“SCRITTI” di Mark Rothko

Le parole di un maestro della pittura

“Penso ai miei dipinti come ad opere teatrali: le forme che appaiono sono gli attori sul palcoscenico. Nascono dall’esigenza di trovare un gruppo di interpreti in grado di muoversi sulla scena senza imbarazzo e di compiere gesti teatrali senza vergogna. Non è possibile prevedere né descrivere in anticipo quale sarà l’azione o chi saranno gli attori.”

In effetti Rothko un po’ di teatro l’ha fatto: a Portland, Oregon, dove tornò dopo una breve esperienza di studio a Yale ed entrò in una compagnia diretta dalla moglie di Clark Gable, Josephine Dillon. Ma fu un’esperienza di breve durata.

Mark Rothko nasce in Lettonia all’inizio dello scorso secolo e all’età di dieci anni è già negli Stati Uniti, dove passa tutta la sua vita. Stenta a trovare una sua strada fno a che non incontra l’arte a New York, dove ha i primi contatti con l’avanguardia e dove inizia una feconda amicizia con Adolph Gottlieb e con altri giovani artisti (con i quali formerà un primo gruppo, chiamato “The ten”) E’ un periodo di scoperte e di maturazione, nel quale passa da uno stile mitologico ad una pittura vicina al surrealismo fino ad arrivare, con gli anni, ai risultati per il quale è famoso in tutto il mondo.
“Fu con estrema riluttanza che mi resi conto di come la figura non fosse più utile ai miei scopi. […] Venne un momento in cui nessuno di noi riusciva a utilizzare la figura senza mutilarla.” Nascono così le sue enormi tele, fatte con pochi colori eppure costruite su ricchi cromatismi. Dice ancora Rothko: “Dipingo quadri di grandi dimensioni perché desidero creare una situazione di intimità. Un quadro di grandi dimensioni provoca una sensazione immediata che ingloba l’osservatore al suo interno. […] Dipingere un quadro piccolo significa situarsi al di fuori della propria esperienza, significa osservarla attraverso una lente che la rimpicciolisce e l’allontana. Un quadro di grandi dimensioni, in qualunque modo lo si dipinga, permette al contrario di far parte di esso. È ineluttabile.”

La serie di scritti del volume è un concentrato illuminante della sua poetica, una veloce cavalcata attraverso le sue idee sull’arte. In più, il breve ma significativo apparato fotografico e un interessante saggio di Michel Butor danno completezza al libro, per chiarire una parabola artistica affascinante e in ultimo stroncata dal suicidio, apice di una vita e di un’opera travagliata.

Mark Rothko, Scritti, Milano, Abscondita, 2002, pp. 92, euro 12.