A Bologna la compagnia Fanny e Alexander riporta in scena Heliogabalus
Lo spettacolo, che ha debuttato in Belgio nel 2006, è andato in scena all’Arena del Sole all’interno di una retrospettiva sulla compagnia di ricerca ravennate a cura del Centro La Soffitta dell’Università di Bologna.
Heliogabalus, il giovane di origine siriana divenuto imperatore di Roma a soli quattordici anni e ucciso quattro anni dopo, è stato oggetto di una vera e propria iconoclastia da parte dei suoi contemporanei e degli storici successivi: le sue immagini sono state distrutte, la memoria del suo regno inquinata da esagerazioni e notizie false sulle sue presunte dissolutezze ed eccentricità. Da personaggio storico, Eliogabalo si è trasformato così in figura mitica dai contorni sfumati, a cui possono essere sovrapposte altre figure. E’ il caso ad esempio di Artaud, che nel 1934 scrisse “Eliogabalo, o l’Anarchico incornato”, o di Arbasino che nel 1969 lo trasforma addirittura in “Super Eliogabalo”. Partendo da questi due testi più che dalla storiografia classica, la compagnia ravennate Fanny e Alexander ha costruito uno spettacolo difficile, bello anche se a tratti esasperante,
in cui Heliogabalus, incarnato da tre diversi attori, nudi per buona parte dello spettacolo, non è più un imperatore ma un adolescente qualunque, che nella sua stanza dà corpo e voce alle proprie ossessioni narcisistiche. Oppure un giovane folle rinchiuso in una cella dorata, lasciato solo con i suoi fantasmi e i suoi deliri di grandezza. La complessa drammaturgia verte essenzialmente sul problema del linguaggio (un tema ricorrente nell’universo di Fanny e Alexander) e della comunicazione impossibile: il linguaggio di Eliogabalo è fatto di battiti, che costituiscono un alfabeto ritmico di cui però nessuno oltre a lui conosce la chiave di lettura. Come tutti gli adolescenti, Eliogabalo desidera ardentemente farsi capire (più volte si rivolge al pubblico, come l’imperatore allo scandalizzato Senato romano, chiedendo disperatamente “Mi capite??”) ma pretende che siano gli altri a entrare nel suo piccolo mondo, nel suo linguaggio privato. Proprio come l’imperatore che tentò invano di introdurre il culto siriano del dio sole a Roma, nel periodo in cui si stava ormai diffondendo il Cristianesimo.
Gli abiti ecclesiastici indossati dai tre attori nella loro prima uscita in scena sono l’elemento che allude più esplicitamente all’Eliogabalo storico, sacerdote di un culto alieno, la cui memoria fu oltraggiata con particolare vigore proprio dai primi storici cristiani. Una nota a margine meritano le luci radenti che percorrono dall’alto i corpi degli attori creando visioni caravaggesche. E un plauso va a, oltre che ai tre bravi e coraggiosi interpreti, a Mirto Baliani, che ha riadattato alcune celebri arie mozartiane per una dissonante orchestra di clacson: all’apparire di Eliogabalo trionfante il pubblico si tappa le orecchie, proprio come i genitori quando i figli ascoltano l’heavy metal a tutto volume nella loro camera.
Heliogabulus
ideazione di Luigi De Angelis e Chiara Lagani
regia Luigi De Angelis
drammaturgia Chiara Lagani
con Filip Bilsen, Maarten Goffin, Mauro MiloneFoto di Enrico Fedrigoli
[www.fannyealexander.org->www.fannyealexander.org]visto all’Arena del Sole, Bologna, 22 aprile 2008






