Arriva sul mercato il primo album, “artigianale”, della giovane cantante inglese Lily Allen, fatto di testi orecchiabili e di ritmi innocui.
Lily Allen, poco più che ventenne, è una giovane londinese con la passione per il canto, come moltissime sue coetanee, ma quello che la differenzia è, senza dubbio, la sua intraprendenza e la sua voglia di mettersi in gioco.
Quello che ancora non è chiaro è se a lanciarla nell’avventura discografica sia stata solo l’ambizione di un’adolescente un po’ ribelle o l’ennesima trovata commerciale di una navigata etichetta per lanciare sul variegato mercato musicale una nuova debuttante. Con un padre attore e una madre produttrice, il dubbio che la ragazza abbia ricevuto qualche dritta si fa sempre più consistente.
Il debutto della Allen, si dice, sia nato per caso. La ragazza decide di mettere in internet, sul sito myspace.com, un po’ delle sue canzoni, senza grosse speranze (lei ha affermato), ma solo perché si potessero ascoltare, per poter condividere con altre persone la sua passione per la musica. Oltre a migliaia e migliaia di utenti che quotidianamente usufruiscono di myspace, guarda caso, a notare le semplici melodie della Allen è niente meno che la EMI. Senza pensarci troppo l’etichetta decide di non farsi sfuggire l’occasione e decide di metterla sotto contratto.
Esce così dapprima il singolo Smile, che l’ha fatta conoscere anche a tutti quelli che hanno poca dimestichezza con internet, e poco dopo, il suo album di debutto Alright, Still. Il suo lavoro è formato da undici brani costruiti su sonorità molto semplici e poco innovative. Oltre alla citata Smile, che apre l’album, si prosegue con Knock’em Out, costruita su un accattivante giro di percussioni e dove la Allen prova ad ammiccare con l’orchestra. Si continua con il singolo LDN, spensierato e delicato, che assomiglia parecchio (troppo) ad un altro brano contenuto nell’album, Not Big.
Friday Night si fonda su una ballabile base raggaeggiante mentre con Shame for You si cambia radicalmente direzione: la Allen tenta l’esperimento del modern jazz, rispolverando ritornelli noti e cercando di lavorare un po’ sulla sua voce che però non si contraddistingue per originalità o potenza. Molto semplici nelle sonorità anche Take What you Take e Friend of Mine.
Meno carismatica di Britney Spears e di molte altri giovani cantanti che hanno debuttato nell’ultimo periodo, la Allen cerca di puntare su un’immagine semplice e pulita, forse un po’ troppo innocua, proprio come le sue canzoni.
ALRIGHT STILL:
1.Smile
2.Knock’em Out
3.LDN
4.Everything Just Wonderful
5.Not Big
6.Friday Night
7.Shame for You
8.Littlest things
9.Take What you Take
10.Friend of Mine
11.Alfie





