Il 18 giugno Eli Roth ed Edwige Fenech hanno presentato a Roma la seconda parte di Hostel, film-evento dell’anno che ha fatto la fortuna di questo giovane regista americano che ha potuto contare, anche questa volta, sulla firma di Quentin Tarantino, nonché sulla presenza della sempre affascinante Edwige Fenech, icona indiscussa del cinema di genere italiano degli anni ’70. Quest’ultima, tra l’altro, ha permesso al giovane Roth di inserire all’interno del cast altre due icone del cinema italiano: l’attore Luc Merenda e il regista Ruggero Deodato, che come racconta il regista “hanno accettato di partecipare al film dopo aver parlato con la signora Fenech”.
A detta del regista, entrambi gli Hostel sarebbero da inserire all’interno di quel filone horror caratterizzato da sottotesti e riferimenti politico/sociali. Roth dichiara da subito di amare moltissimo i film del terrore degli anno ’70, poiché quasi tutti alla base hanno un messaggio politico: “Con Hostel ho cercato di toccare il lato oscuro del capitalismo, odio Bush e tutti gli scontri armati che sta portando avanti”. Sollevando poi lo spinoso problema della guerra per l’oro nero il regista spiega che in Iraq gli americani muoiono per permettere ai capitalisti senza scrupoli, di guadagnarci sopra: “Chi ha più soldi decide per la vita degli altri, decide le sorti del mondo; ti insegnano sin da bambino che la violenza va bene, se serve a farti fare quattrini”. Tutti riferimenti, questi, che Roth dice di aver inserito, tra le righe, all’interno di Hostel part II, raccontando di un’organizzazione criminale che guadagna soldi uccidendo ragazzi americani innocenti.
Con altrettanto entusiasmo, la signora Fenech racconta che da subito si è trovata a suo agio nelle mani di Roth: “Mi sono divertita molto, è stato fantastico lavorare su questo set, anche se ci sono stata solo per un giorno, Eli mi urlava tutto il giorno frasi piene di complimenti; è davvero un bellissimo atto d’amore questo che mi hanno fatto lui e Quentin, ne sono lusingata”. Il regista prende la palla al balzo per continuare a lusingare la signora Fenech: “Non potevo non urlarle che è una donna fantastica e un’attrice superba, sono cose che per anni ho dovuto dire a uno schermo, non mi sembrava vero averla di fronte a me!”, sottolinea emozionato. Dal canto suo la signora Fenech spiega di essere rimasta piacevolmente colpita dal fatto che un ragazzo così giovane conoscesse a memoria la sua filmografia: “Da Quentin è più facile aspettarsi una preparazione così dettagliata sul cinema italiano di quegli anni, è più grande di Eli; sentire invece un ragazzo di questa età sapere a memoria tutti i film che ho interpretato fa un certo effetto, è stata veramente una sorpresa”. Farà anche film sanguinolenti e duri, ma il ragazzo ha sicuramente il cuore tenero, e la sa lunga su come conquistarsi le lodi di un pezzo da novanta come Edwige Fenech.
L’attenzione si sposta poi, quasi d’obbligo, sulla recente affermazione di Quentin Tarantino sul cinema italiano, che ha infastidito alcuni registi e sollevato tante polemiche. “È stata mal interpretata”, commenta la signora Fenech: “Le intenzioni di Quentin non erano certamente offensive, lui faceva riferimento al cinema di genere italiano che oggi è quasi totalmente assente”. Pochi i prodotti che effettivamente vengono realizzati in questo senso, e ancor meno quelli che vengono distribuiti fuori dall’Italia. Sottolinea poi che questa critica non parte solo da Tarantino, ma è una critica ricorrente, che le viene mossa in molti paesi del mondo: “Sento dire sempre che è un peccato che il nostro bel cinema si sia ridotto a molto poco, il malcontento è molto diffuso”. Cosa ne pensa Eli Roth è abbastanza evidente, visto che, come Tarantino, col cinema di genere italiano ci è cresciuto anche lui: “Un’affermazione di questo tipo dovrebbe far riflettere, dovrebbe spronare al dialogo, anziché irritare”. Che il discorso conclusivo di un interessante incontro stampa come questo, finisca e ricada su quel cinema italiano che ha fatto storia, che ha cresciuto alcuni dei registi più affermati nel panorama cinematografico, dovrebbe far riflettere. L’augurio che entrambi fanno e il desiderio che esprimono è proprio quello che si prenda coscienza di questa situazione, che si cerchino soluzioni (magari incentivi fiscali) che aiutino la produzione e la distribuzione, perché il cinema italiano, come afferma il giovane Roth, ”In America è davvero tanto appetibile, e ci mancano i prodotti di una volta”.






