mercoledì, Settembre 2, 2026
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“Moolaadé” di Sembène Ousmane

L'ottantenne regista africano apre il Festival di Milano

Panoramica sul cinema africano
“Un giorno crescerai ed andrai in Francia…dove stampano i soldi!”

Sembène Ousmane ha ottantadue anni ed è il regista africano più noto nel circolo – sempre più numeroso – di estimatori del cinema nero. Ha esordito nel millenovecentosessantadue con il cortometraggio Borom Sarret ed è considerato il padre fondatore del cinema africano. Da lì in poi ha dato vita ad una delle filmografie più prolifiche dell’Africa nera, cui sono seguiti diversi film di successo.
Quest’anno il film di Ousmane – Moolaade – ha aperto la quindicesima edizione del Festival del Cinema Africano, che da questa edizione annovera fra le proprie fila anche produzioni provenienti dal continente asiatico e dall’America Latina.

Collé Gallo Ardo Sy è l’unica donna del villaggio a non aver permesso l’escissione della figlia (l’escissione è una mutilazione del sesso femminile, un rituale tradizionale che si pratica ancora oggi in diverse etnie africane). Mal vista da tutto il villaggio, la donna offre rifugio a sette bambine che chiedono la sua protezione – il mooladé – per non essere escisse. Collé tende all’ingresso della propria casa una corda colorata, simbolo della propria resistenza, territorio che nessuno potrà oltrepassare, pena una maledizione che lo spirito del mooladé farà ricadere su chi non rispetterà l’accordo. Il villaggio è in agitazione: le anziane, le madri delle bambine, il marito, il capo villaggio, tutti sono contro Collé e cercheranno di farla desistere nei suoi principi. Solo la perseveranza della donna permetterà finalmente di eliminare la “purificazione” dal novero delle tradizioni del villaggio.

Poi ci sono le radio, un piccolo televisore, uniche fonti di notizie dall’esterno. Il capo villaggio cerca con tutti i mezzi a disposizione di oscurarne il malevolo messaggio, improvvisando un falò nella piazza del villaggio.

Interessante osservazione è il rapporto che il cinema africano intrattiene con i media. Distanti dalle tematiche hollywoodiane e dall’apocalisse cui è votato il mondo occidentale, qui i media rappresentano ancora un modo – in fondo l’unico possibile – di un’emancipazione sociale e culturale.

Tra le decine di coloratissimi personaggi c’è poi Mercenario, un ex militare dell’Onu cacciato via per aver denunciato uno scandalo all’interno del proprio reggimento. Mercenario è un’anima pura, semplice. E’ l’anima del commercio nel villaggio: rifornisce pane, pile usate, ed ogni genere di cianfrusaglia che vende a peso d’oro agli abitanti. Memorabile il passo in cui, davanti ad un ricco possidente appena tornato dalla Francia, risponde alle lamentele ammettendo di non conoscere il libero mercato, né tanto meno la globalizzazione. Prendere o lasciare, dunque.

E’ un film che commuove quello di Ousmane, un film carico di cinismo e ironia che non si ferma all’autocommiserazione, ma la supera proprio ammettendone i limiti. Limiti culturali e sociali, goffaggine che la chiusura al progresso rende inevitabile, talvolta più del progresso stesso. Vincitore a Cannes nella sezione “Prix un Certain Regard” e in altri Festival altrettanto importanti, certificano la qualità di questa produzione e mostrano l’assoluta capacità del maestro senegalese di trasmettere, attraverso il proprio occhio cinematografico, valori che spesso si perdono nelle megaproduzioni americane.

MOOLAADè
Senegal / Francia – 2004
Regia: Sèmbène Ousmane
Sceneggiatura: Sembène Ousmane
Fotografia: Dominique Gentil
Montaggio: Abdellatif Raiss
Suono: Denis Guilhem, Jean-Guy Veran
Musica: Boncana Maiga
Interpreti: Fatoumata Coulibaly, Maimouna Hélène Diarra, Salimata Traoré, Aminata Dao, Dominique T. Zeida, Mah Comparé
Formato: 35 mm
Durata: 117 min.
Versione originale: Dioula
Produzione: Filmi Doomireew, Ciné-Sud Promotion, Direction of National Cinematography, Cinema Centre of Morocco, Les
Films de la Terre africane