Forse non è corretto o coerente parlare di ritorno al passato per cantautore come Ben Harper, che delle influenze e delle rielaborazioni del suo background ha fatto un’arma vincente, ma di certo in quest’ultimo album (il nono in studio della sua carriera) ha messo da parte i toni più moderni o sanguigni per un omaggio molto piacevole alla musica dei suoi padri.
Abbassato il livello di rabbia musicale e lirica dei primi tempi, e con più consapevolezza compositiva rispetto alle sperimentazioni anche strumentali degli ultimi album – specie il grandioso Diamonds on the inside, Ben Harper ha scelto di comporre le 11 tracce di Lifeline come avrebbe fatto un cantautore nero classico, Wilson Pickett ad esempio, o un Otis Redding meno raffinato: ne è uscito un album di canzoni, nel senso più puro e forse desueto del termine, dove la cosa che maggiormente salta all’orecchio è la piacevolezza melodica, la rilassatezza armonica e la compostezza ritmica – anche nei pezzi più accesi – con cui Harper decide di gestire il disco, assieme agli Innocent Criminals.
Aperto dalla chitarra pulita e dalle serene percussioni (di Oliver Charles e Leon Mobley) di Fight outta you, che sembra uscire dalla seconda parte di Both sides of the gun, il precedente album dell’artista, è un disco interamente acustico che riesce a evitare l’edulcorazione dell’effetto unplugged, grazie a una notevole lucidità melodica, soprattutto in brani come in Fool for a lonesome train e Younger than today, e a uno spirito più da guerriero d’annata come in Needed you tonight – più dolente – o Say you will, decisamente più allegra e ritmata. Come il precedente disco, Harper pende tra due indecisioni, la dolcezza e lo straziante pessimismo dei pezzi lenti (molto bella Having wings) o la compattezza ritmica e strumentale della sua band che trova compimento in Put it on me, che sembra figlia di James Brown; ma se in Both sides of the gun, il doppio disco permetteva di sviscerare meglio la schizofrenia compositiva dell’autore, racchiudendo tutto in un solo album si sente la mancanza di una forza, di una nervatura forte, elettrica o non, che rende un po’ deboli alcuni pezzi, come Heart of matters.
Per chi scrive, l’Harper migliore resta quello elettrico e incazzato (si confronti con With my own two hands, nel già citato Diamonds), che agli esordi fece gridare al miracolo, ma qui è quello delicato e solitario a sorprenderci, e il meglio viene alla fine con il magnifico arabesco di chitarra solista in Paris sunshine #7, e la ballata arcaica (sempre chitarra e voce) che da’ il titolo all’album.
Band in buona forma, con ottimo supporto del piano e tastiere di Jason Yates, ad accompagnare la voce di un Harper che sa accarezzare con grande abilità, ma – privo delle sue corde più affilate – non riesce a graffiare o scuotere come vorrebbe, o almeno dovrebbe. Pur senza dimenticarsi come si riesce a far sorridere l’ascoltatore.
TRACK LIST:
Fight Outta You
In the Colors
Fool for a Lonesome Train
Needed You Tonight
Having Wing
Say You Will
Younger Than Today
Put it On Me
Heart of Matters
Paris Sunrise #7
Lifeline





