sabato, Settembre 5, 2026
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Dall’A.F.I. l’identikit della p2p generation italiana

Otto giovani su dieci scaricano musica online

I fonografici italiani si interrogano sull’utilizzo della musica online. Sono un migliaio le interviste che il Centro Internazionale di Economia, Ricerca e Relazioni (CIERRE) ha condotto interpellando giovani dai 14 ai 35 anni.
Il fine dell’indagine I giovani e la musica online, commissionata dall’Associazione Fonografici Italiani, ha lo scopo di fornire un quadro il più dettagliato possibile circa le abitudini dei giovani in tema di fruizione della musica e in particolare di modalità di utilizzo della musica online.

Modo migliore per festeggiare i 60 anni di attività l’AFI non poteva trovarlo. L’Associazione, da sempre in prima linea per la tutela della musica italiana e, in particolare, delle etichette indipendenti ha voluto approfondire il punto di vista di quella fascia di consumatori e appassionati più coinvolta di altre nella fruizione del prodotto musicale.

Identikit della p2p generation italiana

Sono oltre 7 milioni i giovani fruitori di musica online in Italia. Ben 8 su 10 scaricano musica non a pagamento anche se quasi il 58 per cento non lo ritiene giusto. Si passano frequentemente i files musicali in “off line” prediligendo la mobile music tra i giovanissimi. E, intanto, il 79 per cento non conosce il prezzo di mercato di un singolo brano. Questi sono i dati più salienti emersi dal sondaggio Cierre-Associazione dei fonografici italiani.

Il presidente dell’istituto di sondaggi Cierre, Raffaele Rio, sottolinea: “Le major non hanno fatto abbastanza per ostacolare la pirateria. Nell’era di internet il consumatore fa uso della musica più di quanto ne abbia mai fatto in precedenza. La musica digitale offre nuove possibilità agli utenti, come dimostrano il successo sempre più dilagante della formula che consente di scaricare o di acquistare singole canzoni, lo sviluppo della mobile music e la crescente domanda di video musicali su internet. Tra questi, una percentuale consistente è rappresentata dai giovani.”

“Secondo l’Osservatorio Aie sull’editoria digitale – ha precisato Raffaele Rio – una percentuale pari al 52% di giovani intervistati ascolta radio-info-musica nelle forme tradizionali ma, tra questi, ben il 29% lo fa anche con le nuove tecnologie. Non a caso più della metà dei giovani dichiara di possedere un iPod o un lettore Mp3. Dalla rete, quindi, arriva una grande opportunità sia per i giovani e giovanissimi, sia per le case discografiche ma anche il principale strumento per diffondere la musica illegalmente. In questo contesto l’obiettivo della nostra indagine è stato quello di comprenderne e analizzare il complesso rapporto tra gli under 35 italiani e la musica online tentando anche di fornire una stima dei potenziali pirati appartenenti alla comunità della peer to peer generation italiana.

“Un fatto è certo. I soggetti direttamente interessati, le grandi case discografiche – ha concluso Raffaele Rio – non hanno fatto abbastanza in tema di comunicazione e sensibilizzazione per scongiurare o almeno attenuare il fenomeno della pirateria online, considerato che, secondo le risposte fornite dal nostro campione, ben 8 giovani su 10 disconoscono il prezzo base ufficiale di un singolo brano”.

I dettagli dell’indagine

Acquisizioni musicali: quasi un giovane su due si affida al world wide web. Oltre un giovane su due si procura la musica prevalentemente attraverso il canale tradizionale ovvero l’acquisto di CD originali, il 38,9% dichiara di “servirsi” di internet e soltanto il 6,2% ha dichiarato di acquisire musica attraverso l’uso del cellulare.
In altri termini, se inferiamo sulla popolazione complessiva di età compresa tra i 14 e i 35 anni il risultato del 45,1% degli under 35 che ha dichiarato di acquisire musica attraverso l’utilizzo della rete e dei servizi di telefonia mobile, si può stimare che sono poco più di 7 milioni i giovani fruitori della musica online in Italia.

