drammaturgia, coreografia e regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano
con Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano, Francesca Monti
costumi di Luisa Supino
luci di Laura Casati
Menzione speciale della Giuria al Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti
Menzione speciale della Giuria al Premio Nuove Sensibilità del Festival Teatro Italia
1979: l’estate dei grandi sequestri e del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi. Nello stesso periodo tre ragazzi di ventisette anni, in passato amici e da diverso tempo lontani tra loro, si ritrovano in uno scantinato per rapire un bambino. Essi hanno, per tre motivi diversi, un disperato bisogno di denaro. La disillusione, il rapporto con la loro infanzia, l’amicizia ormai tramutata in qualcos’altro e la perdita della loro innocenza, sono temi che dominano i dialoghi. La periferia. Luogo border-line, luogo di confine tra il lecito e l’illecito, tra l’illusione e la disillusione, tra sogno e realtà. Vorrebbero tornare indietro alla loro giovinezza per recuperare uno sguardo ormai perso, ma tutto è svanito per sempre, tutto ormai ruota intorno all’inganno e alla speranza di un riscatto sociale. L’anarchia (Nico), l’alcolismo (Beppe) e l’emarginazione (Pier) come punti di contatto tra i tre protagonisti ed il cantautore genovese. La vicenda come simbolo della crisi sociale all’interno del proletariato e come culmine dei tormentati anni ‘70 con un occhio di speranza ai vicini ’80.
Dalle note di regia
Ci siamo a lungo documentati leggendo libri e consultando tutti gli articoli inerenti al sequestro De André-Ghezzi apparsi tra l’agosto e il dicembre del 1979. Abbiamo indagato la poetica, le debolezze di uomo, le fragilità e i limiti del cantautore ispirandoci a ciò che egli stesso faceva attraverso la propria poesia: dar voce alle diversità e alla miseria umana. Abbiamo provato, fin dall’inizio, a distaccarci da alcuni facili luoghi comuni, dalla tentazione di abbandonarci a comode citazioni, cercando invece, attraverso l’esperienza e la sensibilità dei tre protagonisti di comprendere cosa significasse il sequestro De André-Ghezzi all’interno del contesto storico-sociale nel quale essi vivevano e quale valore possa assumere nella vita di un essere umano l’esperienza del rapimento.
Il titolo “Nuvole Barocche” si ispira all’omonimo album e alla canzone “ Le nuvole” di Fabrizio De André. Proprio come quelle nuvole in cielo, cosi abbondanti di strani ghirigori, gravide di pioggia e pronte ad esplodere da un momento all’altro, anche all’interno dell’anima di Beppe, Nico e Pier qualcosa sta per esplodere, qualcosa si è rotto per sempre e, come la pioggia, chiede di essere liberato.
Gabriele, Massimiliano e Luca
Rassegna Stampa
Tre giovani attori, appena usciti dall’Accademia Nico Pepe (…) si sono messi insieme e insieme hanno scritto un testo e lo hanno inscenato. Il risultato, visto proprio a Udine nella sede della loro ex scuola, è decisamente confortante. Entusiasmo, voglia di fare, ma anche una buona preparazione, una certa scaltrezza drammaturgica e un’energica interpretazione fanno di Nuvole Barocche (…) uno spettacolo interessante, indicativo di quella necessità di fare teatro che investe le nuove generazioni. (…) La compattezza dell’impianto regala bei momenti, spettacolari e di notevole impatto visivo ed emozionale (…) il tutto, soprattutto nei costumi, con una puntuale, intelligente e ironica ricostruzione di quegli anni di piombo, cupo preludio al vuoto edonismo dei decenni successivi. Insomma, un debutto pieno di buoni propositi, ma anche di notevoli certezze.
Ma. Br., Messaggero Veneto
In un ambiente cupo: tre personaggi confusi e disperati, un materasso, qualche sgabello e dei giornali. E’ la fine anni degli ’70: tutti i quotidiani riportano la notizia del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Grezzi; parallelamente i protagonisti in questione complottano sul rapimento di un bambino. I loro giorni trascorrono tra pasti frugali e sonni poco sereni; non si è in pace con se stessi, non si è in pace con il mondo esterno. Ne seguiranno crisi, cedimenti, inquietudine, abbandoni, frustrazioni. L’impossibilità degli stessi di tornare indietro, di riscattarsi, di recuperare la propria identità riflette – nella lettura di Di Luca, Stetti e Stano – la crisi di un movimento, quello studentesco e operaio dei drammatici anni di piombo.(…)
“Nuvole Barocche”, ispirato dall’omonimo album di Fabrizio De Andrè, è riflesso dell’anima dei nostri protagonisti in cui “qualcosa si è rotto per sempre e, come la pioggia, chiede di essere liberato”. Eccezionali e degni di plauso i protagonisti per il ritmo e la preparazione atletica. Essi, attraverso una coreografia dinamica e precisa, si esprimono in un originale, coinvolgente e sincronizzato gioco gestuale.
Marcella Siano, teatro.org
Hanno sfiorato di un soffio il traguardo. Ma sono giovanissimi e avranno tempo per fare centro. Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Luca Stano si sono diplomati attori quest’anno, dopo tre anni di corso all’Accademia “Nico pepe” di Udine, ma hanno già convinto la giuria di un premio nazionale. (…) Sette erano i finalisti, invitati a presentare il loro lavoro a Roma, tra i quali è emerso “Barocco a tre”, bella prova teatrale e soprattutto fisica sullo sfondo del decennio che in Italia, soprattutto in Sardegna, vide moltiplicarsi il fenomeno dei rapimenti, con il caso esemplare del sequestro di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi.
Il Piccolo di Trieste






