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INCENDI e LA FAME regia di Agnese Cornelio

Da martedì 19 ottobre 2010, Nuovo Teatro Nuovo di Napoli

La regista bolognese, al debutto italiano nella regia, porta in scena due nuove creazioni nell’ambito del progetto Fondamentalismo a cura di Antonio Latella

Da martedì 19 ottobre 2010 alle ore 21.00, al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, la regista bolognese Agnese Cornelio porterà in scena due inedite creazioni sceniche: Incendi, spettacolo corale che coinvolge l’intera compagnia stabile (19>20 ottobre; 25>27 novembre e 29>30 gennaio) e La Fame, assolo di Valentina Vacca (21 ottobre; 28 novembre; 10 gennaio e 2>8 maggio).
Le due messe in scena, che fanno parte del progetto Fondamentalismo a cura del direttore artistico Antonio Latella, rappresentano il debutto italiano alla regia per la poliedrica Agnese Cornelio, ormai da tempo via dall’Italia e impegnata in diverse produzioni in tutta Europa.
Entrambi gli spettacoli, prodotti dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, si avvalgono della co-produzione del Napoli Teatro Festival Italia e della Fondazione Campania dei Festival, che sostengono l’attività della compagnia stabile nel biennio 2010-2012.

Incendi di Wajdi Mouawad, nell’adattamento di Federico Bellini, è la seconda tappa di una trilogia (Forests e Littoral sono gli altri episodi) che Mouawad dedica ai temi della memoria, dell’esilio, della guerra. La memoria è quella offesa del Libano diviso dalla guerra civile tra profughi e miliziani; gli incendi sono le bruciature, le ustioni dell’anima che i protagonisti del suo dramma riportano durante il percorso di conoscenza di se stessi.
Incendi ci porta in un altrove, lontano nel tempo e diverso. I fratelli gemelli Jeanne e Simon, s’immergono nel passato di Nawal, la loro madre, a ricomporre i frammenti della memoria: amore, violenza, guerra, morte sullo stesso viso. Sulla scena tre uomini e tre donne, interpretati da Caterina Carpio, Daniele Fior, Giovanni Franzoni, Massimiliano Loizzi, Candida Nieri, Valentina Vacca, giocano a ricostruirne la biografia. Le musiche sono a cura di Franco Visioli, le scene e i costumi di Oliver Helf, il disegno luci di Gioacchino Somma.

La Fame è il monologo di Linda Dalisi in sei movimenti per donna plurima e unificata insieme, liberamente ispirato agli scritti e alla vita della filosofa Simone Weil. In scena Valentina Vacca è sindacalista, mistica, operaia, soldato mancato, non più ebrea, non già cristiana, insegnante, rivoluzionaria, anarchica, idealista, pre-femminista: performer dell’esercizio dell’attenzione. Sospesa nella solitudine di una cella, si sottrae a ogni definizione per dare un corpo alla parola. Si esercita a tradurre in azione il proprio linguaggio, parla con un corpo di donna. Il suo lavoro, costante, ininterrotto, è il suo pensiero: disciplinarsi, agire. Le musiche sono a cura di Franco Visioli, le scene e i costumi di Oliver Helf, il disegno luci di Simone De Angelis.

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INCENDI

di Wajdi Mouawad – adattamento Federico Bellini

con Caterina Carpio, Daniele Fior, Giovanni Franzoni,
Massimiliano Loizzi, Candida Nieri, Valentina Vacca

musiche Franco Visioli – scene e costumi Oliver Helf – disegno luci Gioacchino Somma – assistente alla regia Maria Conte – regia Agnese Cornelio

