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Concorso "Sul lago Tahoe" di Fernando EimbckeL’assimilazione del luttodi Nicola Cupperi Juan, 16 anni, si schianta con la macchina contro un palo del telegrafo appena fuori città. Sconsolato, raggiunge la cittadina alla ricerca di un’officina. L’unica che riesce a trovare è quella di Don Heber, un vecchietto che vive con la cagna Sica.
Il vecchio, troppo stanco per arrivare fino alla macchina a piedi, spiega a Juan quale pezzo di ricambio serva all’automobile e come cambiarlo. Il ragazzo va quindi alla ricerca di un negozio di ricambi. Qui incontra la giovane Lucia, una ragazza madre che vivacchia facendo la commessa e che fuma come una ciminiera. Il tecnico del negozio è David, un coetano di Juan appassionato di motori e arti marziali e senza troppi amici, che vive con una madre estremamente religiosa. Tutti questi strampalati personaggi, entrati per puro caso nella vita di Juan, lo aiuteranno a catartizzare un pesante lutto appena subito che deve portare interamente sulle proprie spalle. Il quarantenne messicano Ferdinando Eimbcke, già di casa al Festival di Berlino per aver partecipato al concorso dei corti negli anni passati, stupisce la platea berlinese col suo lungometraggio d’esordio. Nessuno sembrava aspettarsi un risultato così maturo e così completo da un esordiente completamente, o quasi, sconosciuto. E invece Eimbcke tira fuori dal cilindro un film incredibile, pur con qualche difetto e con una piccola produzione alle spalle; inoltre, merito di una splendida e sorprendente sceneggiatura, scritta col supporto del laboratorio di sceneggiatura del Sundance, l’autore messicano crea un racconto per immagini che offre molti spunti e che tratta in maniera originale e stimolante di un argomento così difficile, e così abusato nella storia del cinema, come il rapporto con la morte, con un lutto improvviso. La sceneggiatura è scritta quasi a scompartimenti stagni, in una struttura tripartita: una prima parte di introduzione e di stallo, dove effettivamente lo spettatore è tenuto completamente all’oscuro dei fatti; una seconda parte di svelamento e di rifiuto; una terza e ultima parte di accettazione e profonda catarsi. D’altronde, ed è questo un grande pregio della pellicola, la messa in scena segue con grande competenza e con grande coerenza la strutturazione della sceneggiatura. Nella prima parte la macchina da presa è fissa, immobile, immota: segue Juan, ma quasi non sembra curarsene. Nella seconda parte assistiamo ai primi movimenti di macchina: la messa in scena si fa più irrequieta, più tesa, seguendo la percezione delle emozioni del ragazzo. Nella terza e conclusiva parte la macchina ritorna placida e ferma, ma nel frattempo si è avvicinata ai protagonisti, quasi a volere empatizzare e quindi condividere il dolore per il loro lutto e per le loro sofferenze. Regia di Fernando Eimbcke con Diego Cataño, Héctor Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara, Yemil Sefami. Genere: Drammatico Produzione Messico, 2007. Durata 85 minuti circa.
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