Prendendo spunto dal collasso economico, alimentato dalla corruzione, che a tutt’oggi affligge il Libano, Rami Kodeih porta alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Spotlight, il suo Furies, una vera rivelazione che parla un linguaggio ibrido tra indagine sociale e heist movie. La storia è quella di Dalia e Maro, due sorelle che vivono e si barcamenano nel pieno della crisi economica libanese, con le banche che hanno impedito l’accesso ai risparmi ai propri correntisti.
Dalia necessita di un intervento chirurgico urgente e, dopo una serie di tentativi canonici falliti, Maro escogita un colpo in banca volto a riprendersi ciò che è loro, costi quel che costi. Per portare avanti il loro piano, le due sorelle decidono – senza mai cedere di un passo la propria posizione di leadership – di avvalersi della collaborazione di un ex miliziano e un camionista tormentato dai debiti. La notte del colpo una concatenazione di eventi imprevisti porta a conseguenze inaspettate.
Lo spunto dal quale Rami Kodeih ha deciso di realizzare il suo Furies è nato quasi “per caso”, come frutto di una frustrazione crescente per l’insostenibile situazione economica in Libano e dalla reale necessità della moglie, e co-sceneggiatrice del film, Nora Mariana di sottoporsi a un intervento chirurgico. Un’esperienza profondamente personale in una situazione di conflitto e instabilità che ha portato alla nascita di un film che, con l’andamento dell’heist movie e una vocazione da cinema civile, è una corsa a perdifiato sostenuta da un ritmo in costante crescita e un approfondimento dei personaggi davvero di grande spessore.
La storia procede con uno sviluppo in perfetto equilibrio tra l’organizzazione e la messa in atto del piano e l’indagine dei personaggi, in particolare di quelli di Dalia e Maro. Due donne forti, per usare un’etichetta abusata, che non hanno paura di trasformare una situazione di bisogno e difficoltà in un’opportunità per provare a cambiare il proprio destino e ristabilire una giustizia che sembra ormai irrimediabilmente perduta.

La sceneggiatura è forte, la vera punta di diamante di Furies, con dialoghi punteggiati da un’ironia brillante che trovano corpo e voce nelle splendide interpretazioni delle due attrici protagoniste, la cui alchimia sullo schermo è letteralmente perfetta. Ciascun personaggio trova il suo spazio, il suo arco narrativo compiuto, con motivazioni e spinte che la regia di Kodeih accompagna senza giudicare, con un ottimo lavoro anche a livello di movimenti di macchina, stile visivo e montaggio.
Furies è una corsa di 133 minuti che non ha paura di accelerare quando necessario né di lasciar spazio a momenti più introspettivi e di analisi che arricchiscono l’azione di un importante portato critico e sociale, mai somministrato come una lezione da interiorizzare ma sempre perseguito con la forza e l’urgenza tipiche di chi vive determinate situazioni dall’interno. Furies è un’opera che riesce nel non facile intento di coniugare intrattenimento e riflessione, ritmo e pensiero. Un film che cattura e conquista e che lascia una traccia profonda in chi guarda, tanto come testimonianza quanto come esperienza cinematografica pura e semplice.











