“ARGONAUTI” DI GIORGIO BARBERIO CORSETTI

Il mito del viaggio rivisitato tra modernità, ironia e acrobazie

Ispirato alle Argonautiche di Apollonio Rodio, una delle più lette storie di viaggio dell’antichità, lo spettacolo racconta le imprese di Giasone e dei suoi compagni partiti, nel 2006 (!) alla conquista del vello d’oro.

Sulla scia di temi e tecniche già affrontati nei precedenti lavori teatrali, in cui si è divertito a sperimentare la fusione tra parole e immagini, movimento e video, musica e manipolazioni sonore, Giorgio Barberio Corsetti mette in scena, con fantasia e ironia, un’ importante pagina del mito greco.

Il cast è costituito da attori italiani e da artisti di circo francesi e catalani, undici persone in tutto, che da tempo collaborano con questo regista e costituiscono, con lui, il cuore della compagnia fattore K.
Visivamente lo spettacolo è molto suggestivo: una scenografia essenziale, costituita da elementi adattabili e plurifunzionali che si muovono continuamente sul palco insieme agli attori, è arricchita da ponti, impalcature, trapezi, funi e grandi teli. In una rappresentazione concepita come viaggio, anche l’allestimento risponde a quest’esigenza di mobilità: si tratta infatti di elementi scenici facilmente abbinabili tra di loro e ben riutilizzabili anche in condizioni e in spazi diversi da quelli teatrali, come capannoni o anfiteatri. Sopra tutto, però, a riempire la scena, ci sono i corpi degli eroi, acrobati instancabili che saltano, volano e si arrampicano, alternando una recitazione “orizzontale” ad una “verticale”. Moderni argonauti, vestono abiti contemporanei e interpretano più di un ruolo, cambiandosi spesso, e alternando, come nel caso del napoletano Cerlino, parti buffe a parti tragiche.

La fedeltà al testo originario è quasi totale, tranne qualche piccola integrazione da parte degli autori: i 4 libri del poema sono trasposti drammaturgicamente in oltre due ore di rappresentazione. Così come Apollonio, contravvenendo al canone omerico dell’impersonalità del racconto, introduce qua e là un io narrante, così sul palco un Orfeo interpretato da Filippo Timi sottolinea, da narratore esterno, alcuni momenti della rappresentazione. Nell’opera originale, tuttavia, gli eroi hanno una caratteristica peculiare del tutto nuova nel panorama dei testi classici: tremano di paura, vacillano, non desiderano altro che il ritorno a casa.

Nell’interpretazione di Barberio Corsetti, quest’aspetto invece manca: i suoi eroi sembrano gioire dell’esperienza stessa del viaggio, che è in effetti il tema principale dello spettacolo. Il mito è qui presentato nell’accezione moderna di vetta ideale, e il viaggio rappresenta il percorso necessario per raggiungere ciò che desideriamo. “Quando, ad un certo punto della nostra esistenza, decidiamo di intraprendere una qualsiasi impresa o un progetto di vita, anche solo con la fantasia, sullo sfondo non continua forse ancora a luccicare il Vello d’oro?”

La rivisitazione del mito in chiave moderna è un’operazione sempre un po’ azzardata, che rischia di far perdere al racconto il caratteristico tratto simbolico per far posto ad un’eccessiva razionalità. Barberio Corsetti ci presenta uno spettacolo indubbiamente piacevole e anche originale: ma forse le tante avventure e i pochi conflitti privano la leggenda di quell’alone di mistero e di quel tocco di poesia che la rendono eterna.

Fondazione Musica per Roma e Fattore K
ARGONAUTI
drammaturgia e regia Giorgio Barberio Corsetti e Raquel Silva
con: Fortunato Cerlino, Antonio Cesari, Milena Costanzo, Filippo Dini, Damien Fournier, Agnès Fustagueras Puig, Sophie Kantorovizc, Xavier Martin, Axel Minaret, Federica Santoro, Filippo Timi
ideazione scene Giorgio Barberio Corsetti, Mariano Lucci e Marina Schindler
ideazione spazio aereo Xavier Martin, Axel Minaret
musiche Gianfranco Tedeschi
costumi Marina Schindler
luci Gianluca Cappelletti