICH” di Bertolt Brecht, “NORWAY.TODAY” di Igor Bauersima, “ENGLAND” di Tim Crouch prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia, “DON GIOVANNI RITORNA DALLA GUERRA” di Odon Von Horvath prodotto dal Teatro Stabile Mercadante di Napoli, “ECUBA” di Euripide con Isa Danieli, “LA RIVOLTA DEGLI ANGELI” di A. France.
Numerosi i premi al suo attivo tra cui: il prestigioso Premio Giuseppe Bartolucci 2001, per l’attività del Teatro Elicantropo, una Nomination ai Premi UBU 2000 per la regia di QUARTETT, il Premio UBU 2002 per STANZA 101, il Premio ETI Olimpici del Teatro 2008 per NZULARCHIA, il Premio Hystrio 2009 per la regia, oltre ad una trentina di riconoscimenti per

Da venerdì 19 a domenica 28 marzo 2010 – Napoli, Nuovo Teatro Nuovo
Brutto di Marius Von Mayenburg
Info e prenotazioni al numero 0814976267 – [botteghino@nuovoteatronuovo.it->botteghino@nuovoteatronuovo.it]
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (feriali), ore 18.00 (domenica)