venerdì, Settembre 4, 2026
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ELLIOTT ERWITT: PERSONAL BEST

In mostra ai “Tre oci” a Venezia

Il Palazzo dei Tre Oci alla Giudecca, gioiello abitativo neogotico, ospita dal 29 marzo la mostra “Personal Best” di Elliott Erwin, aggiungendo quindi ai suoi tre “oci” quello immaginifico dell’obiettivo del grande fotografo americano.

Le 140 fotografie che coprono il percorso espositivo, illustrato nelle ampie stanze dei tre piani, rappresentano il nucleo di opere recentemente esposte al Reina Sofia di Madrid e al Mep di Parigi.
I soggetti sono i più svariati: dal sorriso malinconico di una bellissima Marilyn, allo stile altezzoso di Jacqueline Kennedy, adombrato qui dal lutto recente, dalle comuni massaie infagottate nelle loro vesti, ai numerosi cani, animale prediletto di Elliott.
E’ un peccato che ogni immagine non possa essere commentata dall’autore, con una interpretazione autentica inserendola nel contesto che l’ha ispirata. Il fotografo, infatti è persona gioviale, ironica, e piena di humor come tante sue opere.

Entrato fin dal 1953 a fare parte della più famosa agenzia fotografica, la Magnum, Erwitt si trova ad essere a contatto con Robert Capa e Henry Cartier Bresson, il primo portato a privilegiare “L’istant dècisif”, mentre Bresson intende cogliere “L’istant emotif”. Guardando il succedersi degli scatti di Elliott, si può apprezzare la sua capacità di fondere questi due obiettivi afferrando il momento culminante di una azione, di una scena, riuscendo ad un tempo a sottolinearne la complessità delle sensazioni emotive che esse suggeriscono. L’artista americano vive la fotografia come divertimento, passione, un’arte. Fa della sua professione un artigianato di eccellenza ridando dignità e romanticismo ad uno strumento tecnologico sempre orientato a superarsi volgendo al digitale e alla sofisticazione, mirando a mandare in soffitta la pellicola sensibile per affidare ogni processo creativo all’elaboratore elettronico. Si torna cioè a riproporre una questione che si riteneva ormai ampiamente superata e cioè quella che si pose quando la fotografia cominciò ad affacciarsi alla scena artistica presentandosi in mostre e aste accanto alle altre forme tradizionali di arte.

Come già successo con i video, competitori spesso vincenti nelle Biennali d’arte, certamente anche la fotografia digitale e le sue varie rielaborazioni possono aspirare a entrare nell’empireo delle arti maggiori. Ma di fronte a questi scatti di Elliott dove l’immediatezza e spesso la testimonianza storica dell’immagine suscitano emozioni ricordi, rimpianti , sorriso e coinvolgimento emotivo, si scopre quello che in ogni caso mancherà ai risultati della tecnologia più avanzata ed è il bene inestimabile della poesia.

Il progetto di allestimento della mostra è stato affidato alla elegante immaginazione degli architetti Alessandro Pedron, Maria Pia La Tergola, Luca Vergombello.