LA MUSICA SCOMPONIBILE DEI MARIPOSA

Mariposa, Verona 26 maggio 2004

Potrebbero sembrare artisti di strada, ma non sono solo questo. Mimi, macchiette, autori di canzoni, musicisti e rumoristi, l’arte dei Mariposa offre molteplici sfaccettature a seconda dell’angolatura da cui la si guarda, come in un labirinto a scale di Escher, dove si vede l’inizio ma non si sa dove si va a finire. E il risultato è surreale, divertente e assolutamente spiazzante.

I Mariposa presentano l’ultimo disco in studio, Quanti sedani lasciati ai cani (Officine della Cultura/Materiali Sonori), operina radiofonica per voci recitanti, strumenti giocattolo, ensemble da camera e voce sola, e da subito capiamo che lo spettacolo non sarà convenzionale. Gianluca Giusti introduce la narrazione delle vicende della principessa Poco, mentre un sottofondo sonoro si diffonde nell’aria, proveniente dai camerini adiacenti. Da qui i musicisti escono in scena, portando una strumentazione assai bizzarra: sulla grancassa una serie di oggetti percussivi non facilmente identificabili, un violino malmesso, tastiere giocattolo e una diamonica. Gli unici strumenti ‘regolari’ sono la chitarra elettrica di Rocco Marchi e i fiati (flauto, clarinetto) di Enrico Gabrielli.
A questo punto comincia lo show, in cui la narrazione viene intervallata da sipari strumentali notevoli: musiche balcaniche e folklore italico sono i generi prediletti, seppur suonati con strumenti e modalità strampalati: anche la parete di carton-gesso della Fnac diventa quindi un ottimo elemento percussivo (con non poca preoccupazione dei responsabili del negozio!).
L’apoteosi si raggiunge nel momento critico della narrazione, quando la principessa mangia l’agnello e si trasforma in stazione ferroviaria: il frastuono ritmico delle rotaie si materializza sulla scena, dove tutti i Mariposa percuotono oggetti di legno e di plastica, padelle e tamburi. Poi si ricompongono in formazione corale canonica, per cantare un madrigale polifonico di redenzione. Imprevedibili e surreali, i ragazzi dimostrano una grande capacità di adattamento a qualsiasi genere musicale, anche se il coro non è risultato proprio perfetto e c’è stato un momento di difficoltà con l’accordatura degli strumenti. Realtà e finzione sono difficilmente distinguibili in un contesto così fuori dagli schemi, e di fatto è difficile capire quando l’errore è o non è voluto (e forse non è neppure importante saperlo). La componente surreale nasconde però messaggi sociali di attualità, come il significato recondito dell’operina (una denuncia al consumismo e all’avidità?), o il fatto che i musicisti indossino tute da metalmeccanico, con tanto di logo dell’Alfa Romeo sulla pettorina.
Siamo arrivati al finale a sorpresa: la banda si dispone in fila indiana, dirigendosi con passo spedito verso l’uscita del negozio; imboccano allegramente la via principale del centro e suonano con foga e gran fracasso, tra gli sguardi allibiti dei numerosi passanti. Secondo voi torneranno?

Discografia:
Portobello Illusioni (Autoprodotto/Materiali Sonori, 2000)
Domino Dorelli (Santeria/Audioglobe, 2002)
Suzuki Bazuki Ep (Trovarobato, 2004) – scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale della band.
Quanti sedani lasciati ai cani (Officine della Cultura/Materiali Sonori, 2004)
Sito ufficiale:
www.naufragati.com
www.trovarobato.com