“CONFIDENZE TROPPO INTIME” di Patrice Leconte

La "cura"

Anna e William si incontrano per caso per un malinteso: a lei sfugge che la porta oltrepassata non sia quella dello psichiatra Dottor Monnier con cui aveva stabilito il primo appuntamento, ma quella del fiscalista William Faber. Lei inizia subito a confessare il blocco del desiderio del marito e la sua conseguente sofferenza.

La seconda seduta di Anna non permette ancora a William di affrontare la verità dello scambio di persona e lui, volente o nolente, accetta ancora di ascoltarla, inebriato dalla sua presenza flessuosa nello studio e dalla fiducia di lei. La terza seduta è quella del disvelamento, durante la quale Anna sceglie di proseguire la “cura” con William e di non rivolgersi allo psichiatra che riceve a pochi metri dall’altro lato del corridoio.

La relazione tra William ed Anna si complica quando interviene il marito, Marc, con la richiesta di “guardare” i loro supposti rapporti sessuali. Il voyeurismo del marito di Anna, seguito all’impotenza causata da un incidente su cui cala il mistero (è stata Anna ad investirlo con la macchina rendendolo invalido di una gamba oppure è da ricercare altrove la causa?), è minaccioso per William, trovatosi coinvolto suo malgrado in una seduta voyeristica a cui Marc lo costringe con una telefonata mentre è in intimità con la moglie nell’albergo di fronte.

Questo episodio dà la spinta al film per procedere verso uno scioglimento che vede Anne riprendersi la sua vita e William inseguirla per prolungare, ora liberamente, la relazione intima sebbene platonica iniziata con lei sul lettino del suo studio.

Il finale aperto consente delle riflessioni: la ripresa dall’alto finale mostra i due protagonisti che discorrono nello studio di partenza riprodotto esattamente nel nuovo appartamento al mare dove William sceglie di vivere. La località prescelta da Anne è assolata e piena di vita: lei ha ripreso ad insegnare danza, la sua passione. All’inizio del film eravamo invece in un posto buio, come buio era il corridoio che vi conduceva: lo studio di William era anche antico, ereditato dal padre e vi aveva trascorso tutta la vita, fin dall’infanzia. Segno evidente di questo passaggio sono i giocattoli ancora sopra un comò ed in bella mostra. Il film di Leconte è quindi una doppia riflessione che converge grazie alla dialettica dinamica tra William ed Anne ed in cui lo psichiatra recita la parte di un consigliere avido di danaro e povero di consigli. Jeanne, l’ex di William, svolge un ruolo stereotipato, della donna delusa ed innamorata senza speranza che si rifugia nell’atletico trainer per consolarsi della fine della relazione con lui.

La potenza di questo film è nelle relazioni, in quel fitto intrico di parole e silenzi che Fabrice Luchini-William e Sandrine Bonnaire-Anne, esprimono soavemente, nonostante gli sbalzi d’umore. Fra loro due si stabilisce un patto sotterraneo, avulso da contrattualistiche dichiarazioni e spesso come magma, dipingendo la luce che a poco a poco affiora nello studio privato della relazione, dal fuori al dentro, ristabilendo equilibri e coalizioni, risalendo nella comunicazione alla leggerezza della comunicazione più autentica.

Titolo originale: Confidences trop intimes
Nazione: Francia
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 104′
Regia: Patrice Leconte
Sito ufficiale: www.paramountclassics.com
Cast: Fabrice Luchini, Sandrine Bonnaire, Michel Duchaussoy, Anne Brochet, Gilbert Melki
Produzione: Alain Sarde
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 03 Dicembre 2004