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"Sunny Side Up" di Paolo NutiniDalla Scozia con amoredi Marco Zanella Nell’anno appena concluso sono stati numerosi i dischi che hanno meritato il successo guadagnato – non chiedete nomi e classifiche, ce ne sono già troppe – e sono stati ascoltati e diffusi giorno e notte, estate e inverno. E ci sono altrettanti dischi che invece sono passati in silenzio, che hanno vissuto nell’ombra, anche se avrebbero meritato maggiori passaggi e maggiore diffusioni.
In questo secondo gruppo, di album di valore poco pubblicizzati, rientra Sunny side up (Atlantic records) dell’italo scozzese Paolo Nutini. Ventidue anni per questo ragazzo di belle speranze e di bell’aspetto dalla voce suadente, giunto al suo secondo lavoro dopo lo scoppiettante successo del suo album d’esordio These streets, nell’anno 2006. Un album fatto di ballate romantiche e pezzi pop radiofonici che ha venduto qualcosa come tre milioni di copie e che ha etichettato il nostro mezzo connazionale come il nuovo fenomeno musicale mondiale. Lanciato dal fish and chips di famiglia a una carriera da rock star che in soli due anni gli ha regalato moltissime soddisfazioni. Singoli venduti come il pane, triplo disco di platino, partecipazioni ai migliori festival in terra anglosassone (T in the park, Glastonbury), la possibilità di suonare What a wonderfull world a Wembley durante il Life Earth, e di aprire i concerti dei Rolling Stone e Led Zeppelin – mica dei novellini qualunque - oltre alla possibilità di portare la sua musica in tutto il mondo. Successi e riconoscimenti che avrebbero potuto trasformarlo in una stella tutta eccessi e frivolezze. E invece, il nostro Paolo si mette a scrivere dodici nuovi brani di suo pugno per Sunny side up, un disco uscito a metà anno in Uk, più tardi in Italia. La poca pubblicità che ha ricevuto sembrerebbe dovuta ad un gesto di ripicca dei discografici, che non hanno avuto la possibilità di allungare le mani in questo lavoro, per adattarlo meglio ai gusti commerciali. E invece. Il disco è uscito senza contaminazioni “esterne” dettato solo dall’estro e dalla creatività di Nutini. E questa è stata la sua salvezza, la sua fortuna. Perché è un disco di una naturalezza e di una libertà uniche. Si respira la libertà e la voglia di sperimentare con le note, il desiderio di giocare con ritmi e atmosfere differenti. Adattando quella perla rara della sua voce alle tanto amate ballate e suoni d’altri tempi e altri luoghi, dove si mischiano punte di soul, country americano, folk, reggae. Dove fino a un momento prima ci sono semplici duetti a chitarra e voce, nel brano successivo si esaltano tripudi di ottoni e armoniche. Un disco che parte subito forte con 10/10 un pezzo caraibico, che ricorda Marley, senza essere troppo blasfemi. Come se la Giamaica si fosse trasferita nelle Highlands scozzesi e il rum mischiato con il whiskey, saltano subito all’udito le influenze con il re del reggae. Un buon ritmo, un buon arrangiamento, che aiutano a dare una bella spinta all’intera scaletta. Il soul e le tastiere, con atmosfere da Motown si fanno strada in Coming up easy. Mentre tutto il romanticismo che ha nelle vene esplode in Candy, dove accompagna la sua voce solo alla chitarra acustica, creando un’unione dal forte carattere emozionale. Che sicuramente molto sarà piaciuta alla sua amata Terry, la dolce metà dai tempi delle medie e musa ispiratrice di molte delle sue creazioni. Questa canzone è anche il primo singolo scelto probabilmente, perché più simile ai brani di These Streets. Quasi a creare un ponte tra i due lavori, dove da un lato c’è la “sponda” sentimentale con Candy e dall’altro il secondo singolo, Pencil full of lead, per chi scrive, una delle canzoni più riuscite di quest’album. Due minuti e trenta secondi di energia, dove si torna ad alzare ritmo e temperatura, intenso e deciso. Un brano che segna anche la metà esatta della scaletta, che continua accompagnando dolcemente verso la fine con brani che nascondono ciascuno una piccola sorpresa. Quelli che riscoprono una vena più nordica e folk come Chamber music o Worried man, country per Simple thing, lenti dai morbidi arpeggi in Keep Rolling. E alla fine, quello che sorprende di più, è che tutto è stato composto da un ragazzino di ventidue anni. Senza vizi facili, senza scandali, senza apparizioni sensazionali su giornali di gossip un giorno si e un giorno anche. Che preferisce i piccoli club agli stadi enormi. Che in ogni disco dimostra di fare dei passi in avanti e sperando che proprio sul più bello non smarrisca la retta via verso l’olimpo della musica. Visto che, se ce una cosa di cui abbiamo sempre bisogno, in questo nuovo anno, e decennio, è di buona musica, ma soprattutto di grandi musicisti. Tracklist: 1. 10/10 2. Coming Up Easy 3. Growing Up Beside You 4. Candy 5. Tricks of the Trade 6. Pencil Full of Lead 7. No Other Way 8. High Hopes 9. Chamber Music 10. Simple Things 11. Worried Man 12. Keep Rolling
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