E ancora visitabile per qualche giorno la mostra fotografica di Bruno Maran e Claudio Olivato allestita nel Cortile Pensile di Palazzo Moroni. Due straordinari reportage che raccontano la Bosnia martoriata dalla guerra e quella di oggi, ancora ferita ma dove è tanta la voglia di pace e normalità.
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cooperazione Internazionale e Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo, presenta due fotografi padovani accomunati dalla passione per i reportage e per dall’amore per la terra più martoriata d’Europa, e forse anche la più dimenticata, la Bosnia. Scatti fatti con il cuore prima ancora che con un obiettivo, alcuni risalenti il periodo della guerra fratricida dei prima anni ’90, a Mostar e Sarajevo, tra palazzine crivellate, occhi svuotati dal dolore e famiglie divise dal conflitto. Altre immagini invece ritraggono la ricostruzione di questi ultimi anni, con i manifesti della coca cola e la pubblicità delle vacanze sui muri, per raccontare sogni e speranze non ancora del tutto restituiti.
Ciascuno dei due autori interpreta in maniera personale le tematiche della mostra, affrontando il non facile compito di testimoniare gli orrori della guerra e le sue conseguenze. Il reportage di Claudio Olivato, in passato collaboratore de “Il Gazzettino” ed ora fotoreporter free-lance attento agli eventi internazionali, presenta una selezione di immagini fotografiche dalla serie “10 anni in Bosnia”, realizzata dall’autore tra il 1992 ed il 2000. Durante questo lungo periodo il fotoreporter vive il conflitto in ex Jugoslavia a stretto contatto con la popolazione locale per documentare come gli effetti della guerra si ripercuotano sulla vita quotidiana delle persone coinvolte. I suoi scatti intendono illustrare non tanto i combattimenti e le vittime, quanto piuttosto le difficoltà ed i problemi di chi cerca nonostante tutto di condurre una vita normale.
In mostra si possono ammirare molti ritratti di bambini, giovani soldati, e profughi, tra i quali troviamo una suggestiva immagine di Vedran Smajlovic, famoso violoncellista impegnato in una performance da solista all’interno di un treno distrutto. Attraverso le immagini si ripercorrono le strade di Sarajevo, dove i cartelli stradali diventano segnali di allerta per la presenza di cecchini, o quelle della vecchia e bellissima Mostar, dove l’obiettivo raccoglie una panorama assolutamente agghiacciante fatto di cumuli di macerie, con un morto sulla strada e il celebre “Stari most”( il Ponte Vecchio) distrutto dai bombardamenti.
Le opere di Bruno Maran invece si concentrano sugli anni successivi alla fine del conflitto, e testimoniano non solo la ricostruzione di un paese ma anche la normalità ritrovata nei luoghi che un tempo furono teatro di scontri armati. Il fotografo padovano, che dal 2001 è fotoreporter dell’agenzia Stampa Alternativa, ripercorre con le immagini quelle che sono le principali tappe obbligate del ricordo. Tutta la Bosnia è stata vittima delle peggiori distruzioni durante la guerra dei Balcani, anche perché, per la sua natura spiccatamente multietnica, ha visto concentrare dentro di se tutte le perverse sfaccettature del conflitto. Ma alcuni luoghi conservano nell’immaginario collettivo un posto particolarmente significativo, come Sarajevo, vittima di un assedio di 1000 giorni, o Srebrenica, città simbolo del martirio dei musulmani, dove oltre 10.000 uomini (ma la cifra è ancora oggetto di contestazioni) furono massacrati nel luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic, nonostante la zona fosse al momento sotto la tutela dei Caschi Blu delle Nazioni Unite.
Ovunque è forte è la percezione di una guerra appena terminata, della difficile convivenza tra antiche tradizioni e nuovi costumi che imitano lo stile di vita occidentale. L’integrazione tra etnie è spesso ancora tutta da costruire, come testimoniano le molte case abbandonate ritratte nelle foto di Maran, le case dei profughi che non hanno mai fatto ritorno nel proprio paese di origine.
La mostra, la cui chiusura è stata prorogata al 28 gennaio, ha sicuramente una forte valenza didattica, in quanto consente a chi allora era troppo giovane di conoscere la più grande tragedia europea del dopoguerra, ma ha anche lo scopo di mantenerne vivo il ricordo e di testimoniarne l’attualità. Come ha dichiarato l’assessore comunale alla cooperazione internazionale Francesco Bocciato, «Bisogna tenere le luci accese su questo paese in cui le tensioni sono ancora molto forti ma dove anche Padova sta contribuendo nel processo di pace”.
Anche grazie a questi scatti lucidi e senza forzature, i visitatori potranno tornare ad interrogarsi una volta di più sulla capacità terribile dell’uomo di fare del male ai propri fratelli in nome di astrazioni politiche e cavalcando nazionalismi e pretese di superiorità che rimangono sempre in agguato. Il messaggio offerto dalla mostra è lo stesso di quello tracciato da una mano anonima su di un muro di Mostar e ritratto da una delle foto esposte: “Dont’t forget!”.
“Bosnia. Fotografie di Bruno Maran e Claudio Olivato”
Padova, Cortile Pensile di Palazzo Moroni
7 dicembre 2005 – 28 gennaio 2006
Orario: dal lunedì alla domenica 9.00 – 18.00
Chiuso il 25 e il 26dicembre 2005; 1 e 6 gennaio 2006. Ingresso libero.
Centro Nazionale di Fotografia
Via Isidoro Wiel 17 – 35127, Padova
Segreteria della mostra: Vincenzo Carofiglio Giorgia Da Meda, Anna Defrancesco, Valeria Motta, Nicoletta Pavan.
Tel. e fax 049 8721598 Tel. 049 8722531
e-mail: cnf@comune.padova.it – Sito internet: [http://cnf.padovanet.it-> http://cnf.padovanet.it]
Ufficio Pace e Cooperazione Internazionale
Tel 049 8205053 – fax 049 8205054
e-mail: ufficiopace1@comune.padova.it
Mostra promossa dall’Assessorato alla Cooperazione Internazionale e dall’Assessorato alle
Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia.
Mostra a cura di Enrico Gusella
Direzione della mostra: Alessandra De Lucia.






