giovedì, Settembre 3, 2026
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“Il Latitante” di Daniele Silvestri

Cantautore tra furbizia e maestria

Era semplicissimo immaginarsi che quella divertentissima e furba canzonetta sanremese, “La Paranza”, sarebbe entrata dritta nelle playlist di tutte le radio. Ma non fermiamoci alle apparenze: l’ultimo lavoro di Daniele Silvestri, “Il Latitante”, non è solo ironia danzereccia proiettata nei prossimi villaggi turistici estivi. L’album contiene dei raffinati pezzi da maturo cantautore, che può permettersi di giocare e scherzare con quella musica di cui ormai è padrone.

All’ultimo Festival non si è classificato nemmeno tra i primi tre, ma questo era successo anche qualche anno fa con “Salirò”, entrato di prepotenza poi nelle teste di tutti gli italiani. E poi ricordiamolo, era a Sanremo!

“Il Latitante” è suadente, vellutato, curato, ma anche istintivo e spensierato. Le prima note di “Mi persi” catturano all’istante e incuriosiscono l’ascoltatore che si lascia trascinare da quel sound spalmato nei tempi e nei ritmi. Silvestri interprete delle sue canzoni sembra in uno stato di profonda consapevolezza cantautorale che sguazza nella malinconia ma usa magistralmente l’ironia. “Faccia di Velluto” gioca con le parole, con le chitarre. Poi un sax si fa protagonista nel finale. È il turno de “La Paranza”, che riecheggia i fantastici ritmi alla Renzo Arbore dell’epoca d’oro (Indietro Tutta per capirci). È sconsigliato scendere nei particolari, la sentirete fino allo sfinimento. “Il Suo Nome” è l’inno alla pazienza che si deve avere nei confronti degli amici più problematici: ritmo e l’ottimo basso suonato dall’amico Gazzè sono alla base del brano. “Sulle rive dell’Arrone”, sofisticata, particolare, sembra essere uscita dalla tavolozza di un pittore che “confuso dai suoi tren’anni” non riesce a mescolare bene i suoi colori. Una delle canzoni più riuscite dell’album, originale e mai scontata. “A me ricordi il Mare” è la collaborazione esterna di questo lavoro discografico: il brano è scritto ed interpretato da “Il Bove”, leader degli Otto Ohm. “Ninetta Nanna” è uno stornello ironico/sarcastico sul costo della vita. Subito dopo “Che Bella Faccia”: critica al politico che non si occupa dei problemi ma della sua faccia…chi sarà mai?… L’album si chiude con “Ancora Importante”, realizzata con gli Intillimani: si ritorna dopo l’inizio al sapore malinconico di questo bravo cantautore romano.

Cinque anni d’attesa per un ritorno in gran stile.

TESTO DE “LA PARANZA
Mi sono innamorato di una stronza
Ci vuole una pazienza
Io però ne son rimasto senza
Era molto meglio pure una credenza
Un fritto di paranza…paranza…paranza
La paranza è una danza
Che ebbe origine sull’isola di Ponza
Dove senza concorrenza
Seppe imporsi a tutta la cittadinanza
E’ una danza
ma si pensa
Rappresenti l’abbandono di una stronza
Dal calvario alla partenza
Fino al grido conclusivo di esultanza

Uomini uomini c’è ancora una speranza
Prima che un gesto vi rovini l’esistenza
Prima che un giudice vi chiami per l’udienza
Vi suggerisco un cambio di residenza
E poi ci vuole solo un poco di pazienza
Qualche mese e già nessuno nota più l’assenza
La panacea di tutti i mali è la distanza
E poi ci si consola con la paranza

La paranza è una danza
Che si balla nella latitanza
Con prudenza
E eleganza
E con un lento movimento de panza
La paranza è una danza
Che si balla nella latitanza
Con prudenza
E eleganza
E con un lento movimento de panza

Così da Genova puoi scendere a Cosenza
Come da Brindisi salire su in Brianza
Uno di Cogne andrà a Taormina in prima istanza
Uno di Trapani? Forse in Provenza
No no no no non è possibile
Non è raccomandabile
Fare ritorno al luogo originario di partenza
Ci sono regole precise in latitanza
E per resistere c’è la paranza

La paranza è una danza
Che si balla nella latitanza
Con prudenza
E eleganza
E con un lento movimento de panza

Dimmi che mi ami che mi ami
E quando ti allontani
Per prima cosa mi richiami
In ogni caso è meglio se rimani
Se rimandi a domani
Dimmi che ci tieni che ci tieni
E se non vieni
In ogni caso mi appartieni
E che ti manco più dell’aria che respiri
Più di prima
Più di ieri

Dov’è dov’è
Tutti si chiedono
Dov’è dov’è
Ma non mi trovano
Lo sai che c’è?
Che sto benissimo
Fintanto che
Sto a piede libero
E poi perchè
Ritornare da lei
Quando per lei è sempre stato meglio senza di me
Non riusciranno a prendermi
Io resto qui

La paranza es un baile
Que se baila con la latitanza
Con prudencia y elegancia
Y con un lento movimiento de panza
La paranza es un baile
Que se baila con la latitanza
Con prudencia y elegancia
Y con un lento movimiento de panza
E se io latito latito
Mica faccio un illecito
Se non sai dove abito
Se non entro nel merito
se non vado a discapito
Dei miei stessi consimili
Siamo uomini liberi
Siamo uomini liberi
Stiamo comodi comodi
Sulle stuoie di vimini
Sulle spiagge di Rimini
Sull’atollo di Bimini
Latitiamo da anni
Con i soliti inganni
Ma non latiti tanto quando capiti a pranzo

E se io latito latito
Mica faccio un illecito
Se non sai dove abito
Se non entro nel merito
se non vado a discapito
Dei miei stessi consimili
Siamo uomini liberi
Siamo uomini liberi
Stiamo comodi comodi
Sulle stuoie di vimini
Sulle spiagge di Rimini
Sull’atollo di Bimini
Latitiamo da anni
Con i soliti inganni
La paranza