giovedì, Settembre 3, 2026
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“DESERTO NERO” IN PRIMA NAZIONALE AL TEATRO VERDI

Dal 16 aprile al 3 maggio debutta la nuova produzione del Teatro del Buratto, ispirata a un testo di Antonia Arslan, con la regia di Renato Sarti

«Ragazzo mio, qual è la causa ancora oggi di tutto questo dolore? Non è aver perso delle persone care, o la nostra terra… È la consapevolezza di poter essere odiati così tanto. Che razza di umanità è che ci odia fino a questo punto e con che coraggio insiste nel negare il suo odio, finendo così per farci ancora più male?»
(Charles Aznavour, nella parte del regista Edward Saroyan nel film Ararat di Atom Egoyan)

Dal 16 aprile al 3 maggio debutta in prima nazionale al Teatro Verdi di Milano di via Pastrengo 16, “DESERTO NERO”, sulla tragedia del genocidio degli armeni, nuova produzione del Teatro del Buratto ispirata al libro vincitore di numerosi premi “La masseria delle allodole” (Rizzoli 2004) della scrittrice armena Antonia Arslan che ha supervisionato anche la scrittura scenica dello spettacolo. Ricordiamo che è uscito recentemente sempre per Rizzoli “La strada di Smirne”, il nuovo libro della Arslan, ideale prosecuzione della “Masseria delle Allodole”.

Lo spettacolo rientra in un progetto più ampio di ricerca teatrale che affronta figure femminili, attraverso testi letterari scritti da donne, riadattati dalle attrici e ideatrici del progetto (Renata Coluccini e Jolanda Cappi), ma con un confronto, attraverso la regia, con lo sguardo maschile: così nel 2008 “Le serve di Virginia” tratto da un testo di Alicia Giménez Bartlett con la regia di Gabriele Calindri e ora “Deserto nero”, tratto dal testo della Arslan, con la regia di Renato Sarti.
Lo spettacolo, inserito nell’abbonamento della Provincia “Invito a Teatro”, vede in scena Renata Coluccini, Jolanda Cappi e un bambino (in alternanza Jacopo Storti e Giacomo Toccaceli). Le musiche originali sono di Carlo Boccadoro.

Tre figure femminili camminano nel deserto. La strage dei maschi è stata compiuta, mariti, figli, fratelli sono stati trucidati. E loro camminano nel nulla verso il nulla. È un tempo sospeso, dopo la morte, prima della morte. Con qualche speranza? Con quale meta? I Curdi nella notte scendono dalle montagne, hanno via libera, possono fare quello che vogliono a questa processione di donne. Eppure loro continuano a camminare, non si lasciano morire. Resistono. Con dignità.
“Ma là nel deserto Siriano si stringeranno l’una all’altra cullandosi gentilmente a vicenda … cantandosi a voce quasi spenta … il loro gioco segreto..: non animali che cercano l’ultimo boccone di pane, ma donne ancora, con un’ ultima forza nel cuore: riuscire a salvare i bambini…” E i loro passi spingono i figli verso un futuro sconosciuto, mentre le loro menti a tratti si perdono in un passato scomparso.

Fino a pochi anni fa, ai più, era sconosciuta l’esistenza di un popolo, di una cultura armena. Pochi sapevano quello che accadde tra l’aprile del 1915 e il settembre del 1916, periodo in cui centinaia di migliaia di Armeni furono uccisi nel primo genocidio del ‘900.
Questo genocidio caratterizzato da accuse pretestuose, da stragi e deportazione, non solo è il primo del secolo, ma sembra modello ed esempio di molti altri accadimenti successivi.
Ma oltre al fatto storico, quello che più colpisce è la lunga battaglia della memoria che gli Armeni tutt’oggi conducono, per il riconoscimento del genocidio, per non dimenticare, per non essere soffocati dal senso di impotenza generato dal non veder riconoscere una realtà vissuta sulla pelle.
Così come rimane scolpita nella mente l’immagine delle donne Armene che dopo l’uccisione degli uomini furono costrette a mettersi in cammino, ad attraversare il deserto, riunite in carovane verso Aleppo o verso Deir es-Zor, in Mesopotamia. Lungo il percorso, le prigioniere, lasciate senza cibo, acqua e scorta, moriranno a migliaia.
Dare voce al genocidio degli armeni non è solo far memoria del passato a ridosso di drammi attuali e vicini, ma anche chiedersi perché e come il nostro tempo sia segnato da questi tragici eventi.
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Dal 16 aprile al 3 maggio al Teatro Verdi

Teatro del Buratto presenta

DESERTO NERO

ideazione e progetto Renata Coluccini e Jolanda Cappi – drammaturgia Jolanda Cappi, Renata Coluccini e Renato Sarti – supervisione al testo Antonia Arslan – regia Renato Sarti – assistenti alla regia Stefano Benedetti e Marco Di Stefano – musiche Carlo Boccadoro – scene Marco Muzzolon – disegno luci Marco Zennaro – costumi Mirella Salvischiani – direttore di produzione Franco Spadavecchia

in scena Jolanda Cappi, Renata Coluccini – bambino: Jacopo Storti/Giacomo Toccaceli

In collaborazione con “Casa – Armena” di Milano
Si ringrazia Teatro della Cooperativa

PRIMA NAZIONALE

Teatro Verdi, Via Pastrengo 16 – tel. 02 6880038
BIGLIETTERIA: € 15.00 (intero); € 10.00/7.50 (ridotti) – Mercoledì € 7.50
www.teatrodelburatto.it