Incendi è la seconda tappa di una trilogia (Forests e Littoral sono gli altri episodi) che Mouawad dedica ai temi della memoria, dell’esilio, della guerra. La memoria è quella offesa del Libano diviso dalla guerra civile tra profughi e miliziani; gli incendi sono le bruciature, le ustioni dell’anima che i protagonisti del suo dramma riportano durante il percorso di conoscenza di se stessi. Mouawad ci porta inizialmente nel Canada francofono, ai giorni nostri.
Jeanne e Simon, i gemelli protagonisti del dramma, stanno assistendo alla lettura del testamento della madre, Nawal, che da alcuni anni si è chiusa in un silenzio che appare incomprensibile. Nawal, con il testamento, chiede a Jeanne di ritrovare il padre che i due ragazzi non hanno mai conosciuto, mentre a Simon spetta il compito di cercare un fratello di cui entrambi ignorano l’esistenza.
Jeanne e Simon devono portare al padre e al fratello due buste che, una volta giunte a destinazione, permetteranno a Nawal di rompere il silenzio e, forse, ricomporre la nuova struttura della sua famiglia. Mouawad gioca sui piani temporali, fa compiere ai suoi personaggi un cammino spezzato in più sequenze, come in un film; così Jeanne si ritrova in un Libano funestato da una guerra infinita e senza vincitori, alla ricerca del padre ma anche delle sue stesse origini, mentre Nawal stessa, attraverso un lungo flashback, sembra reimmergersi negli episodi della sua storia.
Perchè, in fondo, ciò che i due figli devono ritrovare non è tanto il padre o il fratello sconosciuti, quanto la memoria, la storia della madre; entrambi, per riappropriarsi della loro identità, devono rimettere al posto giusto i tasselli di una vicenda che li ha preceduti. In questo modo l’autore coinvolge noi stessi in un mondo apparentemente lontano eppure vicinissimo, il mondo dove azione politica e senso della responsabilità individuale assumono un ruolo fondamentale, rendendoci testimoni di una guerra combattuta in un angolo del pianeta che tuttavia dovrebbe informare, se possibile, anche ogni nostro serio tentativo di rivolta.
Federico Bellini

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21 ottobre, 28 novembre, 10 gennaio, 2>8 maggio
Napoli, Nuovo Teatro Nuovo

LA FAME

di Linda Dalisi, liberamente ispirato agli scritti e alla vita di Simone Weil

con Valentina Vacca

suono Franco Visioli – scene e costumi Oliver Helf – disegno luci Simone De Angelis – assistente alla regia Alma Esposito – regia Agnese Cornelio

L’azione come linguaggio è la spinta che ha sempre accompagnato la vita di Simone Weil e che ha condizionato le sue scelte in ogni circostanza storica. In una scena geometricamente circoscritta e apparentemente ingabbiante una principessa, come in una favola dei fratelli Grimm, è costretta a cucire e non parlare con nessuno per salvare i suoi fratelli da un sortilegio. L’azione è il suo unico linguaggio e diventa il suo strumento di allenamento, di addestramento di quell’attenzione in grado di annullare lo spazio stesso e il tempo, e di far vibrare il proprio essere, rendendolo pronto ad accogliere in sé tutte le storie. È questo il gioco da cui parte il percorso drammaturgico e scenico, attingendo alle numerose suggestioni che una filosofa come Simone Weil può regalare. I temi fondamentali presenti in tutto ciò che riguarda questa figura così potente (che la rendono una donna assoluta) sono la ricerca della verità e l’inaddomesticabilità del pensiero, politico, mistico e filosofico. Entrambi gli aspetti sono legati in profondità dalla spinta di fondo che è la fame. Fame intesa come desiderio vitale, come amore, come paura della sazietà, paura del divorare e dell’essere divorati. Avere la possibilità di spezzare il proprio corpo, “come se fosse pane e distribuirlo agli uomini”. Il gioco per cui da una voce si ascolta un coro, entrando e uscendo da quel confine sempre più permeabile, e da una mano in tensione se ne diramano altre attraverso lo spazio, conduce in una dimensione mistica. La geografia interiore diventa esteriore; le città o i paesi con cui ci si identifica raccontano una realtà che è sempre un traguardo da conquistare. Il cuore pulsante è sempre la fame. Ovvero la ricerca del Graal, che Simone Weil individua in un empito mistico straordinario nel riconoscimento dell’esistenza dell’altro. Fondamentalismo della vocazione, della molteplicità di voci unite in un essere, del rifiuto del potere, dell’onestà intellettuale e dell’oblio di sé nell’amore per l’altro e per Dio. Finché l’incantesimo non è spezzato, e la principessa, dopo essere stata tutto e tutti, riconquista la sua voce e la sua libertà.
Linda Dalisi

