“PIETRO” DI DANIELE GAGLIANONE PRESENTATO A LOCARNO

Incontro con il regista e gli attori

È stato proiettato durante il 63° Festival del Film di Locarno l’ultimo film di Daniele Gaglianone: Pietro. Il lungometraggio narra la storia di un uomo che vive ai margini della società nella Torino contemporanea. Il regista e gli attori Pietro Casella e Francesco Lattarulo hanno presentato l’opera presso la sala conferenze del Palazzo Morettini di Locarno. Gaglianone emozionato e soddisfatto del proprio lavoro ha iniziato la conferenza raccontando la creazione del film.

Gaglianone: Pietro è un’opera nata da una collaborazione di gruppo. Tutti i film che realizziamo non sono solo dei film e questo meno che mai. L’idea nasce tre anni fa in un momento particolare della mia vita legato anche alla mia situazione lavorativa. Tutte le cose non andavano nel senso giusto e mi è venuta in mente questa storia cruda. Non sono mai stato solo e ho sempre avuto intorno persone che mi hanno supportato. Durante questo periodo ho cominciato a notare cose intorno a me alle quali prima non prestavo attenzione. Ho notato la presenza di persone che non hanno nessuna voce in capitolo e ho pensato di raccontare la storia di un ragazzo che fa un lavoro effimero: distribuisce volantini. Questa storia inizialmente non trovava vita facile dal punto di vista produttivo e mi sono allora ripreso dalla mia situazione di disagio lavorando a un documentario, Rata Nece Biti, che ho realizzato tre anni fa. Solo in seguito abbiamo deciso di riprendere il progetto di Pietro e portarlo avanti.

La sceneggiatura è stata scritta già pensando agli attori che l’avrebbero interpretata?

Gaglianone: Quando ho scritto la sceneggiatura avevo già pensato a Pietro Casella e il film si intitola Pietro perchè mentre scrivevo avevo già associato il personaggio all’attore. Ho disegnato dunque i personaggi intorno alla fisionomia dei vari attori che poi hanno composto il cast. C’è stato un intenso lavoro di preparazione con gli attori legato ai miei metodi di lavoro, ma anche alla necessità di girare il film in poco tempo. Abbiamo girato il film in 12 giorni. Non abbiamo avuto problemi e già il primo giorno siamo riusciti a girare una sequenza di 9 minuti.

La sua opinione nei confronti dell’Italia di oggi è così pessimistica come quella mostrata nel film?

Gaglianone: Non volevo fare un film su Torino e la società italiana, ma un film su diversi esseri umani. Nella nostra realtà c’è anche un mondo come quello mostrato nel film, ma il mondo in cui viviamo non è solo così. Il lungometraggio è un’opera solidale nei confronti di Pietro e lo sguardo del film è lo sguardo del suo protagonista. Senz’altro in Pietro ci sono anche echi che rimandano alla nostra società, poiché in questa c’è violenza come c’è nel lungometraggio e anche qui si risponde spesso alla complessità con la semplificazione. Tutto ciò è il risultato di uno scadimento della qualità delle relazioni umane. C’è un’aggressività e una violenza, anche verbale, così diffusa che ho la sensazione che basti veramente poco perchè tutto degeneri ulteriormente.

Come sono stati costruiti i personaggi?

Casella: Per l’interpretazione di Pietro mi sono ispirato a un mio amico di Torino con dei problemi psicologici. Per prepararmi ho lavorato anche su mie paure e scheletri nascosti. È stata una grande scommessa perchè ci siamo messi in gioco totalmente.

Lattarulo: Io e Pietro ci conosciamo da 15 anni e siamo un po’ come fratelli. Per costruire i personaggi abbiamo ricordato momenti passati ed io in particolare ho rielaborato la mia esperienza del sevizio civile che ho svolto presso una comunità di recupero per tossicodipendenti. Ho cercato di definire meglio il mio personaggio anche frequentando le zone di spaccio di Torino e osservando i comportamenti dei tossicodipendenti.

Foto a cura di Andrea Guetta © NonSoloCinema.com – Andrea Guetta