Peau d’homme, scelto come proiezione di chiusura fuori concorso per le Giornate degli Autori, è una commedia musicale tutta incentrata sull’identità di genere.
La trama
Alla fine del XV secolo, in un reame prima florido ma ormai provato dalla siccità, dove il potere ecclesiastico è dittatoriale e incentiva superstizione e intolleranza verso ogni cosa, la principessa Blanche è promessa in sposa al comandante Melchior, rude e poco interessato a lei. Di fronte a tale evidenza lei preferirebbe il convento, ma la madrina le propone un’alternativa: conoscere il futuro marito da una prospettiva diversa. Le dona così una pelle magica, una pelle d’uomo, che la trasforma in Léonard, un bellissimo ragazzo. È così la principessa scopre un mondo che non immaginava, comprende la complessità dei sentimenti e salva il suo regno.
Il film
Domenach, regista alla sua seconda prova, ha scelto il genere della commedia, strizzando però l’occhio al musical, per trasportare dalla carta stampata allo schermo la graphic novel di Peau d’homme (nota in Italia come Pelle d’uomo ed edita da Bao) scritta da Hubert e disegnata da Zanzim.
L’intento, ha confermato più volte la regista, era quello di rendere così omaggio anche al celebre Peau d’Âne di Jacques Demy.
Domenach affronta temi molto profondi e controversi con leggerezza, creando un contrasto fertile tra l’ambientazione medievale e i temi spiccatamente contemporanei: la definizione di genere, la libertà del desiderio, il peso del giudizio sociale, la limitazione delle aspettative.
La scelta del cast è stata impegnativa, ma ben riuscita. Blanche è interpretata da Pomme (Claire Pommet) che recita, scrive le canzoni della principessa e le interpreta. Se si pensa che a tutto questo si è aggiunta la necessità di coordinarsi con Stefan Crépon (il suo alter ego) perchè davvero risultassero un doppio credibile, la sfida è stata enorme.
Perfetta anche la scelta di Catherine Deneuve per dare vita a una fata madrina moderna e irriverente, che rende perfettamente il colpo di scena narrativo dedicato al suo personaggio.
Un passato che parla al presente
La differente percezione della sessualità tra uomini e donne è la colonna portante del film: le donne sono ancora giudicate, stigmatizzate. Qui l’argomento è trattato senza moralismi, ma mostra la disparità di sguardo che sembra essere cambiata ben poco nel corso dei secoli.
Peau d’homme usa l’espediente magico, la musica e l’ironia per gestire tantissimi temi attuali: identità, desiderio, libertà personale, peso del giudizio sociale, ma c’è anche molto altro.
Blanche cresce, impara a conoscere sè stessa e chi le sta intorno. Capisce la differenza tra bisogno e scelta, indipendenza e cooperazione. E proprio perchè diventa donna, smette di essere un’ombra (come dice efficamente Pomme in un brano) e diventa presenza. Una presenza tanto consapevole da capire le esigenze del suo popolo, diventarne la guida e pretendere, per merito e non per diritto acquisito, il trono usurpato.