Down-loading: prevale il “fai da te”. È stato chiesto al sottocampione che ha risposto di utilizzare internet e il cellulare quali sistemi di acquisizione della musica, di indicare i motivi per cui scarica musica dalla rete. Venendo all’analisi dei risultati, emerge che il 65,1% del sottocampione, scarica musica da internet perché spesso è interessato al massimo a tre tracce di un CD; a seguire troviamo quanti lamentano un eccessivo costo dei CD nei negozi (41,5%) e, infine, perché su internet si trovano cose che gli esercizi commerciali non hanno (21,2%).
Nella suddivisione del campione per le variabili strutturali non emergono rilevanti differenze fra le modalità di risposta, anche se è possibile scorgere qualche utile orientamento: i giovani residenti nelle regioni del centro-nord ravvisano maggiormente il costo eccessivo dei CD acquistati nei negozi, con valori rispettivamente pari al 47,6% e al 43,8%.

L’ascesa dell’off-line, ossia come ti passo la musica. Quella di scambiarsi musica tra amici è ormai una prassi diffusissima. È noto, infatti, e non è una novità, che i teenager considerino naturale copiare file musicali. La domanda successiva ci conferma che, attraverso il sistema della copia dei files musicali in “off line”, oltre 8 giovani su 10 dichiarano di passare qualche volta (48%) e spesso (33,9%), la “propria” musica a qualche amico. In sostanza stiamo parlando dell’equivalente del vecchio scambio di musicassette analogiche che avveniva tra i teenager degli anni passati.
In definitiva la questione non riguarderebbe più il tema della legalità/illegalità della condivisione di files musicali, perché il fatto stesso di sapere che copiare musica non è permesso dalla legge, non ha fermato la circolazione incontrollata e incontrollabile di brani e dischi in formato digitale, sul file sharing così come nei player portatili e sui CD masterizzati. Rispetto alle variabili strutturali in cui viene diviso il campione non si evidenziano particolari discriminanti, anche se tendenzialmente si può affermare che i giovani meridionali, con il 91%, sembrano essere più propensi alla condivisione della musica tra amici di quanto lo siano i coetanei del Centro (71,8%) e del Nord (76,7%).

Una stima del “non si fa”: oltre 6 milioni i potenziali pirati italiani under 35. Da una recente indagine effettuata dalla I.F.P.I. (International Federation of the Phonographic Industry), è emerso che il settore della musica digitale a livello internazionale è in forte espansione, e si calcola che il valore delle vendite di musica online nel 2006 abbia raggiunto un fatturato industriale di circa 2 miliardi di dollari. Alla luce dei dati appena esposti, si è cercato di indagare l’aspetto relativo alla propensione ad acquistare musica dalla rete da parte dei giovani italiani.
Dalle risposte fornite si evince che soltanto il 14,5% ha risposto di aver scaricato musica a pagamento mentre la restante parte, ovvero l’85,5%, ha risposto negativamente. Inferendo questi dati sul numero complessivo di giovani fruitori di musica online, stimati in poco più di 7 milioni, si può prudentemente affermare che di questi oltre 6 milioni possono essere ascritti alla tribù dei potenziali “pirati”.
Scomponendo i dati per la variabile anagrafica e per l’area di residenza, si nota che la quota di quanti dichiarano di non aver mai scaricato musica da internet a pagamento è maggiore tra i 19-35enni (86,7%) e tra quanti risiedono nelle regioni del Centro dove tale quota raggiunge addirittura il 92,3%.

i-Tunes il sito più cliccato. Verificato che la stragrande maggioranza degli intervistati non è particolarmente disposta ad acquistare musica attraverso i siti “legali” che distribuiscono musica a pagamento, tra quanti, invece, hanno dichiarato di farlo qual è il negozio on line più cliccato o utilizzato?
Tra la miriade di negozi di musica on-line che la rete offre, i-tunes sembra essere quello che risponde maggiormente alle esigenze dei fruitori della musica a pagamento raccogliendo quasi la metà delle preferenze, comportamento che raggiunge il 55% dei casi per la fascia d’età compresa tra i 19 e i 35 anni. Nell’altra metà, rappresentata dal 51,2% delle scelte, trova spazio tutto ciò che è stato sintetizzato nella modalità di risposta “altri siti web”, indicato in misura maggiore dai giovanissimi, con oltre due terzi delle risposte (66,7%).

