“Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginaire”

Dall’11 al 15 febbraio 2009 (ore 21) il Teatro Piccinni di Bari (Corso Vittorio Emanuele) ospita il debutto de Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginare, originale messa in scena del capolavoro del drammaturgo francese, prodotta dal Teatro Kismet OperA. Lo spettacolo il 23 e 24 febbraio è in scena al Teatro Comunale di Cervia (via xx settembre, 125).

Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginare,, scritto e diretto dalla talentuosa Teresa Ludovico, si svolge in una casa del profondo sud d’Italia, dove il bianco accecante della luce e il nero cupo dei vestiti, colori tipici di questa magica terra, sono anche metafora di quella “zona di confine”, che separa la vita dalla morte.

Al centro della stanza, una costruzione a forma di piramide, fatta da semplici praticabili, (originale creazione del Premio Ubu Vincent Longuemare) divide in due le aree dei personaggi, collocando in alto Argante, incollato ad una sedia e quasi senza mobilità – “la morte, appunto – e in basso, alla base della costruzione, la cucina, che ospita, cura e accoglie – come la vita -gli altri personaggi. Dalla cucina un continuo mormorio di voci si intrecciano e si scontrano, con cadenze, inflessioni e modi di dire, che rivelano la provenienza degli stessi interpreti.

Nella riscrittura scenica della Ludovico, la maschera Pulcinella, interpretata dalla particolare fisicità di Marco Manchisi,” espressione di quell’anima popolare e beffarda che pervade tutta l’opera di Molière,” diventa a tutti gli effetti filo rosso tra i vari personaggi – ora serva ora fratello -, e utilizza la lingua napoletana come metafora, ancora una volta, della cultura e della tradizione del Sud”. Centrale nell’idea della regista, la figura della maschera partenopea, qui promossa anche a protagonista nell’inedito ruolo del servo dello stesso Molière, in un immaginario e poetico prologo.

Così lo spettacolo nelle note di regia: “Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso, insolente e fedele come sapevano essere certe donne del sud, un po’ zie un po’ comari, un po’ tuttofare che governavano casali, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e medici, tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove si fingono finzioni e il malato? Imaginaire…”

Un opera di grande modernità dunque, “La malattia come bisogno di non esistere, di addormentarsi, finché tutta la vita sia risucchiata dal quel nulla anestetico che aspira …all’eternità. – dice infatti la regista- Solo una malattia immaginaria può proteggere dalla disperazione di vivere.”

Fondamentale anche la musica, così come lo era che negli spettacoli di Molière – storica la collaborazione con Lulli, compositore italiano di corte, e storica la rottura del loro rapporto in occasione della messa in scena de Il malato immaginario – è qui degnamente sostituita dalle trascinanti e malinconiche note di Le Molière imaginaire del grande Nino Rota, opera eseguita per la prima volta in Italia.

Un Molière quindi per raccontare l’artista Molière, ma anche la vita di chi professa la fede del teatro. “Dopo che il morso del teatro ti ha inciso profondamente, – dice ancora la regista – dove ti seppelliscono non conta più. Vita e scena si mischiano, il tempo dell’arte è un tempo ibridato di perenne inquietudine, pezzi di personaggi si attaccano alla pelle e pezzi di pelle leniscono le ferite dei personaggi”.

Teresa Ludovico: regista e autrice, ha compiuto un lungo percorso artistico sotto la guida di diversi maestri, in Italia e all’estero. Si è avvicinata al teatro musicale scrivendo e interpretando, Medea, “Opera senza canto” del compositore Giovanni Tamborrino; è stata assistente alla regia di Marco Martinelli per gli spettacoli All’inferno e Uccelli, di quest’ultimo testo ha curato la regia di una nuova edizione prodotta dal Teatro Kismet OperA dove è regista stabile sin dal 1998 e per cui scrive e dirige gli spettacoli Ecuba e i suoi figli, Bella e Bestia (premio Eti Stregagatto 2001) e Gilgames, presentati in festival e teatri in Italia, Francia, Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Olanda, Giappone e Australia. Nel maggio 2004 mette in scena con un gruppo di quaranta disabili una prima fiaba di Andersen, Il compagno di viaggio, avviando un percorso di ricerca sulla produzione del favolista danese. Nell’agosto 2005 il Setagaya Public Theatre di Tokyo le commissiona drammaturgia e regia per lo spettacolo La Regina delle nevi da H. C. Andersen. Giugno 2006 prima europea all’Hellenic Festival di Atene della Regina delle nevi prodotta dal Teatro Kismet di Bari e nel dicembre, in collaborazione della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, Conservatorio N.Piccinni e Teatro Kismet, cura la regia dell’Opera lirica Il principe porcaro di Nino Rota con la direzione del maestro N. Scardicchio (poi riallestita anche per il teatro di Birmingham). Nel dicembre 2007 mette in scena a Tokio con la compagnia del Setagaya Public Theatre La principessa sirena di cui cura drammaturgia e regia. Dal 2008 collabora con il Za Koenji (nuovo teatro della Capitale giapponese, che sarà inaugurato a settembre 2009 proprio con una nuova produzione della Ludovico e dove la regista sarà docente per la Creative Theatre Accademy, in fase di organizzazione all’interno della struttura ).

Vincent Longuemare opera da anni nell’ambito del teatro come disegnatore luci. Il suo sguardo si dirige verso il teatro e la danza contemporanei e seguendo queste direzioni ha collaborato, tra gli altri, con Thierry Salmon, Raffaella Giordano, il Teatro delle Albe, il Teatro Kismet Opera, Marco Baliani, Giorgio Barberio Corsetti e, per la lirica, con Daniele Abbado, Mietta Corli e il Ravenna Festival.

Il Teatro Kismet nasce come compagnia nel 1981 attorno a un progetto formativo di Carlo Formigoni. Nel 1986 con lo spettacolo “Cenere”, il Kismet vince il Premio Eti/Stregagatto, mentre al 1989 risale l’avvio delle attività in una struttura stabile, un capannone industriale collocato alla periferia della città di Bari. Qui il Kismet diventa Opificio per le Arti e si afferma come una delle realtà teatrali più vivaci del Mezzogiorno, con una produzione per l’infanzia specifica e di successo (diversi sono i premi Eti/Stregagatto, tra cui quello per “Cappuccetto rosso” di Formigoni e per “Piccoli misteri” di Rossana Farinati).
Tra le collaborazioni, significativa e ultradecennale c’è quella con il Teatro delle Albe di Marco Martinelli, che firma per il Kismet le regie di “All’Inferno”, “Uccelli” e “Miles”. Col passare degli anni il Kismet matura inoltre una notevole vocazione internazionale che lo porta a girare soprattutto Europa e Giappone, con produzioni che ospitano artisti di diverse nazionalità.

Info teatro: 080/5212484 – www. Teatropubblicopugliese.it
biglietti: da 10 a 30 euro