Terza settimana e quinto episodio per Twin Peaks, questa volta singolo, dopo la seconda doppietta, come da prassi televisiva, ma, come ogni altro episodio, scritto dalla coppia Lynch/Frost e diretto dal primo.

Il punto della situazione

Questa quinta puntata, come facilmente presumibile, è di raccordo. Al solito a Twin Peaks non sembra accadere nulla di importante (anche se sappiamo già che alla fine dei conti lo sarà eccome): Shelly Johnson è costretta a prestare soldi alla figlia che assieme al fidanzato tira a campare con quel che si trova tra una sniffata e l’altra, mentre il compito “importante” del dr. Jacoby altro non era che vendere vanghe dorate a $29,99 mentre conduce un piccolo programma amatorial-complottista. A Buckhorn invece le indagini invece proseguono e adesso abbiamo collegamenti tangibili tra Dougie Jones (cioè Cooper), il maggiore Briggs e il corpo decapitato.

La serie

Come già detto, la puntata in questione deve caricarsi del mai entusiasmante prosieguo di uno scoppiettante inizio. Nella cittadina di Twin Peaks le figure del disegno sono ancora troppo oscure per mettere a fuoco il tutto, mentre da altra città negli USA e non solo continua a provenire carne che a fuoco deve essere messa eccome. Cooper-in-Dougie, che stenta a ritrovare se stesso, è al contempo (sor)vegliato dal Gigante (ormai si può dire che è manifestatamente ospitato dal figlio) e manifesta strane capacità, come quella di trovare la razionalità necessaria per accusare di falsità un collega dell’agenzia di assicurazioni (per cui lavorava Dougie) quando vede della strana luce verde rifrangersi sul suo volto (verde come l’anello del Nano/BRACCIO/Albero che però aveva MIKE).

Lentamente, molto lentamente sembra ricordarsi di chi era, in contrasto con la frenesia di chi lo cerca per riprendersi i propri soldi, ovverosia i fratelli Mitchum (interpretati dalla lisergica coppia Jim Belushi/Robert Knapp) e di chi lo cerca per ucciderlo, non possiamo ancora dire se confondendolo o meno (anche se pare, pare, di sì) con BOB-in-Cooper, e neppure il perchè. Dal canto suo BOB, intanto sembra aver allargato enormemente il proprio giro in questi 25 anni, sfruttando molto probabilmente in qualche modo il maggiore Briggs, le cui impronte compaiono per 16esima volta sulla scena di un delitto, cosa di cui il Pentagono è bene informato.

Ora, la puntata invero è piuttosto piatta, non c’è quella verve che aveva caratterizzato i primi episodi, sia a livello visivo che struttural-narrativo. Certamente la sequenza del bambino che vede lampeggiare la bomba sotto la macchina di Dougie per poi assistere alla morte di un paio di teppisti che cercano di rubarla e ritornare in casa come se niente fosse è pregevole, come del resto la telefonata in codice di BOB (che palesa capacità di influenza sul mondo circostante prima inedite) in quell’assurda e splendida stroboscopia cacofonica che richiama i migliori deliri visivi dell’One-Eyed-Jack’s. Sembra però che si lasci andare il tema della temporalità, che ora sembra lasciare spazio a una linea narrativa più semplice, così come la scena finale è Cooper dinanzi alla statua del cowboy davanti alla sua azienda, e non la scena musicata del Bang Bang Bar, dove comunque veniamo introdotti al fatto che c’è qualche traffico sotto – anche se non è certo impressionante come rivelazione, chi scrive sinceramente non ricorda un locale in Twin Peaks che non si sia reso teatro perlomeno di un triplice omicidio.