Nella campagna trevigiana, lungo la strada del Terraglio, un tempo dimora del patriziato veneziano, si trova un parco di sculture; non si tratta di un giardino segreto perché è stato ben pubblicizzato nel territorio, ma nei suoi ventidue ettari conserva la meraviglia di splendidi giardini. Si presenta estremamente curato, un progetto ben definito e reso possibile dall’azienda che l’ha sostenuto, ovvero Banca Ifis che ha scelto villa Fürstenberg come sede della sua collezione d’arte. Un luogo da qualche anno aperto al pubblico gratuitamente, ma visitabile in determinati orari e su prenotazione. Non c’è da stupirsi del successo dell’iniziativa perché il Parco Internazionale di Scultura di Banca Ifis merita davvero una visita.
Le sculture sono collocate grandiosamente nel paesaggio: a lato di vialetti di arbusti perfettamente allineati, intorno ad un laghetto fiorito o tra le fronde dei tigli…. non sfuggono all’occhio del visitatore. Si tratta infatti di opere di dimensioni notevoli, così come sono importanti gli artisti che le hanno ideate: Tony Cragg, Jaume Plensa, Anselm Kiefer, Pablo Atchugarry… tutti accomunati dall’amore per la tridimensionalità e dall’urgenza di raccontare una storia, una visione. Le opere incantano lo spettatore, specialmente se il percorso lo si scopre nelle ore notturne quando il grande volto femminile di Plensa emerge tra i ciuffi dei cespugli, la composizione di Valdés si rifrange in mille luccichii, la figura di Kiefer si mostra avvolta nelle tenebre e la forma di Atchugarry acquista una sacralità da cattedrale.

Sembra di trovarsi all’interno di una fiaba che gioca con le prospettive e si diverte a testare l’equilibrio dei visitatori. Le sculture, realizzate in bronzo, marmo, acciaio… sono ben piantate sul terreno ma al tempo stesso sembrano in movimento. Il Gorilla di Davide Rivalta, nonostante la stazza, non dimostra aggressività, quando lo incontriamo restiamo affascinati dal suo manto formato dalle impronte che lo hanno plasmato, incredibile creatura in grado di evocare un mondo selvaggio e lontano, ma pure ricordi della nostra infanzia. Punta lo sguardo verso una pila di tazzine che pende pericolosamente verso il laghetto di fiori di loto, una Space Station realizzata da Julio Larraz e al centro di differenti interpretazioni che partendo da uno sberleffo arrivano a filosofeggiare sulla precarietà dell’esistenza. Vicino all’enigmatica Chloe, testa femminile di Plensa che conserva una delicatezza infantile, si irradia l’energia del magma di Cragg, un tondo dai colori accesi in cui le forme appaiono in subbuglio e trasformazione, la ricerca vorticosa dell’artista evolve sotto i nostri occhi.

Non esiste un percorso all’interno del parco e ognuno può scegliere la propria direzione, ma lungo il cammino percepiamo un costante dialogo tra giardino e sculture. L’organicità delle forme di Penone parla il linguaggio universale della natura, la sua opera Equivalenze si inserisce con disinvoltura nel paesaggio, come anche Continuo di Roberto Barni pone silenziosamente le sue domande a chi la osserva.
Ma in altri punti giungiamo ad una vivace rottura tra opera e ambiente circostante, come non notare che al centro del parco un’aragosta coronata e vestita con un elegante completo dai toni vivaci ci osserva dall’alto. L’aragosta pop di Philip Colbert, così celebre da scatenare in questi giorni un vivace dibattito sulle sue “vacanze” a Pompei, presenta una monumentalità urlata che prosegue in diverse declinazioni lungo i vialetti, nella luccicante Clio Dorada di Manolo Valdés, nell’eleganza del dramma di Ikaria e Ikaro alato di Mitoraj, nel tentativo di superare il dolore e raggiungere il cielo con un’infilata di sfere colorate di Annie Morris.

Forse sono le sfere di Park Eun Sun – quelle rotondità in marmo (un materiale che non a caso accomuna molti di questi artisti) che presentano una lacerazione interna pur restando unite tra loro – a far emergere l’umanità della scultura contemporanea, quello slancio poetico verso l’infinito arrestato da una dolorosa materialità; come dimostra il parco, questo è solo uno dei tanti aspetti della scultura, perché chissà quante anime effettivamente essa possiede.
Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg
Via Gatta 11 – Mestre (loc. Marocco), Venezia
Ingresso gratuito su prenotazione
Il Parco è aperto, da aprile a novembre, tutte le domeniche dalle 10:00 alle 18:30 (ultimo ingresso alle 17:00) e alcuni sabati sera nel periodo estivo dalle 18:00 alle 22:30 (ultimo ingresso alle 21:00).
https://www.bancaifis.it/la-nostra-sostenibilita/ifis-art/parco-internazionale-di-scultura/






