Approfittando della pausa sabbatica che i System of a down si sono presi negli ultimi tempi, il loro cantante e leader ha deciso di intraprendere un progetto solista, scritto e composto per intero, in cui rielaborare in veste quasi cantautoriale lo stile e le influenze della sua band; purtroppo, per quanto di piacevole ascolto, il risultato non riesce a staccarsi dal sospetto di un manierismo non troppo ispirato.
La voce disperata e lirica, con meno accenni alla furia (ma quei pochi sono riconoscibilissimi), un impianto ritmico vario e spezzato come quello dei SOAD, ma con più equilibrio e solidità armonica, più tocchi classici (come archi e pianoforte) e una generale melodizzazione delle canzoni, con relativo rallentamento, con ovvia esaltazione di testi e cantato – visto che nell’ultimo doppio disco del gruppo, era stato un po’ messo da parte: questa la formula scelta da Tankian per il suo esordio in solitaria: 14 canzoni di hard rock metallico molto melodico (a suo modo), pieno delle bizzarrie che ben conosciamo ma anche meno significativo e visionario del mix geniale che ha creato con la band.
Già dal primo brano le cose sono abbastanza chiare: Empty walls, anche primo singolo del disco, pura miscela SOAD, che ricorda da vicino Aerials o Chop suey, ma molto più di maniera, già sentita, piacevole ma senza il briciolo della follia che rende grande un pezzo del genere. E il disco si mantiene su questo livello per tutta la durata: più canzoni e meno invenzioni, ritmi abbassati, venature alternative a scansare il metallo schizoide. Potrà piacere a un ampio pubblico, in effetti, e Money sembra la miscela perfetta, nonché sintesi del disco: intro malinconica, assalto frontale, strofa placida accompagnata dal violino, ritornello duro e appassionato.
Il problema del disco è che più che un disco solista, o un progetto parallelo, è un disco dei System of a down, senza quei musicisti, in cui l’unica cosa a cambiare rispetto alla band madre, sono i pregi di quelli band, vale a dire la varietà dei suoni, le architetture sonore alternativa, un’immensa capacità di giocare, ironicamente, con influenze, stili e le attese del pubblico. Che invece Tankian rispetta fin troppo, tendendo alla monocordia, concentrandosi solo sui toni medi del suo sound, volendo rendere il tutto più cupo e decadente, ma senza troppa costrutto, come dimostrano Sky’s over, Feed us o Baby.
Tankian fatica a trovare una direzione propria, indeciso tra il ricalco (con effetti mediocri, a sentire Praie the lord & pass the ammunition e Beethoven’s c***) e la rilettura intimista di un mondo sonoro (come la conclusiva Elect the dead o Lie lie lie), e solo poche volte colpisce pienamente il centro, come nella violenta The unthinking majority (secondo singolo dell’album) o nella splendida, maestosa e commovente Saving us, nettamente il brano migliore del disco. Per il resto, i brani procedono abbastanza sicuri, forti di talento, mestieri e una buona vena da paroliere: ma non ci si affeziona quasi mai, si sente un po’ la mancanza del vecchio senza che il nuovo giochi fino in fondo le sue carte.
Dispiace che le ambizioni di Tankian siano state frenate dal riparo della sicurezza; ma sappiamo che saprà di nuovo farci impazzire con la sua musica.
Brani:
1. Empty Walls
2. The Unthinking Majority
3. Money
4. Feed Us
5. Saving Us
6. Sky Is Over
7. Baby
8. Honking Antelope
9. Lie Lie Lie
10. Praise the Lord and Pass the Ammunition
11. Beethoven’s C***
12. Elect the Dead





