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ELLIOTT ERWITT PRESENTA LA SUA MOSTRA PERSONALE A VENEZIA

Casa dei Tre Oci Giudecca - Venezia, dal 30/03/12 al 15/06/12

Giovedì 28 marzo al Centro Internazionale di Fotografia “Tre Oci” della Fondazione di Venezia, è stata inugurata la più grande mostra personale di Elliott Erwitt.
La mostra fotografica seguita direttamente da Erwitt, membro dal 1953 dell’agenzia Magnum, fondata da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, raccoglie una selezione di 140 fotografie fra le più celebri della sua intera carriera.

Venerdì 29 marzo all’Auditorium in Campo Santa Margherita a Venezia il fotografo ha incontrato gli studenti universitari, per parlare con loro della mostra e della sua carriera.
Nel corso della conferenza ha proiettato e commentato le foto che nel corso degli ultimi sei decenni hanno raccontato la storia nel mondo.
Il fotografo dice di amare la fotografia bianconero, di fotografare ciò che lo incuriosisce, egli infatti si definisce “un curioso che scatta”.
Come quella volta che ha visto due findanzati baciarsi riflessi nel vetro di una berlina, o fermarsi ad ammirare la nebbia parigina, o creare foto ironiche con i cani.

Accanto a momenti di vita quotidiana, Erwitt ha anche narrato il mondo, la sua storia, le guerre, documentando i primi missili sovietici, tra cui l’indimenticabile foto di Nixon che punta il dito sul petto di Kruscev a Mosca nel 1959, o facendo vedere un’altra faccia del giovane Che Guevarra, la vedova Kennedy che piange al funerale del marito, fino all’approdo di Obama alla Casa Bianca, una delle poche foto a colori di grande impatto.
Non solo fotogiornalismo, ma anche momenti Hollywoodiani, cogliendo la bellezza e la dolcezza di una giovane Marylin Monroe all’apice della sua carriera.

A vederlo parlare durante la conferenza, si ha la percezione che Elliott Erwitt voglia trasmettere la sua grande esperienza di vita, che l’obiettivo fotografico gli ha permesso di congelare nel tempo tutti quei frame inafferabili dall’occhio umano.
Basti pensare alle fotografie scattate negli anni Ottanta e Novanta e al celebre “jumping dog”, dove il salto da vita a un effetto di grande suggestione, riproponendo una quotidianità fatta di humour.
Dal punto di vista tecnico la sua fotografia è pensata e curata nel dettaglio, l’inquadratura ospita solo il protagonista, nulla è fuori posto, il dialogo tra i soggetti è armonico.
Luce, esposizione e contrasto si modulano in chiavi alte e basse a seconda della situazione narrata.
Negli ultimi sei secoli di storia del nostro mondo Elliott Erwitt c’era e a noi lascia la sua testimonianza fotografica, perché le immagini a volte dicono molto di più di tante parole.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio