A Trieste Film Festival un’ampia retrospettiva è stata dedicata alla figura di un autore che in alcuni film ha toccato, in maniera importante e significativa, il delicato tema del confine orientale.
E’ stato un vero grande successo la retrospettiva che Trieste Film Festival ha dedicato a Franco Giraldi. E l’autore ha ringraziato commosso e con generosità ha preso parte a tutte le proiezioni introducendo lo spettatore al film e partecipando molte volte all’incontro successivo alla presentazione.
Franco Giraldi è nato a Comeno nel 1931, allora in provincia di Gorizia, ora in Slovenia, ha poi vissuto il dopoguerra a Trieste prima di trasferirsi a Roma e ha vissuto direttamente l’esperienza di frontiera in un periodo dove il confine orientale era dilaniato da tragici avvenimenti.
Arrivato a Roma ha diviso l’appartamento con Callisto Cosulich e Gillo Pontecorvo e ha cominciato a scrivere di cinema prima di collaborare, come aiuto regista, con Giuseppe De Santis e Gillo Pontecorvo. Nel 1964 collabora con Sergio Leone a Per un pugno di dollari dove dirige la seconda unità e l’anno successivo debutta nella regia proprio con un western intitolato 7 pistole per i Mac Gregor. Poi si dedica alla commedia all’italiana dirigendo Ugo Tognazzi e Monica Vitti in film come La bambolona, Cuori solitari, La supertestimone, Gli ordini sono ordini.
Nel 1973 un’altra svolta nella sua carriera grazie all’amico Tullio Kezich che lavora alla Rai e gli permette di portare sullo schermo il delicato romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini La rosa rossa.
Con questo film inizia una sorta di trilogia giuliano-dalmata, anche se dilatata nel tempo, che rimane un punto fondamentale della sua carriera e quella che a Trieste è stata posta al centro dell’attenzione. Con La rosa rossa Giraldi inizia a muoversi nel cinema d’autore e ad essere particolarmente sensibile alle opere letterarie che parlano della sua terra. Il suo grande sogno era quello di portare sullo schermo il romanzo di Stuparich Un anno di scuola ambientato nella sua amata Trieste e che vedeva protagonista il liceo Petrarca, quello che anche lui aveva frequentato.
Questo è un film di difficile visibilità, realizzato nel 1977 per la Rai, invitato al festival di Locarno e vincitore al festival televisivo di Praga del premio per il miglior film e per la miglior regia. Al Trieste Film Festival Un anno di scuola è stato proiettato la domenica pomeriggio ed era impressionante vedere la coda di persone che aspettavano fuori dal cinema pazientemente per poter entrare, in un’occasione forse irripetibile di visione, almeno finché il film non verrà opportunamente restaurato.
Dopo quasi vent’anni, nel 1996, Giraldi chiude l’ipotetica trilogia portando sullo schermo il romanzo di Franco Vegliani La frontiera. Si tratta di un film supportato da un ottimo cast, formato, tra gli altri, da Raoul Bova, Omero Antonutti, Claudia Pandolfi, Giancarlo Giannini, che attraverso una sapiente mescolanza narrativa mette insieme due storie, due percorsi individuali paralleli, uno che si svolge durante la Prima Guerra Mondiale e uno durante la Seconda.
La retrospettiva dedicata a Giraldi ha permesso anche di vedere alcuni documentari misconosciuti che il regista ha dedicato alla sua terra, come Trieste 1948 e Ex-Jugoslavia. Fogli di viaggio. In Trieste 1948 ricostruisce, grazie alla memoria storica di Vittorio Vidali e di altri testimoni, il terremoto politico causato nell’ambiente comunista triestino dalla risoluzione del Cominform contro la Jugoslavia titoista. Nell’episodio di Ex-Jugoslavia intitolato Istria – c’erano soltanto pietre fa rivivere, attraverso le testimonianze di Gino Kmet e Eligio Zanini, l’inferno dell’isola di Goli Otok, dove a partire dal 1949 vi era un carcere di massima sicurezza in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici ostili al regime di Tito.






