Il “Blitz”, con questo nome è passato alla storia il bombardamento su Londra ad opera dell’aviazione nazista tra il 1940 e il 1941. Un evento tragico che ha stravolto la vita di molte persone, tra cui quella dello scultore Henry Moore; è infatti proprio a seguito del bombardamento della sua casa a Hampstead che il celebre scultore decide di lasciare Londra e trasferirsi a Perry Green, odierna sede degli Henry Moore Studios and Gardens, gestiti dalla Fondazione Henry Moore.
In un nascosto e verdeggiante terreno in Hertfordshire esiste un parco su cui sorgono la casa e diversi atelier dello scultore Henry Moore, in questo appezzamento di 30 ettari l’arte si espande nello spazio, arrivando ad includere nel progetto artistico un terreno ancora adibito alla pastorizia. Il nucleo originario è rappresentato dalla casa dell’artista – Hoglands – e i due studi adiacenti: il Top Studio, una ex stalla che divenne il primo atelier dove lo scultore produceva i modelli e le opere medio-piccole, e l’Etching Studio, ovvero il laboratorio dove Moore dagli anni Settanta sperimentava con le incisioni (anche se lo spazio era precedentemente adibito alla realizzazione delle maquette – i preziosi modelli).

Abbandonando l’idea di Perry Green come sistemazione provvisoria, la famiglia Moore inizia ad acquistare i terreni adiacenti a Hoglands, permettendo così all’artista di espandere la sua produzione in un’area verde da cui trae indubbiamente ispirazione. Nel 1958 viene creato all’interno del parco l’importante Yellow Brick Studio, spazio dove Moore intaglia e scolpisce le opere in legno e pietra (materiali per cui fin dalla giovinezza aveva sviluppato una forte passione) e in cui continua a lavorare fino a ottant’anni, qui è infatti esposta l’ultima opera incompiuta dell’artista. Accanto a questo edificio il visitatore può osservare un esempio in scala ridotta del Plastic Studio, ovvero una struttura temporanea dove venivano collocate le grandi opere in fase di lavorazione, che lo scultore preferiva infatti plasmare all’aperto ma doveva indubbiamente proteggere dagli eventi atmosferici.

A pochi passi l’incredibile Bourne Maquette Studio è il luogo designato per accogliere il trasferimento di tutte le maquette dallo studio precedente e per elaborarne di nuove in argilla, plastilina, osso. Centinaia di modelli sono stipati in queste due sale, molti sono stati successivamente ingranditi in gesso e utilizzati per la realizzazione delle grandi opere in bronzo.

Infine nel 1980 Moore restaura il fienile per riconvertirlo in Aisled Barn e accogliere i grandi arazzi realizzati con il West Dean College Tapestry Studio del Sussex a partire da alcuni suoi disegni. Nascono da questa collaborazione delle opere di una potenza incredibile, le opere a telaio restituiscono tutto il pathos e la drammaticità di alcuni disegni prodotti durante il periodo bellico, così come una riflessione sulla vita e la morte.

Oltre al piacere di poter entrare nei luoghi dove lo scultore elaborava e creava le sue opere, i visitatori possono accedere all’area più intima, ovvero la casa dello scultore, in un percorso guidato che attraversa le stanze dell’abitazione dei Moore, identiche a quando vi abitava la famiglia.
Commovente, inoltre, è la piccola Summer House in cui l’artista realizzava i suoi disegni osservando direttamente la natura dalla sua poltrona.

Ma ciò che attira di più gli spettatori di tutte le età è il vasto parco disseminato di grandi sculture. Le opere creano un dialogo con la natura ma soprattutto con il visitatore, che si sente attratto da queste forme organiche. Le sculture all’aperto sono tutte in bronzo (i colori differenti sono dovuti a diversi trattamenti chimici), un materiale con cui Moore decide di cimentarsi negli anni della sua maturità (così come il marmo) e per cui è maggiormente conosciuto. Lungo il percorso si possono individuare le opere del Dopoguerra, dove l’arte di Moore, ancora legata alla figura umana, presenta gruppi di uomini e donne come “King and Queen” (1952-53), “The Family” (1948-49) o “Fallen Warrior”, una reminiscenza degli antichi opliti feriti.

A poco a poco osserviamo che queste figure tendono a propagarsi e flettersi nello spazio, ad esempio “Upright Motive No. 8” racchiude in sé l’idea delle cariatidi classiche ma al tempo stesso si torce verso un’astrazione. Moore non è facilmente inquadrabile in una corrente artistica e non ha mai compreso la battaglia del Dopoguerra tra figurativi ed astratti, per cui le sue opere rappresentano un superamento di questa dicotomia.

Le opere degli anni Sessanta acquisiscono monumentalità e costituiscono una riflessione in costante evoluzione che parte da forme naturali, alcune studiate e conservate tuttora nella collezione dell’artista. Capolavori come “Locking Piece”, “Large Totem Head” o “Oval with Points” nascono dall’osservazione di ossa, semi, pietre rielaborate dalla fervida mente dell’artista per esprimere forti tensioni e liberi dinamismi.

Proseguendo nel parco si incontrano sculture sempre più maestose, totem nati dal connubio tra vecchie e nuove civiltà che ci osservano dall’alto: quasi 7 metri per “Large Upright Internal” (1981), 5 metri il “Double Oval” e 9 metri di lunghezza “Large Reclining Figure”, che fu commissionata dall’architetto I. M. Pei per un grattacielo di Singapore e di cui uno dei due esemplari realizzati svetta ora su una collinetta della tranquilla campagna inglese.

Esperienza, passione e costante studio sono caratteristiche che emergono chiaramente nella copiosa produzione artistica di Henry Moore (oltre alle sculture non dimentichiamo le centinaia di disegni, le incisioni e le fotografie che sono custodite qui nell’archivio della Fondazione). Basta passeggiare in questo giardino per capire che cadono tutte le iniziali critiche mosse contro l’artista, perché ciò che qui emerge è un’opera che racchiude in sé l’esperienza della storia dell’arte. Non si può non vedere in Moore secoli di culture differenti, dalla plasticità dei primitivi italiani alle forme mitiche delle divinità azteche, dalle ricerche delle avanguardie del Novecento all’archeologia – sia dell’Inghilterra neolitica, che dei paesi mediterranei – fino alla comprensione di nuove forme future, rielaborate insieme in un ciclo continuo di infinita bellezza.

Henry Moore Foundation
Henry Moore Studios & Gardens
Aperto dal 16 aprile al 2 novembre 2025
Indirizzo: Dane Tree House, Perry Green, Hertfordshire SG10 6EE. United Kingdom
Orari: da mercoledì a domenica dalle 11:00 alle 17:00.
Info: https://henry-moore.org/studios-and-gardens/






