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"Per Brevità Chiamato Artista" di Francesco De GregoriL’artista che calcola i cani e dà la buonanotte ai fioridi Elisa De Marchi Per brevità chiamato artista è la formula con cui De Gregori venne descritto nel suo primo contratto discografico; da allora ha realizzato quasi venti album, imponendosi come nome di riferimento nel panorama musicale italiano. Le sue canzoni, autentiche poesie in musica, rappresentano brandelli di vita pubblica e privata, e hanno conquistato diverse generazioni di ascoltatori, fin dal primo, indimenticabile successo, Alice (1973).
Questo nuovo cd, concepito da molto tempo ma realizzato in meno di un mese, si compone di nove brani inediti, carichi di immagini e suggestioni, ma soprattutto pieni di parole, di “troppe parole”, secondo la definizione dello stesso autore. La prima canzone è proprio Per brevità chiamato artista, una sorta di autobiografia ironica e un po’ nostalgica, in cui De Gregori si ritrae come uno “che calcola i cani e dà la buonanotte i fiori” (un riferimento scherzoso ai suoi brani Quattro cani e Buonanotte fiorellino). Finestre rotte esamina il nostro perenne stato di indifferenza e di ignavia (“è tutto a posto,non c’è niente che non va”), e si caratterizza per il ritmo coinvolgente ma, allo stesso tempo, per il senso di stanchezza nei confronti di una realtà spietata e immutabile. Celebrazione è un brano particolarmente intenso, permeato da una nostalgia disillusa per gli ideali del Sessantotto e per l’amore libero (o ciò che si credeva tale): miraggi che De Gregori definisce “posti dove non tornare”. Volavola e Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra sono invece più intimi, più personali; queste canzoni, armonizzate dalla voce solista di Chiara Quaglia, indagano gli eterni temi dell’uomo: l’amore, il tempo, quella lunga attesa che è la vita. L’ascoltatore è catturato dalla bellissima storia d’amore de L’angelo di Lyon, e poi dalla ferocia di Carne umana per colazione: dopo l’ennesimo tipo di televisione o di vacanza intelligente, perché non immaginare per il futuro una cucina antropofaga? In questo testo viene soltanto portato all’estremo l’odio dell’uomo per i suoi simili, un odio che è già sfociato in violenze ed orrori di ogni genere e per il quale è legittimo prevedere uno sbocco nel cannibalismo. L’imperfetto rappresenta un divertissement grammaticale, una sfida che De Gregori aveva già tentato in passato, nella canzone Sotto le stelle del Messico a trapanar (Scacchi e tarocchi, 1985). L’album si chiude con L’infinito, un poema suggestivo che fa riflettere sulla temporalità dell’uomo e sui suoi innumerevoli limiti (“non guardare il tempo/il tempo non ha senso”): una bellissima canzone d’addio. Anche con questo cd De Gregori colpisce soprattutto per i testi profondi e intensi, ricchi di spunti di riflessione; è innanzitutto un album che fa pensare, proprio perché pieno di “troppe parole”, di suggestioni e suggerimenti visionari; le sue canzoni vanno prese per quello che sono, senza sforzarsi di ricondurle sempre ad un necessario, forzato senso comune. Ma questo disco si caratterizza anche per il forte sarcasmo e l’autoironia; dopo trentacinque anni di attività, De Gregori comincia a prendersi in giro, con ottimi risultati. Fin dagli esordi le sue opere sono diventate parte integrante di noi e si sono inserite saldamente nel nostro background culturale: da Rimmel, a Pablo, a La donna cannone. Con queste nuove canzoni si riconferma un grande poeta, che riesce sempre ad andare oltre le sue reali intenzioni e i suoi significati, ripiombando –come al solito- nella vacuo vortice dei luoghi comuni e delle definizioni scontate. Tracklist: 1.Per brevità chiamato artista
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