venerdì, Settembre 4, 2026
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“IO SONO TONY SCOTT, OVVERO COME L’ITALIA FECE FUORI IL PIÙ GRANDE CLARINETTISTA DEL JAZZ” DI FRANCO MARESCO

Un genio sconosciuto

Quelle storie a cui non credi. Quelle storie che non immagini. Maresco nel suo documentario racconta di un uomo unico e geniale. Un personaggio strano che ha cambiato il mondo della musica. Un mito dimenticato da uno stato che non capisce e non apprezza.

Non è la storia dell’omonimo regista statunitense, ma quella di un musicista che dopo aver diffuso la propria arte negli USA torna nel paese della propria famiglia: l’Italia. Anthony Joseph Sciacca nasce nel 1921 a Morristown, nel New Jersey, da genitori originari di Salemi, vicino Trapani. Studia musica a New York e cresce in America. Si fa chiamare Tony Scott perchè Ben Webster, suo modello «non tanto per il sound, ma per come pensa la musica», non riesce a pronunciare il suo vero cognome. La vita del musicista negli States non è facile, eppure Tony continua a suonare: viene scelto da Duke Ellington per la sua orchestra, lavora con Billie Holiday e tutti i grandi dell’«Epoca d’oro del Jazz».

Negli anni ’50 vaga per l’Europa, poi va in Oriente e nel 1964 incide Music for Zen Meditation, album che anticipa il sound della futura New Age Music. Ma quella di Tony è anche una vita estrema, travagliata da paranoie e problemi di relazione. Accesa dall’amore per la musica e segnata da comportamenti ridicoli e da tre matrimoni falliti. Tony torna poi in Italia, in un paese che ride di lui e non lo accetta. Nazione dell’apparenza che non bada ai giovani e non bada ai geni.

Maresco dopo Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio torna al genere documentario e gira un film che racconta con sincerità e dovizia di particolari la vita di un uomo e di un genere musicale. L’opera evidenzia le esperienze fondamentali che hanno reso grande il clarinettista e descrive un’Italia incapace di valorizzare il talento. Il lungometraggio inizia mostrandoci Tony invitato ad una trasmissione (20 dicembre 2005) condotta da Paolo Bonolis. Il musicista viene «intervistato» dallo showman che scherza sul suo aspetto insolito e lo sbeffeggia come fosse una vecchia «meteora». Dopo aver imbarazzato lo spettatore Maresco racconta la giovinezza del clarinettista e ricostruisce quel mood degli anni ’30, ’40 e ’50 alternando filmati di repertorio a interviste a Tony. Ci riporta indietro nel tempo e inserisce una colonna sonora ricca di brani jazz dell’epoca.

I locali di New York sulla 52ª, ma anche i ristoranti di provincia e le feste di paese dove Tony si riduce a suonare una volta tornato in Italia. Nessuno lo considera, ma lui rimane ugualmente. Tony muore nel 2007 e i quotidiani gli dedicano pochi trafiletti. Il cinema di Maresco espone la verità: rielabora il passato e critica il presente.