martedì, Luglio 28, 2026
Home Musica Concerti Taormina Jazz Festival: Cécile McLorin Salvant chiude la XIII edizione reinterpretando l’idea di...

Taormina Jazz Festival: Cécile McLorin Salvant chiude la XIII edizione reinterpretando l’idea di standard jazz

Con il concerto di Cécile McLorin Salvant si è conclusa la XIII edizione del Taormina Jazz Festival. Sul palco del Teatro Greco la cantante franco-statunitense ha proposto un repertorio capace di attraversare epoche, generi e tradizioni, trasformando il concerto in una riflessione sull’idea stessa di standard jazz. Cécile McLorin Salvant, tre volte vincitrice del Grammy Award, è oggi una delle voci più autorevoli del jazz contemporaneo; si è esibita con Sullivan Fortner al piano, Yasushi Nakamura al basso e Kyle Poole alla batteria.

La scaletta ha alternato composizioni originali – da Ghost Song(2022) ad Anything but Now, tratta dall’album Oh Snap – a riletture di repertori molto lontani tra loro, da Ain’t Got No, I Got Life di Nina Simone al tradizionale Bread and Gravy, passando per L’opera da tre soldi di Brecht e Weill. Inaspettato, ironico e coinvolgente l’accenno a Raindrops Keep Fallin’ on My Head,dalla colonna sonora originale del film Butch Cassidy, intonato dalla Salvant in un brevissimo momento di pioggia.

Il quartetto ha intervallato momenti intimi e riflessivi, caratterizzati da ampi interventi di improvvisazione di piano e basso, a ritmi più concitati e melodie più luminose: questi ultimi si sono infine condensati nel brano di chiusura, una cover in chiave acustica della celebre I Feel Love, composta da Giorgio Moroder, Donna Summer e Pete Bellotte nel 1977. La scelta appare, in qualche modo, esplicativa del modo in cui la Salvant percepisce e reinterpreta brani di diverse provenienze, rendendoli pienamente parte del proprio repertorio: un manifesto della dance music elettronica diviene così una nuova idea di standard, sempre più contaminata e influenzata da brani che hanno ridefinito il linguaggio musicale del Novecento.

Se il sintetizzatore, elemento chiave e fortemente riconoscibile del gusto musicale di quegli anni, diventa un contrabbasso – e quindi uno strumento acustico – melodia e ritmo vengono isolati e, forse paradossalmente, diventano più analogici e indipendenti dal periodo storico in cui vengono ascoltati.

La tensione verso un repertorio capace di trascendere il tempo emerge anche nell’esecuzione di White Woman Speaks, della compositrice afroamericana Julia Perry (1924-1979): il testo deriva dalla traduzione inglese dell’Agamennone di Eschilo realizzata da Louis MacNeice per la BBC.

Il Cécile McLorin Salvant Quartet ha mostrato come la musica possa oltrepassare epoche, geografie e linguaggi senza perdere la propria identità. Il Teatro Greco, sospeso tra il mondo classico e il presente, è apparso così il luogo più naturale per ospitare questo dialogo.