La voce dei mitici Smiths torna ad esibirsi dal vivo nel nostro Paese per promuovere il nuovo album “Ringleader of the tormentors”.
Poche altre band sono state così venerate, osannate, idolatrate sia in patria (Inghilterra, ovviamente) che all’estero, sia dalla critica rompiscatole (a volte) che dal pubblico. Non a torto gli Smiths sono considerati, insieme a pochissimi altri, la band inglese più influente e valida della storia dopo i Beatles. Tutto questo per dire che per Morrissey liberarsi dal pesantissimo ruolo di ex-frontman degli Smiths sarebbe stato difficile, anzi impossibile, se lui non fosse LUI. L’artista ha sfornato diversi album da solista, ma è solo con il recente e bellissimo “You Are The Quarry” (2004) che ha raggiunto un successo mondiale, ritrovando una vena creativa e una forza d’impatto che molti davano per dispersa. E invece…. Non contento di avere raggiunto già questo ambito traguardo, Morrissey torna alla ribalta dopo poco con l’ultimissimo album “Ringleader Of The Tormentors”.
La tappa romana del tour 2006 di Morrissey non può non avere un significato tutto suo. La sua nuova patria sembra essere l’Italia dove ha scelto di vivere e registrare il nuovo album che ha dominato le classifiche inglesi e d’Europa. Morrissey fece notizia quando scelse uno studio di registrazione romano come luogo in cui dar forma al suo album. Numerosi furono gli avvistamenti in città nelle settimane di lavoro-soggiorno soprattutto vicino Piazza del Popolo. Per questo, il cantante inglese sembra calcare il palco del teatro di Ostia Antica con un passo familiare, quasi amicale. L’idea di esibirsi circondato da colonne antiche e resti archeologici non lo mette a disagio. Le atmosfere eterne del luogo e della città sembra siano state assorbite con estrema facilità.
L’epifania di Moz (così lo chiamano gli amici intimi) è accompagnata da un lungo applauso. Forse anche per via delle maglie azzurre indossate dalla band in segno di omaggio nei confronti della Nazionale. Uno dei primi saluti fatti al pubblico romano è “Mamma Roma”, il film di Pasolini preferito da Morrissey. “Un capolavoro. Ancora così attuale. Non credo che abbia raggiunto più quei livelli. Era un talento sfaccettato. Il film, i romanzi, i saggi. E nelle interviste era meraviglioso, non era mai impreparato, nervoso. Una figura eroica”. Non solo Pasolini. Durante la promozione del nuovo album negli spettacoli in TV e dal vivo nei concerti (anche qui a ROma), Morrissey ha spesso modificato il verso “Accattone you’ll be” della canzone “You have killed me” con “Fellini I’ll be”…un doppio tributo che sottintende una forte sensibilità verso il nostro patrimonio culturale.
L’esibizione si concentra nell’arco di un’ora e mezza (i fan si aspettavano qualcosa di più) ed è segnata da piccoli riti: il cambio della camicia puntualmente legata alla vita da un nodo, le pose da poeta esistenzialista tormentato e un po’ bohémien e l’irruzione improvvisa e frenetica sul palco di qualche scatenato/a che è riuscito/a nell’intento di sfiorare o abbracciare (anche se per pochi secondi) il proprio idolo. Non mancano gli occhi bassi e le nenie sconsolate: è una questione di strategia? Perpetuazione “ad libitum” della propria immagine? Forse si ma a noi non interessa. Impossibile chiedere al nostro qualcosa di più o di diverso.





