“IL FRANCO CACCIATORE” DI C.M. VON WEBER

Un Cacciatore sperimentale. Al Malibran l’opera che apre le porte al Romanticismo tedesco

Dare una visione obiettiva di questo allestimento del “Franco Cacciatore” (Der Freischütz) di Weber in cartellone al teatro Malibran di Venezia non risulta molto facile.

Il “Franco Cacciatore” è un’opera prettamente tedesca e prettamente romantica, non a caso si avvicina molto alla forma del Singspiel, su soggetto di un racconto popolare tedesco, con influssi da modelli francesi di Opéra comique. Detto ciò, il fatto di essere prettamente tedesca, siamo attorno agli anni 20 dell’800, comporta una adesione a quel Sublime che si ritroverà in tutte le Arti.

La Natura, e, in questo caso, il bosco misterioso, con spiriti demoniaci e presenze soprannaturali, che in quest’opera non è solo lo sfondo dove si svolge la vicenda ma un vero e proprio personaggio in scena, deve essere assolutamente presente. In questo allestimento proveniente dalla Komische Oper di Berlino con la regia di Christof Nel non si fa minimamente accenno a questa Natura maligna contrapposta a quella classica più idilliaca che incombe. Si sperimenta, e, una volta consci della perdita del bosco ci si rende conto che questa sperimentazione funziona.

Sul palco una pedana mobile che mostra una casa girevole, bianca, fredda, assente che fa da sfondo a tutta l’opera, anche le luci sono bianche, quasi glaciali. Il demoniaco, il senso del tragico, le ansie e le inquietudini degli uomini di oggi traspaiono, eccome. Impressionante la scena della gola del lupo con questa casa antro che continua a girare in un vortice sempre più in tensione.

I costumi non possono che essere moderni, tanto che il coro, fatto sedere nei palchi nella prima parte del primo atto, passava per un normale pubblico pronto ad assistere allo spettacolo.

Cast molto buono: eccellente la Agathe di Petra Maria Schnitzer, così come ben figura Annchen, la fedele amica, di Gabriella Costa. Saldo nella voce e nella recitazione il Cacciatore Max di Peter Steiffert, così come bravo più scenicamente che vocalmente il malvagio Kaspar di Hartmut Welker.
Friedrich Haider ci offre una partitura limpida, anche se l’ouverture, che inizia al dramma e ai suoi leitmotiv, sembrava un po’ ovattata. Buono il coro.

Qualche dissenso registico, e applausi non del tutto convinti.

DER FREISCHUTZ (Il franco cacciatore) – romantische oper in tre atti; Libretto di Friedrich Kind; Musica di Carl Maria von Weber