Si diffonde la peer to peer generation. Ma quali sono gli strumenti più utilizzati dai giovani, come scaricano la musica? Ritornando alla grande “music community” e indagando sul sottocampione di giovani che afferma di praticare il downloading gratuito (che come abbiamo appurato rappresentano la quasi totalità con l’85,5%), i dati confermano la diffusione inarrestabile del fenomeno: lo scambio e la condivisione diretta, ossia l’acquisizione della musica tramite i siti internet non a pagamento (tra cui vengono indicati, e-mule, YouTube, utorrent) in gergo il peer to peer, si conferma il canale preferito per scambiare e scaricare gratuitamente contenuti digitali per oltre 8 giovani su 10. Minore anche se non da sottovalutare la platea di giovani, che, nell’8,1% dei casi, preferisce uno strumento ancora più diretto, ossia lo scambio e la condivisione di musica tramite cellulare.
In questo caso tale attività, come è logico aspettarsi, viene maggiormente praticata dalla classe di età più giovane (14-18 anni) del campione intervistato, circa l’11% a fronte del 6,7% dell’altra fascia (19-35 anni).

I figli di Napster: “non è giusto ma lo faccio”. Scaricare la musica gratuitamente da Internet, a casa propria, in ufficio o tramite cellulare è facile, comodo e consente con infinita libertà, di accostare generi, di seguire le proprie preferenze musicali e gli artisti del momento, di personalizzare le proprie compilations. Quindi, giusto o sbagliato che sia, legale o non legale perché pagare?
Alla domanda (volutamente indirizzata per meglio comprende la dimensione del fenomeno, ai soli soggetti che hanno dichiarato di non avere mai acquistato musica a pagamento) “…reputi giusto acquisire contenuti digitali senza pagare” circa 6 giovani intervistati su 10, pari al 57,6%, hanno ammesso con tutta sincerità che anche se non lo trovano giusto o corretto lo fanno a prescindere. Oltre un terzo invece, pari al 36%, è di parere opposto, ritenendo giusto tale comportamento, giustificandosi e adducendo come principale motivazione il fatto che “scaricare da internet a pagamento costa troppo”.

OK! Il prezzo non è giusto. Rilevato che uno dei principali motivi per cui non si acquista a pagamento musica on-line dai negozi “legali” è il prezzo dei contenuti digitali ritenuto eccessivo, abbiamo provato a misurare il livello di conoscenza degli intervistati sul prezzo medio realmente praticato dai siti dedicati, pari a circa 99 centesimi. Alla domanda “…mi sa dire qual è il prezzo on-line di ogni singolo brano” rivolta sempre al sottocampione di soggetti che ha dichiarato di non aver mai acquistato a pagamento, ben il 65,7% afferma di non conoscerlo affatto, il 10,9% sa che il costo è pari a 3 euro, una piccolissima percentuale sa che è di 5 euro, mentre solo il 20,9% sembra “azzeccarlo” indicando il prezzo giusto, ossia 99 centesimi.
Un fatto è certo. I soggetti direttamente interessati, le grandi case discografiche, poco hanno fatto in tema di comunicazione e sensibilizzazione per scongiurare o almeno attenuare il fenomeno, considerato che ben 8 giovani su 10 disconoscono il prezzo base ufficiale di un singolo brano.

L’indagine completa è disponibile all’indirizzo:
http://www.overcomm.it/pressroom_download/afi/2008/04-2008.pdf
Ufficio Stampa Associazione Fonografici Italiani:
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