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BRANCUSI. L’OPERA AL BIANCO

L'arte fotografata

Costantin Brancusi rappresenta, non soltanto per gli addetti ai lavori, ma direi nell’immaginario collettivo, un ben preciso punto di riferimento per i risultati raggiunti nella ricerca scultorea. Universalmente gli è riconosciuto il merito di aver saputo rinnovare tale arte sia nei contenuti, ma soprattutto nelle indicazioni formali di impostazione essenzialmente antiretorica e antimonumentale.

Grazie alla disponibilità offerta da Marielle Tabart, Curatrice dell’Atelier Brancusi, e grazie a Paola Mola, studiosa dell’opera del maestro romeno, la Fondazione Guggenheim di Venezia ha favorevolmente accolto questo particolare e suggestivo progetto espositivo nel quale sono presentate per la prima volta al pubblico le fotografie direttamente scattate dal celebre scultore. Tutte le fotografie assieme ai gessi, appartengono al Legato Brancusi del 1957, ora al Musée national d’art moderne di Parigi, mentre i due bronzi – la “Maiastra” del 1912 e “L’Uccello nello spazio” del 1932 – fanno parte delle undici opere a tutt’oggi conservate nella collezione permanente della Guggenheim.
Si tratta di un aspetto poco conosciuto che ci consente di avvicinare l’artista con un taglio interpretativo del tutto inedito: all’interno della produzione del grande scultore dobbiamo ora tener conto di altre opere in sé compiute da lui stesso realizzate, quelle appunto costituite dalle sue fotografie. Al di là della tecnica adottata dall’artista che lo vede ancora vicino a una certa prassi alchemica nel prediligere l’utilizzo della stampa ai sali d’argento, tali immagini rivelano degli straordinari suggerimenti spaziali e compositivi dove ancora avvertiamo l’applicazione di una ricerca tridimensionale nel disporre le sue sculture, intese come puri “oggetti”, al di sopra di tavolini rotondi trasparenti che contribuiscono, grazie quasi a un incantesimo magico tipico del medium fotografico, a mantenere quel valore tattile che la scultura, in quanto tale, contribuisce sempre a evidenziare. Fotografie da intendersi, quindi, anche come documenti preziosi per approfondire la conoscenza di Brancusi che, ricorrendo a un’altra “arte” interviene criticamente sulla sua stessa produzione scultorea. Il fatto che Brancusi si avvicinasse alla fotografia intesa non come mero supporto riproduttivo, ma già ne individuasse la sua autonomia come arte dotata di un suo linguaggio specifico, è in qualche modo confermata dalla sua frequentazione e amicizia con Brassaï e Man Ray. Probabilmente ebbe modo di conoscere anche Medardo Rosso, che negli stessi anni viveva ed era attivo a Parigi e del quale è nota la comune passione per la fotografia. Come sottolinea Paola Mola e, nel bel saggio in catalogo, Francisca Parrino, Brancusi dimostrò un forte interesse anche nei confronti dell’ arte cinematografica ed è ancora da approfondire la sua ricerca in tal senso essendo, fra l’altro, documentata una serie di filmati da lui realizzati che potrebbero essere oggetto di successivi studi sul poliedrico e versatile artista romeno.

BRANCUSI. L’OPERA AL BIANCO
Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, 701 Dorsoduro
Opere in mostra: 89 fotografie, 3 gessi, 2 bronzi
Catalogo Skira / Guggenheim Foundation
Ingresso: € 10; senior (oltre 65 anni) € 8; studenti (entro 26 anni) € 5; bambini fino a 12 anni gratuito; soci ingresso gratuito
Orario: 10 – 18, chiuso il martedì
InfO: info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it
Prenotazioni gruppi: tel 0412405411
dal 19 febbraio al 22 maggio 2005