Ieri abbiamo ascoltato le note e visto i volti emozionati ed emozionanti dei musicisti della Caucasian Chamber Orchestra che sono i protagonisti di Grozny dreaming – Sognando Grozny, il documentario realizzato da Mario Casella e Fulvio Mariani grazie al quale tutti potremo conoscere meglio le storie dei singoli componenti della formazione, della loro tournée per la martoriata regione caucasica e soprattutto renderci conto in quali realtà sono riusciti a portare il loro manifesto di pace.
Grozny dreaming – Sognando Grozny, in anteprima mondiale. apre ufficialmente la quattordicesima edizione del Film Festival della Lessinia.
Il film è un diario di viaggio pensato a grandi tappe, confessa Mario Casella, giornalista ed esperto della regione dei Balcani che due anni fa’, leggendo il New York Times si è imbattuto nella storia di Uwe Berkemer, questo direttore d’orchestra un po’ folle che aveva selezionato venti musicisti e con essi voleva portare una musica armoniosa e tranquilla dove l’unica voce, ad urlare, era quella dei kalashnikov e delle bombe. Si è recato nella casa di produzione dell’amico Fulvio Mariani, regista intervistato al Cervinia cinemountain di quest’anno dove ci aveva già parlato in maniera entusiastica di questo progetto, nato per caso ma portato avanti con grande determinazione.
“Abbiamo contattato il direttore, siamo andati a conoscerlo, abbiamo racimolato qualche soldo in Svizzera e siamo partiti” racconta Mariani. L’autore è visibilmente commosso quando l’applauso del teatro Vittorio saluta la prima proiezione del film e Alessandro Anderloni chiama sul palco tutti i musicisti-protagonisti. E’ allo stesso tempo malinconico perché la grande avventura vissuta con queste venti persone va a concludersi: “E’ forte il senso di vuoto perché volevamo aiutare Uwe a trasmettere il suo messaggio di pace e invece abbiamo scalato una montagna che continua a rimanere invalicabile. Questi musicisti, protagonisti della grande impresa appena mostrata (la tounée per il Caucaso) ora non potranno continuare a suonare e molti non potranno nemmeno tornare nelle loro case a causa della guerra”.
Mariani, un regista che ha passato tre quarti della sua vita a raccontare storie di montagna e di alpinismo e Casella, una guida alpina e giornalista scrittore hanno passato mesi con questa orchestra e nel loro lavoro non c’è un road movie con interviste canoniche da telecamera fissa. C’è la voglia di andare oltre e di dare immagini alle suggestioni musicali che l’orchestra trasmette.
All’inizio le note ci ‘mostrano’ un’aquila in volo che si libra libera nel cielo e una voce racconta brevemente, su immagini spettacolari, le leggende di quei 1200 km di montagne caucasiche che si estendono dal Mar Caspio al Mar Nero ai piedi delle quali 40 lingue diverse si incrociano e minuscoli territori diventano motivo di conflitto per il petrolio che scorre nel sottosuolo. Poi le noti stridenti ci mostrano la guerra. Per la prima volta non è la musica ad accompagnare le scene di un film ma le note, le vere protagoniste della pellicola, vengono raccontate dalle immagini di diversi conflitti che dallo scioglimento dell’impero sovietic sono scoppiati; immagini di repertorio del 1992-1994, conflitto Abkhazia-Georgia e a seguire guerra tra Armenia e Azerbaijan, con il pietoso resoconto di morti e di sfollati. E con i volti di madri, tragico dirlo, simili in tutti i conflitti, che straziati dal doloro chiedono almeno un posto dove piangere i loro figli.
Si parte da questo per arrivare in maniera naturale a focalizzare l’attenzione sulla sala prove dell’orchestra a Tiblisi, e sulle storie dei componenti di quest’orchestra da camera caucasica e del suo direttore per raccontarne la vita e le speranze: “Di un musicista siamo andati a cercare insieme la casa” dice Casella. E le note da stridenti diventano anche gioiose e ritmate per raccontarsi anche la felicità del trovarsi tutti insieme.
