Con il concerto di Cécile McLorin Salvant si è conclusa la XIII edizione del Taormina Jazz Festival. Sul palco del Teatro Greco la cantante franco-statunitense ha proposto un repertorio capace di attraversare epoche, generi e tradizioni, trasformando il concerto in una riflessione sull’idea stessa di standard jazz. Cécile McLorin Salvant, tre volte vincitrice del Grammy Award, è oggi una delle voci più autorevoli del jazz contemporaneo; si è esibita con Sullivan Fortner al piano, Yasushi Nakamura al basso e Kyle Poole alla batteria.
La scaletta ha alternato composizioni originali – da Ghost Song(2022) ad Anything but Now, tratta dall’album Oh Snap – a riletture di repertori molto lontani tra loro, da Ain’t Got No, I Got Life di Nina Simone al tradizionale Bread and Gravy, passando per L’opera da tre soldi di Brecht e Weill. Inaspettato, ironico e coinvolgente l’accenno a Raindrops Keep Fallin’ on My Head,dalla colonna sonora originale del film Butch Cassidy, intonato dalla Salvant in un brevissimo momento di pioggia.
Il quartetto ha intervallato momenti intimi e riflessivi, caratterizzati da ampi interventi di improvvisazione di piano e basso, a ritmi più concitati e melodie più luminose: questi ultimi si sono infine condensati nel brano di chiusura, una cover in chiave acustica della celebre I Feel Love, composta da Giorgio Moroder, Donna Summer e Pete Bellotte nel 1977. La scelta appare, in qualche modo, esplicativa del modo in cui la Salvant percepisce e reinterpreta brani di diverse provenienze, rendendoli pienamente parte del proprio repertorio: un manifesto della dance music elettronica diviene così una nuova idea di standard, sempre più contaminata e influenzata da brani che hanno ridefinito il linguaggio musicale del Novecento.
Se il sintetizzatore, elemento chiave e fortemente riconoscibile del gusto musicale di quegli anni, diventa un contrabbasso – e quindi uno strumento acustico – melodia e ritmo vengono isolati e, forse paradossalmente, diventano più analogici e indipendenti dal periodo storico in cui vengono ascoltati.
La tensione verso un repertorio capace di trascendere il tempo emerge anche nell’esecuzione di A White Woman Speaks, della compositrice afroamericana Julia Perry (1924-1979): il testo deriva dalla traduzione inglese dell’Agamennone di Eschilo realizzata da Louis MacNeice per la BBC.
Il Cécile McLorin Salvant Quartet ha mostrato come la musica possa oltrepassare epoche, geografie e linguaggi senza perdere la propria identità. Il Teatro Greco, sospeso tra il mondo classico e il presente, è apparso così il luogo più naturale per ospitare questo dialogo.






