Grande successo per la fiction “PAOLO BORSELLINO – I 57 GIORNI”

Omaggio a un eroe

A 20 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio che sconvolsero l’Italia, Rai1 presenta martedì 22 maggio in prima serata, un film di Alberto Negrin con Luca Zingaretti nel ruolo di Paolo Borsellino. Gli ultimi giorni del magistrato della Procura di Palermo dall’attentato a Giovanni Falcone a quello di cui fu lui stesso vittima. Un commovente racconto di come Borsellino ha affrontato, nei rapporti con la moglie e con i figli, un viaggio verso la morte per un assoluto senso di responsabilità rispetto al suo compito.

La fiction

23 maggio 1992, la strage di Capaci.

19 luglio 1992, l’attentato di via d’Amelio.

Due date che hanno segnato con il sangue la nostra storia recente: la morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e, nemmeno due mesi dopo, quella di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

A vent’anni da quei drammatici e luttuosi eventi, Rai dedica un film, diretto da Alberto Negrin e scritto da Francesco Scardamaglia, al ricordo dei due magistrati antimafia, divenuti simbolo di quell’Italia onesta che finalmente alza la testa contro lo strapotere di Cosa Nostra. Due uomini uniti da una profonda amicizia e da un comune senso dello Stato, accomunati dalla lotta alle cosche, alla criminalità organizzata, e da un unico, tragico destino.

Paolo Borsellino, i 57 giorni, è il film che Rai1 trasmette in prima serata martedì 22 maggio, alla vigilia del ventennale. Uno straordinario Luca Zingaretti dà volto e corpo al giudice palermitano in quei 57 giorni che lo separano dall’uccisione di Falcone, giorni in cui intuisce la sua fine e fa i conti con la propria vita. 57 giorni in cui Borsellino è impegnato in un lavoro massacrante, quasi una corsa contro il tempo, ma in cui cerca ugualmente di vivere fino in fondo tutti gli affetti familiari, dalla moglie Agnese ai tre figli, Fiammetta, Lucia e Manfredi.

Poi, nel pomeriggio di una domenica di luglio, l’esplosione di via d’Amelio.

Per interpretare Borsellino, Zingaretti si è sottoposto a lunghe e impegnative sedute di trucco in modo da assumere le sembianze di un uomo deluso e affranto per i tanti tradimenti, per la morte dell’amico e di molti suoi colleghi. Nel cast, Lorenza Indovina (Agnese Borsellino), Enrico Ianniello (Antonio Ingroia), Davide Giordano (Manfredi Borsellino), Rori Quattrocchi (la madre di Borsellino) e Andrea Tidona (Giammanco). Le musiche di Ennio Morricone sottolineano le immagini drammatiche ma anche più intime e autentiche del film, coprodotto da Rai Fiction e Compagnia Leone Cinematografica.

Nella sceneggiatura, scritta da un grande autore qual è stato Francesco Scardamaglia, non c’è soluzione di continuità tra il Borsellino “privato” e quello “pubblico”: l’uomo rimane sempre fedele a se stesso e alla sua visione della vita. <>.

Per la preparazione del film, oltre a visionare le interviste date da Borsellino, i suoi interventi in pubblico e le registrazioni su via d’Amelio, i produttori e il regista hanno incontrato ripetutamente il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso e il Giudice Antonio Ingroia, ma anche la famiglia, così da chiarire innumerevoli dettagli, capire alcuni passaggi oscuri e correggere alcune idee che purtroppo nascevano da opinioni correnti.

Molti dei luoghi in cui è stato ambientato il film sono gli stessi in cui aveva agito Borsellino: il Palazzo di Giustizia di Palermo (è la prima volta che viene fatta entrare una troupe cinematografica), via Cilea (dove abitava il giudice e tuttora abita la famiglia), la barberia (quella dove si trovava Borsellino nel momento dell’esplosione sull’autostrada Punta Raisi-Palermo) e la chiesa nella quale, spessissimo, si recava.

“A questo punto – dice il regista Alberto Negrin (che aveva già diretto Zingaretti in Perlasca) – l’unico giudice di cui temo la sentenza è la famiglia di Paolo Borsellino, una famiglia che ci ha aiutati in ogni modo e che spero possa essere ricompensata da questo nostro omaggio alla memoria di un marito e di un padre assolutamente esemplari, perché fino al suo ultimo istante ha dimostrato di essere anche un giudice e un funzionario dello Stato pronto a perdere anche la vita pur di compiere il proprio dovere”.