Berkemer racconta dei no dei governi e della non possibilità di avere per esempio musicisti azeri, denuncia le parole del ministro della cultura dell’Azerbaijan: “Nessun artista del nostro paese ha l’autorità morale per suonare in questa orchestra”. Il divieto ha riguardato anche l’Ossezia del sud dove il governo filorusso ha permesso la nascita di un governo antagonista filogeorgiano. Nel film vediamo un concerto tenuto in Ossezia davanti ad un pubblico di persone comuni che non avevano mai ascoltato un concerto di musica classica.
Poi tristemente Mario Casella ricorda che nella stessa zona, il giorno dopo sono scoppiati nuovi scontri e un razzo di provenienza russa è caduto e ha raso al suolo la zona dove le note dell’orchestra avevano portato gioia.
Chiediamo a Mariani se il film è stato girato in presa diretta e sottolinea che l’aspetto acustico è stato quello più curato: “Avevamo due telecamere hd molto pratiche e leggere per dare meno nell’occhio anche perché abbiamo girato con semplici visti turistici (dormivamo in un letto diverso ogni sera, aiutati dagli attivisti)e anche perché non volevamo un’attrezzatura troppo ingombrante che, soprattutto durante i concerti, disturbasse l’orchestra. Ma Paolo Loglio, un ottimo tecnico del suono, aveva molta strumentazione, molti microfoni perché il suono riprodotto doveva essere perfetto”.
Sono stati definiti un antidoto non violento ai kalashnikov e il regista afferma che i loro strumenti fragili sono le loro vere armi, l’armonia delle loro note contro l’armamento collettivo.
Ma una delle ultime immagini che è anche quella scelta per la locandina ci parla ancora dell’ assurdità della guerra: “Il monumento che abbiamo trovato per caso mentre preparavamo un altro film su due alpinisti russi – precisa Mariani – è stato eretto per testimoniare la grande amicizia tra georgiani e russi e scherzando avevamo pensato di girare una scena bunueliana dove i musicisti andavano verso il monumento e cantavano per le montagne. Poi abbiamo deciso di girarla davvero, vista anche l’escalation del conflitto. Basti pensare che solo due anni fa’ giravamo tranquillamente per la regione e dopo 15 giorni hanno chiuso tutti i contatti nord-sud”.
Noi ci auguriamo che di questo lavoro così dignitoso che racchiude immagini emotivamente coinvolgenti (ottima anche la fotografia) rimangano nella mente anche due scene dove Uwe con falcate decise cammina raccontandoci della determinazione e della forza che deve avere il suo manifesto di pace rivoluzionario: quella a metà pellicola su un ponte quando cammina deciso nella speranza che un no del giorno prima divenga un sì e alla fine, quando ai piedi del monumento, cammina nell’erba. La passione e la determinazione del gruppo gli hanno permesso di raggiungere quel risultato e forse solo con esse potrà continuare a portarle avanti e chissà raggiungere l’utopica ‘Grozny’.
Ci auguriamo anche che l’appello di Anderloni di ieri venga accolto e che magari il film, dopo l’uscita in ottobre in Svizzera, possa arrivare, accompagnato dall’orchestra in tutta Europa.
GROZNY DREAMING
2008, 95’
Regia di Mario Casella e Fulvio Mariani
Sceneggiatura: Mario Casella
Fotografia: Fulvio Mariani e Luca Venchiarutti
Suono Paolo Loglio, Riccardo Studer
Montaggio: Fulvio Mariani
Produzione: Peacock Film-Zurigo, Icebergfilm-Savosa, SSR-SRG Pacte de l’audiovisuel, con il sostegno dell’Uff. federale del cinema, Filmplus Cantone Ticino, MEDIA Bruxelles,
DSC-Berna, MIGROS Kulturprozen
Distribuzione: Frenetic






