Le premiazioni dell’VIII edizione del Festival Internazionale dei Circoli del Cinema, a Matera dal 12 al 17 giugno, si aprono con il Premio Don Quijote alla Carriera che la Federazione Internazionale quest’anno conferisce a Manoel de Oliveira.
Il regista incontrerà il pubblico e i delegati dei cineclub di tutto il mondo nella giornata di martedì 13 per l’inaugurazione delle proiezioni della Sezione Don Quijote e riceverà il Premio nella serata di mercoledì 14.
Considerato il più grande regista portoghese vivente, che ha lasciato un segno profondo nel cinema del XX secolo, Manoel de Oliveira cresce nell’ambiente dell’alta borghesia cattolica. Si dedica a vari sport e frequenta una scuola di recitazione, ma presto si rende conto che la sua vera vocazione è la regia. Nel 1929 comincia a girare un breve documentario, “Douro, faina fluvial”, che porterà a termine solo due anni più tardi. In seguito molti suoi progetti vengono boicottati dal governo, che gli negherà i fondi di sovvenzione. Con “Acto de primavera” e “A caça” il suo nome comincia a circolare anche in ambito internazionale. Alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991 vince il Gran premio speciale della giuria per “La divina commedia”. Nel 1999 si aggiudica il Premio della giuria al Festival di Cannes con “La lettera”.
Tra le ultime opere ricordiamo “Un film parlato” in cui il grande regista portoghese ci trascina in un viaggio attraverso il Mediterraneo per una riflessione sull’evoluzione del mondo occidentale e “Il quinto impero – Ieri come oggi” tratto dal dramma El-Rei Sebastião di José Régio. Riceve il Leone d’oro alla Carriera nel 2004 alla mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Nel suo ultimo film “Espelho Mágico” il regista torna a collaborare con la scrittrice Augustina Bessa-Luís, di cui adatta per lo schermo il romanzo “A Alma dos ricos” (L’anima dei ricchi).
MANOEL DE OLIVEIRA
Manoel Candido Pinto de Oliveira, considerato il più grande regista portoghese vivente, è nato a Oporto, Portogallo, il 12 dicembre 1908, da una famiglia della borghesia industriale.
Ha iniziato a interessarsi al cinema molto giovane, grazie al padre che lo portava a vedere le pellicole di Chaplin e Max Linder. Ha studiato al Colegio Universal, a Porto, e poi al Colegio Jesuita de La Guardia, in Galizia. Da sempre appassionato di sport, si è guadagnato una certa notorietà come sportivo, praticando ginnastica, nuoto, atletica e automobilismo.
A vent’anni Manoel de Oliveira si iscrive alla scuola per attori cinematografici fondata da Rino Lupo e partecipa come comparsa, insieme al fratello Casimiro, al film Fatima Milagrosa (1928). All’inizio degli anni trenta de Oliveira compra una macchina da presa Kinamo e, con il fotoamatore Antonio Mendes, comincia a girare documentari e il primo film Douro, Faina Fluvial, (1931), ispirato al film di Walter Ruttmann Berlino Sinfonia di una grande città (1927).
Nel 1942 Manoel de Oliveira gira il suo primo lungometraggio, Aniki-Bobo, ma i progetti successivi non riescono a trasferirsi dalla carta alla pellicola per mancanza di un appoggio finanziario, e il regista è costretto a lavorare nell’azienda agricola di famiglia, nella regione del Douro, dove si occupa della produzione di vino di Porto.
Refrattario al regime salazarista, negli anni ’40 e fino ai primi ’50 si occupa di viticultura nell’azienda del padre. Nel 1955 in Germania, all’AGFA, studia l’uso del colore.
La scomparsa di Salazar dalla scena gli consente il ritorno in Portogallo e la fioritura creativa.
Negli anni sessanta il lavoro di Manoel de Oliveira comincia a essere riconosciuto in campo internazionale con un omaggio al Festival di Locarno nel 1964, e una rassegna della sua opera alla Cinematheque di Henri Langlois, a Parigi, nel 1965.
Nel 1971 de Oliveira gira Passato e presente, grazie all’appoggio della Fondazione Gulbenkian che inizia a sostenere economicamente la cinematografia portoghese.
Dagli anni ottanta la carriera di Manoel de Oliveira e stata costellata di premi e riconoscimenti, e l’anziano regista ha mantenuto l’incredibile ritmo di lavoro di un lungometraggio l’anno.
Nel 1985 alla Mostra del Cinema di Venezia viene insignito del Leone d’oro alla carriera; allo stesso festival, nel 1991, vince il Gran premio speciale della giuria per “La divina commedia”. Nel 1999 si aggiudica il Premio della giuria al Festival di Cannes con “La lettera”.
Gli anni ’90 sono stati per lui straordinariamente fruttuosi, e de Olivera ha utilizzato il cinema in piena libertà, senza mai abbandonarne le radici letterarie. “Il teatro”, ha detto, “è un’arte, ma il cinema non è che un mezzo per fissare ciò che si recita davanti alla macchina da presa”. Un punto di vista che ha ben capito e condiviso il Wenders di Lisbon story.
