Dall’alto monte le donne scendono giù, correndo, una di loro inciampa, è Camille. L’intento, vano, è di riuscire a vedere il fronte, dove i loro mariti combattono un guerra già da lungo tempo.
È la primavera del 1917, quando Camille riceve una lettera con la quale il marito pone fine al loro rapporto senza alcuna spiegazione. Sconvolta e pronta a tutto, decide di raggiungerlo, ma ad una donna non è possibile arrivare al fronte. L’unica soluzione possibile è travestirsi da uomo: taglio di capelli, indumenti maschili e di notte via per i boschi. Qui incontra un piccolo gruppo di soldati con cui difficilmente riesce a relazionarsi e che non sospettano della sua identità.
Il gruppo è alla ricerca della strada che hanno smarrito per sopravvivere si cibano di qualsiasi cosa, tra stenti e incubi notturni. Il tenente intuisce che Camille è alla ricerca di qualcosa a costo di perdere la vita per raggiungerlo. Tra una sosta e l’altra i soldati leggono l’Atlantide e innalzano canti liberatori per sorridere alla vita.
Il cammino è faticoso e tortuoso, lungo la strada si vedono corpi di soldati morti e sul viso di Camille si scorge il terrore di trovare lì per terra il marito. L’incontro con un altro battaglione è per Camille un modo per avere notizie del marito. Ma scoperta dal tenente, viene considerata una spia e per questo cacciata. Durante la notte alcuni soldati del gruppo a causa della fame e degli affanni si ammalano e Camille si reca da loro per curarli. Colpito dal gesto, il tenente si scusa e l’accetta con sé.
Giorno dopo giorno Camille scopre quello che mai avrebbe immaginato, quello che il marito non gli ha mai raccontato, e che i suoi nuovi compagni si guardano bene dal rivelarle.
I soldati, in realtà, sono dei disertori, che devono lasciare la Francia per avere salva la vita e la loro è una fuga.
Camille difende il suo gruppo da un cecchino e gli accoglie a sé; ormai sono la sua famiglia, non importa se hanno tradito la patria, la guerra è così atroce e meschina che tutto diventa lecito.
Ma una buca li ingoia dentro e grazie all’aiuto di un signore, Ellias, e il figlio di costui, riescono ad uscire e a trascorrere la notte in un casale. Qui il dramma.
Ellias ha compreso che il gruppo ha disertato e il figlio è pronto ad abusare di Camille. Gli altri commilitoni la difendono rischiando la vita e prima di andare via e fuggire, bruciano il casale con i corpi morti di Ellias e il figlio. Camille racconta la sua storia e la verità sulla sua identità. La guerra si è introdotta vergognosamente tra lei e il suo uomo e stare con loro è come seguire suo marito.
Tramonti, albe e notti: è un continuo peregrinare, scappare e non farsi catturare. Ormai è inverno inoltrato e il ghiaccio ha coperto anche i cuori e svilito i loro corpi. L’ennesimo canto e all’orizzonte l’arrivo di un uomo scappato da un campo di prigionia. È Francois, il marito di Camille. I due finalmente insieme, lei distesa sul letto nuda e lui che guarda il cielo stellato. Su quel cielo stellato la macchina da presa si sofferma e parte la musica.
Il regista Serge Bozon ha un notevole occhio registico; ottime inquadrature e incantevoli notturni. La drammaticità dell’argomento e la tensione emotiva è spezzata dai canti, stile cinema indiano, che interrompono la sensibilità dello spettatore banalizzando l’argomento. Ma forse è proprio questo che il regista vuole: come gli uomini cercano di dare un senso alla propria vita anche di fronte alla morte in guerra che può essere improvvisa ed inaspettata.
Titolo Originale: La France
Nazione: Francia
Anno: 2007
Regia: Serge Bozon
Interpreti: Sylvie Testud, Pascal Greggory, Guillaume Verdier






