domenica, Luglio 26, 2026
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Stresa Festival, grande successo per il trio di Garcia-Fons e la sua Parigi in musica

Trio di Garcia-Fons alo Stesa Festival 2026
Trio di Garcia-Fons alo Stesa Festival 2026

Ieri sera, 25 luglio, la sezione dello Stesa Festival dedicata al jazz si è conclusa con l’esibizione del contrabbassista Renaud Garcia-Fons, accompagnato in trio da David Venitucci alla fisarmonica e Stephan Caracci al vibrafono e batteria, collaboratori talentuosi scelti con la specifica idea di «creare una sorta di musica da camera, di suonare insieme, di esplorare le sfumature, le trame dei suoni».

La vie devant soi, il concerto

La vie devant soi, così si intitola il concerto, è un lirico viaggio nel tempo ambientato a Parigi. Garcia-Fons, instancabile esploratore, torna a casa, in quella Parigi cosmopolita e crocevia di tutte le influenze, e la racconta in un percorso che va dalla musica da camera acustica, fino alla scuola francese del tardo XIX secolo con Erik Satie e Claude Debussy, per arrivare al jazz parigino. L’artista non nasconde anche l’influenza che sulla composizione dell’album, ha avuto l’omonimo libro di Romain Gary, che narra dello «straordinario legame tra un orfano arabo e una vecchia madre ebrea».

Così, il pubblico in sala si è visto trasportare lungo undici composizioni originali, assolutamente parigine, all’ombra di Prévert, di Doisneau, della Zazie di Queneau e del Petit Nicolas di Goscinny, di Michel Simon e persino di Gandhi con il suo messaggio di pace. Si passa dalla metro al traffico a bordo di un taxi, si costeggia la Senna e si ascolta il rumore della pioggia nei tocchi studiati e intensi di Renaud Garcia-Fons e dei suoi musicisti, la cui esecuzione, sempre in bilico tra memoria e modernità, lirismo e improvvisazione, ha contribuito a creare un’esperienza intima e profondamente filmica.

Inizialmente programmato nel piazzale delle Armi dell’Isola Bella, lo spettacolo è stato spostato nella Stresa Festival Hall causa maltempo.

Renaud Garcia-Fons, “il Paganini del contrabbasso”

Garcia-Fons, “il Paganini del contrabbasso”, è celebre, oltre che per il suo talento, per aver aggiunto una quinta corda al suo contrabbasso. Suona così uno strumento dalle molteplici potenzialità – sfruttabile in tutte le sue risorse espressive e soprattutto melodiche – che non serve più per semplici accompagnamenti ma diventa una vera e propria voce unica.

Nelle improvvisazioni e con una personale combinazione di arco e pizzicato, il musicista si è distinto nel panorama internazionale e fino a poter vantare collaborazioni con i più importanti musicisti jazz europei e americani.

Per capire la complessità della sua esperienza è necessario tener presente le influenze che lo hanno formato e perfezionato: innanzitutto il suo maestro e mentore Francois Rabbath, che lo ha avviato sulla strada del jazz dopo il conservatorio, ma anche le ispirazioni legate alla tradizione flamenca dell’Andalusia, e alle tradizioni dell’America Latina, dell’India e del mondo arabo.

Però, specifica il contrabbassista, sarebbe «riduttivo dire che suono solo musica mediterranea o orientale. Il mio background non riguarda solo questo. Ho ascoltato Satie e Debussy prima di ascoltare Munir Bashir…»