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Agnese Cornelio
Nata a Bologna nel 1978, dopo gli studi di regia a Roma e Berlino, e di scienze della comunicazione a Bologna, ha lavorato come assistente alla regia al fianco di Thomas Ostermeier, Luk Perceval, Antonio Latella, Johann Simons, Stefan Kaegi (Rimini Protokoll), Stephan Kimmig e Lars Ole Walburg.
Tra le sue regie Blackbird di David Harrower e Amore e rabbia da Pier Paolo Pasolini
per il Theater Basel; per i Kammerspiele di Monaco Terrormum di Nora Mansmann, A Stubborn Woman: Anna Politkovskaja di S. Massini, Lieb mich weg da Rainer Werner Fassbinder; e per il Festival Doing Identity – Bastard München, progetto Apertura di Stagione.
Ha inoltre collaborato come regista con il Bayerisches Staatschauspiel, il Theater Heidelberg e il Theater Erlangen e l’Universität der Künste di Berlino. Nel 2009 è stata invitata a partecipare al Forum Internazionale del Festival Theatertreffen di Berlino per lavorare con il collettivo Gob Squad sui meccanismi performativi del framing Reality.
Attualmente porta avanti questa ricerca nell’ambito del progetto Mastorna, nel programma interdisciplinare Advanced Performance Training presso il Kunstcentrum deSingel di Anversa. Come performer collabora inoltre con il collettivo internazionale bikinisubsystem per interventi in spazi urbani e teatrali che si avvalgono dell’uso combinato di performance, teatro e video.

I drammaturghi

Federico Bellini
Nasce a Forlì nel 1976. Lavora come assistente per il regista Antonio Latella nello spettacolo I Negri, prodotto dal NTN di Napoli nel 2002.
Da allora collabora con Antonio Latella in qualità di drammaturgo per i seguenti spettacoli: Querelle (a quattro mani con il regista) dal romanzo Querelle de Brest di J. Genet (2002), produzione NTN Napoli e Teatro Garibaldi di Palermo; I Trionfi, dal poema omonimo di Giovanni Testori (2003), Elsinor; La cena de le ceneri, dall’omonimo trattato filosofico di Giordano Bruno (2005), Teatro Stabile dell’Umbria Studio su Medea, da Euripide (2006), Festival delle Colline Torinesi in coproduzione con TSU e Totales Theater International, Berlino, Moby Dick, da H. Melville (2007), TSU in coproduzione con Teatro di Roma; Non Essere- Hamlet’s portraits (2008), Festival delle Colline Torinesi e TSU (assistente alla drammaturgia), Le metamorfosi e altri racconti (drammaturgia con Antonio Latella e Sybille Meier) da F. Kafka per Schauspielhaus di Colonia (2009), Don Chisciotte (2009), NTN Napoli.

Linda Dalisi
Nasce a Napoli nel 1974. Dopo aver studiato chimica all´Università di Napoli, l’incontro folgorante con Leo de Berardinis nel 1999; si trasferisce a Bologna per lavorare come volontaria al Teatro di Leo.
Contribuisce, così, con i suoi appunti al piccolo volume Come una rivista. Dal 2002 collabora in qualità di aiuto e assistente alla regia con diversi artisti tra i quali Pierpaolo Sepe, Monica Nappo, Renato Carpentieri, Michelangelo Dalisi, Antonio Calone.
Ha realizzato per Museum, progetto di Renato Carpentieri, la drammaturgia de Il persecutore di J. Cortazar (2004), Bartleby lo scrivano di H. Melville (2005) e Mattatoio n°5 di K. Vonnegut (2008). Collabora a Per Amleto (2007) regia di M. Dalisi
(vincitore premio DanteCappelletti 2006); WNiatri, regia di F. Ferracane – D. Pilli – M. Riondino e [H ]L_DOPA regia di Antonio Latella (2010). Dal 2007 collabora
con la rivista Hystrio. Nel 2008 riceve la menzione speciale al premio Nuove Sensibilità per Più leggero di un sughero, che porta in scena nel 2009.
Ha pubblicato per Dante&Descartes Messa in scena della mafia, un saggio sul lavoro e il metodo di Emma Dante, in Cani di bancata.
Per la stessa casa editrice ha collaborato al volume curato da Marina Rippa, La scena delle donne.

INCENDI E LA FAME, regia di Agnese Cornelio
Napoli, Nuovo Teatro Nuovo – dal 19 al 21 ottobre 2010
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00
Info e prenotazioni al numero 0814976267 email [botteghino@nuovoteatronuovo.it->botteghino@nuovoteatronuovo.it]
19>20 ottobre, 25>27 novembre, 29>30 gennaio
Napoli, Nuovo Teatro Nuovo