venerdì, Settembre 4, 2026
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NEFFA E “IL MONDO NUOVO”

ANALISI TRAGICOMICA DI UN TESTO

La canicola estiva e il relativo torpore ci avevano rallentato i riflessi auditivi. Ora che le prime brezze autunnali si fanno sentire siamo di nuovo in forma e pronti ad analizzare i testi di brani più o meno da classifica, come “Il mondo nuovo” di Neffa.

Abbiamo apprezzato Neffa, sinceramente. Ci piaceva la malinconia hip-hop di “Aspettando il sole” – splendido il loop di batteria – e ci è piaciuta pure la svolta Motown, r’n’b, soul style. Sorridevamo ammiccando ai possibili doppi sensi di un testo che trascinava con sé l’eredità linguistica del rap italiano (“anche se un tot di gente ancora non ci crede”) ed eravamo più che convinti che La mia signorina non fosse – o non soltanto – una gentil donzella. E abbiamo pure ballato con la disco di “Prima di andare via” – come non ricordare la linea di basso e le sue progressioni?

Cosa succede nel 2006? Arriva la tonnellata di dischi per l’estate, di quelli che ricorderanno il cono due palline acquistato con la nostra anima gemella alle quattro di pomeriggio di un luglio irrespirabile in una spiaggia stracolma, e tra gli altri c’è “Il mondo nuovo” di Neffa.
Un suono synth va a intrecciarsi con una chitarra con tanto di effetto tremolo: una sorta di mix tra i Sessanta e i Devo, come se Quentin Tarantino stesse operando un melting pot tra il surf e l’elettro pop per la colonna sonora di un nuovo film. Le nostre fronti cominciano a corrugarsi.

“E’ meglio la delusione vera che una gioia finta” inizia a recitare il testo, e fin qui nulla da eccepire: un po’ di saggezza è il miglior incipit per una canzone. Ma poi? “Ma quando la delusione cresce la pressione aumenta”, cioè vorrei ma non posso. Tra l’altro la metrica non scivola e la linea melodica non, qualcosa non…sarà un problema di tonalità?

Il Nostro prosegue tra tormenti e dubbi più o meno leciti, fino a che arriva la risoluzione: “Però poi arrivi tu, ti siedi dove vuoi e butti giù la mia malinconia di vivere e tutto sembra già possibile per me. Preso dentro dal buio che avanza, vieni tu a dare luce al mio giorno, trascinato sotto dall’onda, ho rincorso un mondo nuovo”. A parte l’eccesso di libertà stilistica e grammaticale – “butti giù la mia malinconia di vivere” – ci sembra che l’autore voglia essere a tutti i costi oscuro. Sei un po’ triste e lei ti dà una mano con tecniche che possiamo immaginare? Dillo con più semplicità!

Non bastasse il pezzo, ci si mette pure il video con il Nostro in versione Freddy Krueger che si alterna a una asiatica dalla testa – mozzata? – svolazzante (in realtà poi scopriamo che trattasi si semplice effetto visivo).
Pazienza, torneranno le belle canzoni di una volta, anche per il Nostro: le foglie cadenti e le giornate uggiose ridaranno forza e creatività a tutti.