Tra le opere di questi ultimi anni ricordiamo “Un film parlato”, in cui il regista portoghese ci trascina in un viaggio attraverso il Mediterraneo per una riflessione sull’evoluzione del mondo occidentale, “Il quinto impero – Ieri come oggi” tratto dal dramma El-Rei Sebastião di José Régio con il quale ha ricevuto il Leone alla Carriera alla 61ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Nel suo ultimo film “Espelho Mágico” il regista torna a collaborare con la scrittrice Augustina Bessa-Luís, di cui adatta per lo schermo il romanzo A Alma dos ricos (L’anima dei ricchi, 2002).
FILMOGRAFIA
Questa la sua filmografia, fino al 1998, tratta dai Cahiers du Cinéma:
1931: Douro, faina fluvial (Douro, ansa fluviale), documentario che ottiene un discreto successo
1932: Ulha Branca, e Estatuas de Lisboa, documentari
1938: Ja se fabricam automoveis em Portugal e Miramar, praia das rosas, documentari
1939: Famalicão, documentario
1942: Aniki-Bobo, da Meninos milionarios di Rodrigues de Freitas, che non ottiene alcun successo, ma ora è un classico spesso ripreso dalla televisione portoghese
1956: O pintor e a cidade (Il pittore e la città), a partire dalle opere del pittore Antonio Cruz, dopo l’ incontro con Jean Renoir
1958: O coração, documentario incompiuto
1959: O pão (Il pane), documentario, e As pinturas do meu irmão Julio (Ai quadri di mio fratello Giulio), poema e commento di José Régio
1963: Acto da primavera (Atto di primavera), dalla rappresentazione sacra del Mistero della passione di Francisco Vaz de Guimarães (XVI secolo), e A caça (La caccia)
1964: Vila verdinho, documentario
Morto Salazar torna definitivamente al suo paese d’origine e gira i suoi migliori film
1971: O pasado e o presente (Le Passé et le présent), dal testo teatrale di Vincente Sanches, in cui fa un confronto tra la dittatura Salazar e il nuovo governo istaurato con la morte del tiranno
1975: Benilde ou a Virgem-mãe (Benilde o la Vergine madre), dal lavoro di José Régio, dove torna sui temi religiosi
1978: Amor de perdicão (Amor di perdizione), storia di due giovani ostacolati dalle rispettive famiglie, film fiume di quattro ore e mezzo, dal romanzo di Camilo Castelo Branco
1981: Francisca, dal romanzo “Fanny Owen” di Agustina Bessa-Luis
1982: A visita, ou Memorias e confissões (La visita, o Memorie e
confessioni – in it. Conversazione privata), dialoghi di Augustina Bessa-Luis, film autobiografico che l’autore non vuole pubblicare prima della morte, e Lisboa cultural, documentario
1983: Nice… A propos de Jean Vigo, documentario
1984: Reflexão de Manuel Casimiro – A proposito da bandeira nacional, sulle opere di Manuel Casimiro
1985: Le soulier de satin, da Claudel, film di quasi sette ore che ottiene vari premi
1986: Mon cas, da O meu Caso di Jose Regio, e Beckett et Le Livre de Job
1987: De profundis, da un racconto di Agustina Bessa-Luis, e da poemi di José Régio, Antonio Nobre e Fernando Pessoa
1988: Os Canibais (I cannibali), da Alvaro de Carvalhal, che ottiene vari premi
1990: Non ou a vã gloria de mandar
1991: A divina comédia (La divina commedia), con estratti della Bibbia, di Dostoevskij, José Régio e Nietzsche: a 83 anni, è il suo capolavoro
1992: O dia do desespeo, su testi di Camilo Castelo Branco
1993: Vale Abraão, da Agustina Bessa-Luis
1994: A Caixa, dal lavoro di Prista Monteiro
1995: O Convento (in it. Mistero al convento), con Catherine Deneuve, da un’idea originale di Agustina Bessa-Luis, e l’apparizione da attore in Lisbon story di Wenders
1996: Party, dialoghi di Agustina Bessa-Luis, di cui fa solo la regia, e Viagem ao inicio do mundo (Viaggio all’inizio del mondo), ultima apparizione cineamatografica di Marcello Mastroianni, in cui compare anche come attore
1998: Inquiétude
1999: “La lettera”, di cui fa solo la regia; da qui in poi comincia a scrivere anche le sceneggiature
2000: “Parole e Utopia”
2001: “Il principio dell’incertezza”, in cui fa anche il montaggio, Porto da Minha Infância, di cui fa solo la regia, e “Ritorno a casa”
2003: “Un film parlato”, con Stefania Sandrelli
2004: “Il quinto impero – ieri come oggi”
2005: Espello magico




















