giovedì, Settembre 3, 2026
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“FARKAS (WOLF)” DI TAMAS TOTH

Scienza poetica/poesia scientifica

Fuori Concorso
Nikolai Sergeievich è uno squinternato ubriacone che millanta la capacità, ereditata da una famiglia di sciamani siberiani, di poter parlare con gli animali. Un villaggio di pastori della taiga russa, quindi, lo convoca per risolvere un problema che rischia di minare la sicurezza delle loro vite.

Un branco di lupi, infatti, negli ultimi tempi, si è fatto stranamente sempre più feroce e violento anche nei confronti della popolazione umana. Ancor più bizzarro il fatto che questi lupi non sbranino i capi del gregge di renne su cui si basa l’economia del villaggio, ma bensì ne succhino il sangue fino a farli morire fra atroci sofferenze. Questi lupi/vampiro si concentrano quasi scientemente, in modo da arrecare più danno agli umani, sulle femmine e sui cuccioli di renne. Nikolai viene accolto al villaggio con qualche riserva: non tutti credono che possa veramente capire gli animali come dice di poter fare; inoltre il comportamente dello sciamano, chiassoso e molesto, non fa che attirare sullo stesso sempre più antipatie. Ma quando la missione per debellare la minaccia dei lupi finalmente ritorna, sempre che questo strano personaggio sia veramente riuscito nel suo compito. Non è così, e Nikolai dovrà levarsi la maschera da buffone che sempre indossa per esplorare a fondo questa misteriosa questione.

Tamàs Tòth è un regista ungherese, non di prmo pelo, diplomato però alla scuola statale di cinema di Mosca. Porta quindi con se due distinte anime, come uomo e regista. In questo suo ultimo lavoro, originale ibrido fra fiction, documentario e mockumentario, sembra prevalere la sua natura russa. Il suo sguardo, infatti, si posa, seppur con ironia e misticismo, sulle condizioni di vita a cui sono sottoposti alcuni popoli della taiga siberiana come i Mansi. Essi vivono del solo allevamento di renne, privati come sono della possibilità di sfruttare le incredibili ricchezze (oro, gas, petrolio) di cui dispone la loro terra. Inoltre questi popoli, devono ormai rendere conto dell’ incipiente sconvolgimento climatico che sta minando alle radici le loro abitudini e i loro costumi.

Come si è detto poc’anzi, il quarantenne regista ungherese ha messo in scena un film particolarissimo e originalissimo a livello di sintassi e di linguaggio cinematografico. Il film è esplicitamente tratto da un fatto accaduto realmente, e inoltre si avvale della presenza di alcune persone appartenenti al popolo dei Mansi. Tutto questo potrebbe far pensare a un documentario; ma d’altronde il tono utilizzato e la messinscena rimandano chiaramente ai canoni del cinema di finzione. Ma volendo la sfumatura ironica, grottesca e parodica data alla voce fuori campo che accompagna le vicende per tutta la durata della pellicola potrebbe rimandare alla struttura del mockumentario, ma, come sappiamo, la storia è tratta da un fatto realmente accaduto. Come un cane che si morde la coda ritorniamo quindi al punto di partenza, senza avere una risposta certa, e senza il bisogno di averla. Sì, perchè il film di Tamàs Tòth va gustato senza sapere perfettamente di cosa si tratti. Va gustato e per la molteplicità dei messaggi ricavabili, e per la splendida messinscena, tanto rigorosamente formale quanto bella, coadiuvata anche da un’ottima fotografia.

2007, UNGHERIA-RUSSIA
35mm, 71′, col.
regia, montaggio/director, film editor Tamás Tóth
soggetto, sceneggiatura/story, screenplay Tamás Tóth, Alekszandr Basirov
fotografia/director of photography Vlagymir Briljakov
musica/music Zoltán Krulik, Makám
suono/sound Anatolij Alekszejev, Gábor Balázs
interpreti/cast Alekszandr Basirov, Vlagymir Merov
voce/voice Tamás Vegvari
produttore/producer Jeno Vass, Oleg Urusev, Tamás Tóth
produzione/production MvFilm, Jugra Tv, Tomart Studio
vendita all’estero/world sales Magyar Filmuniò