Scritto e diretto da Frédéric Farrucci, al suo secondo lungometraggio dopo Night Ride del 2019, The Mohican è un thriller che racconta la storia di resistenza di un semplice pastore corso diventato eroe popolare per essere un fuggitivo ribelle contro la mafia.
“Joseph viene braccato perché dice di no – spiega Farrucci – No alla speculazione, no alla cementificazione delle coste, no alla mafia. Non agisce per coraggio o per prendere una posizione politica. Agisce per istinto di sopravvivenza, per dare al suo territorio e alla sua identità un po’ più di tempo. È l’ultimo dei Mohicani. In un mondo dominato dagli interessi economici, il suo destino è prevedibile: è destinato a scomparire e a essere rapidamente dimenticato. A meno che, naturalmente, la sua resistenza non lo trasformi in leggenda.
Il sempre convincente Alexis Manenti dà un’interpretazione accattivante al “suo” Joseph, uno degli ultimi pastori di capre sulla costa della Corsica: è stato soprannominato “l’ultimo dei Mohicani” da un amico perché è l’ultimo ad avere suo gregge di capre lungo la costa, nella penisola di Santa Manza.
Dopo il rifiuto di vendere alla mafia locale la sua terra, la vita di Joseph viene stravolta tragicamente.
Dopo aver involontariamente ucciso l’uomo mandato a intimidirlo, diventa vittima di una spietata caccia all’uomo che si svolge dalle estremità meridionali a quelle settentrionali della Corsica, in piena estate. Con il passare dei giorni la leggenda di Joseph si diffonde in tutta l’isola grazie alla nipote Vannina, diventando simbolo di una resistenza prima ritenuta impossibile.
Joseph è un uomo legato alla sua terra, alle tradizioni. Diventa eroe suo malgrado, soprattutto grazie alla cassa di risonanza dei social (per merito della nipote di Joseph, Vannina (Mara Taquin), che lo celebra come tale, contro la criminalità organizzata. Farrucci conosce bene ciò di cui parla. Attraverso il suo protagonista è in fuga con astuzia narrativa instilla nel pubblico la necessità di un cambiamento, a partire dalle nuove generazioni, e di ribellarsi agli abusi di potere per rivendicare i loro diritti.
Le riprese sublimi, panoramiche, del regista sono esaltate dalla fotografia di Jeanne Lapoirie.