Torino 25
Geirr è costretto sulla sedia a rotelle a causa di un incidente automobilistico. La moglie Ingvild, preoccupata per gli atteggiamenti nichilisti, distruttivi e altamente pessimisti del marito, convoca un gruppo di sostegno per disabili per coinvolgere Geirr in una seduta intensiva di ventiquattro ore nella speranza di fargli ritrovare la voglia di vivere.
Il gruppo, guidato dalla stolidamente ottimista Tori, è piuttosto variegato: ci sono la sorridente Marte, completamente paralizzata, e il marito Garde, coppia all’apparenza perfetta; Asbjorn, un uomo la cui vita è stata cambiata da un ictus; e Lillemor, una depressa vecchietta che rivendica le sue origini alto borghesi con veemenza. In principio l’insensato e difeso a ogni costo ottimismo di Tori e del gruppo di sostegno sembra far vacillare Geirr. Il quale si riprende in fretta, contagiando con l’arte del pensiero negativo, cinico e realista i membri del gruppo che, grattata la superficie, dimostrano che la loro vita di sorrisi forzati era assolutamente artefatta.
Il regista Bard Breien afferma: “Il film è solo una dark comedy sui risultati positivi che si possono ottenere quando si decide di liberarsi della stressante quotidianità contemporanea, smettendo di cercare di essere perfetti e cominciando al contrario a seguire i propri istinti più negativi”. E, giustamente dacchè il commento viene da chi il film l’ha scritto e diretto, non esiste analisi/sintesi migliore per descrivere questa pellicola norvegese.
Geirr è in sedia a rotelle, la sua vita è radicalmente cambiata, e non in meglio; non può più nemmeno soddisfare sessualmente l’amata e giovane moglie. Perchè quindi dover essere per forza felici? Perchè dover mantenere per forza, o meglio per non far sentire il resto del mondo e chi ti sta accanto a disagio, uno stolido sorriso che non ha niente di sincero? Geirr sostiene fortemente, e con grande ironia, il suo approccio all’handicap che lo constringe in carrozzina.
Ma nell’affrontare l’altro, ciò che esterno a lui, ovvero il gruppo di sostegno e la moglie, capisce quanto sia diffile inculcare questo tipo di pensiero negativo su delle persone programmata da un certo tipo di società a coltivare un pensiero forzatamente positivo. Non resta quindi altra soluzione se non cacciare fuori dall’armadio gli scheletri del gruppo di sostegno, in maniera brutale e violenta, dimostrando fattivamente la falsità della loro gioia.
L’esordio alla regia, e alla sceneggiatura, del norvegese Bard Breien è una folgorante commedia grottesca, politicamente scorretta e sicuramente memorabile. Memorabile per l’originalità e la personalità con cui si approccia a un argomento come quello dei disabili; memorabile per l’intelligenza usata nel non trascurare nessun dettaglio e nessuna sfaccettatura della tesi presentata; e memorabile anche per la peculiarità della tecnica registica, caratteristica che in un esordiente è difficilmente riscontrabile. L’utilizzo di un solo set (la casa di Geirr e Ingvild), certo, facilita la ricerca e la sperimentazione di personali e particolari tagli dell’immagine e rapporti fra un’inquadratura e l’altra. Ma non per questo va tolto il merito che spetta a questo regista.
2006, Norvegia
35mm, 79′, col.
regia, sceneggiatuta/director, screenplay Bård Breien
fotografia/director of photography Gaute Gunnari
montaggio/film editor Zaklina Stojcevska
musica/music Stein Berge Svendsen
suono/sound Gisle Tveito
interpreti e personaggi/cast and characters Marian Saastad Ottesen (Marte), Fridjov Såheim (Geirr), Kirsti Eline Torhaug (Ingvild), Per Schaaning (Asbjørn), Henrik Mestad (Gard), Kari Simonsen (Lillemor), Kjersti Holmen (Tori)
produttore/producer Dag Alveberg
produzione/production Maipo Film & TV Produksjon AS






