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Concorso internazionale Festival del film di Locarno: Brevi note su film non memorabiliBeirut Hotel, Tanathur, Dernière Séance, Mangrove, Onder ons, Tokyo Koendi Rinaldo Vignati Beirut: una storia d’amore tra una cantante libanese e un avvocato francese che negozia affari. Il tutto con uno sfondo fatto degli intrighi della complessa situazione politica e sociale del paese mediorientale (“se credi di aver capito tutto del Libano, è perchè te l’hanno spiegato male”). Atmosfere languide e notturne, colori patinati, accensioni mélo: la storia di Beirut Hotel di Danielle Arbid si guarda distrattamente e si dimentica presto. Inevitabile pensare che sia più adatta a un passaggio televisivo – dove potrebbe anche avere una sua dignità – che a un festival di cinema. Se Beirut Hotel ha una confezione professionale, persino elegante a momenti, il melodramma Tanathur (Last days in Jerusalem), co-produzione tra Israele, Francia, Germania e Palestina diretta da Tawfik Abu Wael, è un film al di sotto degli standard della decenza, che sfigurerebbe di fronte a una qualsiasi puntata di Un posto al sole, cadendo in più punti nel ridicolo involontario (narrazione pasticciata, recitazione scolastica). Le piccole sale cinematografiche chiudono. Anche quella dove Sylvain è proiezionista sta per chiudere. Lui continua a programmare French can can di Renoir e intanto, nella notte, fa il serial killer uccidendo donne a cui taglia le orecchie (alla base c’è un trauma infantile). Con la deliberata intenzione di giocare col cinema di genere, Dernière Séance di Laurent Achard è un film fatto di inquadrature interminabili e di scene del tutto prive di ironia (malgrado le intenzioni). Un’operazione cinefila sterile e stucchevole: se i film avessero la data di scadenza come gli yogurt, lavori come questo sarebbero fuori uso da una trentina d’anni almeno. Ha almeno il pregio della brevità, la co-produzione tra Svizzera e Francia Mangrove di Julie Gilbert e Frédéric Choffat: una donna, assieme al figlioletto, torna da qualche parte nell’America latina, nella mangrovia, luogo misterioso e labirintico dove qualche tempo prima le accadde qualcosa di grave. A poco a poco veniamo a sapere di cosa si tratta: qui suo padre uccise l’uomo che lei amava e da cui aspettava un figlio. Tra ripetuti sguardi in camera e scene fuori fuoco, il film incuriosisce un po’ all’inizio, ma poi, quando il mistero si dipana e i personaggi, invece di rimanere muti, iniziano a parlare, rivela la sua pochezza. Se Mangrove è un film innocuo, l’olandese Onders ons (ovvero "tra di noi") di Marco Van Geffen ha invece implicazioni assai discutibili. Pericolose, ci verrebbe da dire. Una coppia olandese assume come baysitter per il proprio figlio una ragazza polacca, Ewa: l’iniziale introversione della ragazza diventa ben presto aperta stranezza (non parla, si chiude in casa, dorme col bambino, non segue le indicazioni dei suoi datori di lavoro), che a un certo punto la fa assomigliare a una specie di nuova versione della Catherine Deneuve di Repulsion. Il film scompone la storia da tre punti di vista, raccontando la vicenda prima dal punto di vista dei due coniugi, poi da quello di un’altra babysitter polacca, Aga, e poi da quello della protagonista. Ogni volta vengono aggiunti particolari nuovi, ma solo alla fine veniamo a sapere della ragione del comportamento strano: Ewa aveva intuito che il datore di lavoro di Aga è lo stupratore che terrorizza la popolazione del luogo e, non potendo dirlo a nessuno (il tizio è un “buon padre di famiglia”, un pilastro della società), si era chiusa in questo impenetrabile silenzio. Onder ons è un’operazione tutta costruita a tavolino (sul gimmick della scomposizione della storia) e palesa una forte ambiguità: per quasi tutta la sua durata solletica e stimola le paure contro gli immigrati (descritti come gente inaffidabile e pericolosa, che sarebbe meglio non mettersi in casa) per poi ribaltare questa stessa paura in modo artificioso e non credibile nel finale. L’intenzione generale potrebbe anche essere condivisibile (ci costringe, come spettatori, ad assumere il punto di vista dei “buoni borghesi” che temono gli immigrati e non si accorgono che il male che è “tra noi” è altro: in tal modo vorrebbe obbligarci a riflettere su quanto, nella vita reale, possiamo cadere in questo genere di ingiustificate paure), ma resta il fatto che il modo in cui indulge sulle stranezze di comportamento e sull’inaffidabilità delle due ragazze lascia (anche per l’artificiosità cinematografica con cui avviene il ribaltamento finale) un retrogusto davvero sgradevole e ambiguo: l’insistenza rafforza questa paura invece di metterla in discussione (il ribaltamento finale finisce per essere un’appendice slegata dai reali sviluppi della storia). Tokyo Koen di Shinji Aoyama è finora il film più strano e inafferrabile del concorso locarnese: elusivo e ridondante, malinconico e ludico, si sviluppa tra dialoghi estenuanti e svolte spiazzanti, tra misteri (perchè il dentista chiede allo studente di fotografare la moglie mentre passeggia nei parchi?) e furbizie da spot pubblicitario, tra cinefilia (i b-movies d’orrore) e romanticismo, parlando di amore, rapporti famigliari, elaborazione del lutto e ricerca dell’anima gemella. I luoghi (i parchi di Tokyo) hanno un’importanza cruciale e il tutto si conclude (lietamente) all’Ikea, supremo simbolo contemporaneo della costruzione della coppia (vedi (500) giorni insieme). Sembra a momenti un romanzone scritto da un quindicenne cresciuto a manga e dalla fantasia senza freni. Potrebbe anche darsi che sia un capolavoro. Al momento, ci lascia più che altro perplessi... Beirut Hotel Libano, Francia, 2011, 98’ Regia: Danielle Arbid Interpreti: Darine Hamzé, Charles Berling, Fadi Abi Samra, Rodney El Haddad, Beatrice Harb, Carole Ammoun, Jinane Dagher, Sabine Sidawi Hamdan, Colette Abboud-Scatton Tanathur (Last days in Jerusalem) Israele, Francia, Germania e Palestina, 2011, 81’ Regia: Tawfik Abu Wael Interpreti: Lana Haj Yahia, Ali Badarni, Kais Nashif, Zuhaida Sabbagh, Huda Al Imam, A’mer Hlehel Dernière Séance Francia, 2011, 81’ Regia: Laurent Achard Interpreti: Pascal Cervo, Charlotte van Kemmel, Karole Rocher, Austin Morel, Mireille Roussel, Noël Simsolo Mangrove Svizzera, Francia, 2011, 70’ Regia: Julie Gilbert, Frédéric Choffat Interpreti: Vimala Pons, Solal, Efren Mendez avalos, Amalia Canseco Hermandez, Jean-Christophe Hereil, Patrick Pasquier, Giovanna Cavasola Onder ons (Among us) Paesi Bassi, 2011, 84’ Regia: Marco Van Geffen Interpreti: Rifka Lodeizen, Guy Clemens, Dagmara Bak, Natalia Rybicka, Reinout Bussemaker Tokyo Koen (Tokyo Park) Giappone, 2011, 119’ Regia: Shinji Aoyama Interpreti: Haruma Miura, Nana Eikura, Manami Konishi, Haruka Igawa
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