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Al via il Milano Film Festival 2010

Un festival in piena adolescenza

A 15 anni, è davvero cresciuto. Dalla serata unica del lontano ‘95, con 10 film davanti a 500 spettatori, agli attuali numeri: 10 giorni, circa 300 film nelle varie sezioni e un’affluenza che l’anno passato ha raggiunto i 100.000 ingressi.
Milano Film Festival, dal 10 al 19 settembre, offre un programma di cinema internazionale, una vetrina di opere prime, lungo e cortometraggi, di retrospettive, di fiction, animazione e documentari, a cui si aggiungono, musica, incontri con gli autori e workshop.

Principali, i due concorsi internazionali. Iniziando dai lungometraggi: 10 tra opere prime e seconde, tutte anteprime in Italia, tra cui Backyards di Eric Mendelsohn, El vuelco del cangrejo del colombiano Ruiz Navia, già premiato alla scorsa Berlinale. Capucine, di Luis Nieto, e Stardust del belga Nicolas Provost, saranno in concorso nella sezione cortometraggi (in tutto 49 opere da 23 paesi) la cui giuria è affidata allo studio di animazione Aardman, fondato da Nick Park (quattro volte premio Oscar).
La consueta retrospettiva dedicata ad un autore contemporaneo, quest’anno vedrà protagonista Jim Jarmusch, con anche la proiezione The limits of controls, suo ultimo film.

Colpe di stato, alla sua sesta edizione, è la rassegna di documentari che svelano i complessi e occulti rapporti tra gli stati e i sistemi di potere che li governano: La baia dei lupi e Sweet Crude sul rapporto tra governi e multinazionali petrolchimiche, gli effetti del nucleare, tema per noi assolutamente attuale, sarà affrontato dal francese Déchets-le cauchemar du nucléaire e poi le speculazioni sugli ogm, le missioni di pace “armate” e il neocolonialismo; sono da segnalare anche i quotidiani incontri previsti al Parco Sempione tra cui quello con il giornalista americano William Engdahl, esperto di geopolitica (il 16 alle 18.30).

Altro appuntamento è l’omaggio a Peter Watkins (1935), Premio Speciale della Giuria a Venezia (1966) e Oscar per il migliore Documentario (1967). Inventore della docu-fiction, regista inglese, politico e profetico, e per questo emarginato, lascia l’Inghilterra vagabondando. Privilège (1968) è l’unico suo film distribuito in Italia. Impegnato nella ricerca di forme espressive in opposizione alla dilagante monoforma (è sua la definizione) che invade i media, che standardizza e omologa, che fonde e confonde messaggi e contenuti diversi. Il suo ultimo lavoro è La Comune (2000), un produzione francese sulla Comune di Parigi.

Anche quest’anno non mancano la Maratona dei Corti, gli Incontri italiani e, in collaborazione col MiTo, una rassegna dedicata al giovane cinema indipendente turco; un omaggio è dedicato anche alla Mir, casa di produzione indipendente milanese, con la proiezione del mediometraggio Divine, di Chiara Brambilla, che affronta trasversalmente il tema della fine dell’infanzia nella società dei consumi. Nella sezione Outsiders, sono previste le anteprime nazionali degli ultimi film di Godard e Iosseliani.

A conclusione: per una città generalmente a dieta, dove da anni la cultura fa la parte di un minaccioso carboidrato, settembre è il mese della bulimia: tutto succede a settembre. Non si fa a tempo ad appoggiare le valigie, a riprendersi dall’impatto del rientro, che parte il MiTo, la Panoramica di Venezia (quest’anno mutilata dai tagli del Comune) e il Milano Film Festival. A seguire, per molti mesi, è il nulla, e non certo per fattori climatici: altre città europee con temperature ben più rigide offrono stimolanti nutrimenti per tutto l’anno, e non si tratta neppure di problemi di sicurezza, perché si sa che più gente vive di sera la città e più la città è sicura, ma forse i nostri amministratori questo non l’hanno capito.
Con pazienza, attendiamo un’inversione di tendenza.

www.milanofilmfestival.it