“Uto, un ragazzo difficile che suona il piano come un dio, viene mandato dalla madre a stare con una famiglia di amici negli Stati Uniti, presso una comunità spirituale. Ha l’effetto di un virus in un organismo sano, e produce reazioni a catena.” Questa la breve presentazione che De Carlo fa del suo romanzo, due righe che non rendono bene l’idea di questo bel romanzo ma che contengono, in effetti, la parabola di questo personaggio.
Uto è un ragazzo diciannovenne di Milano, pianista eccellente poco incline alla disciplina, ma, soprattutto, travolto da pesanti vicende familiari: il patrigno si suicida e la madre crede che sia meglio mandarlo negli Stati Uniti, nel freddo Connecticut, presso la casa di un’amica dove spera che trovi un freno alla irrequietezza che lo caratterizza.
Il libro si apre proprio con la lettera che la madre invia a Marianne, la sua amica che vive in “un’isola di serenità e di pace”, per poi continuare con la risposta da Peaceville, questa comunità, appunto, guidata dal vecchio “Swami”, inserita in un paesaggio capace di ispirare la giusta armonia.
Così Uto parte per il Connecticut dove stenta ad inserirsi in questa vita così diversa, così spirituale e buonista dove tutti lavorano per la felicità di tutti e dove la comprensione è la regola principale. Ma Uto è diverso, sarà lui a fare la differenza e a far ritornare i sentimenti che sono rimasti sopiti per i quattro lunghi anni del trasferimento della famiglia di Marianne a Peaceville. E’ un lento insinuarsi nelle pieghe di una famiglia e di una comunità intera; Uto si comporta con un’ambiguità tale da mettere in crisi la pace della città, fino a che sentiremo dire dalla bocca di Vittorio, il marito di Marianne, che Uto “è un virus mortale, ci ha contagiati tutti […] “.
La penna di Andrea De Carlo scivola sulle pagine di Uto con grande facilità, ha una scrittura composta da tanti stili, che mescola prima e terza persona senza preoccuparsi troppo dell’uniformità e inserisce stralci di “quasi sceneggiature” per marcare alcuni dialoghi particolarmente importanti.
Al di là di Uto, De Carlo è un artista che non si ferma alla scrittura, ma sperimenta in svariati campi: la musica (è autore di due album), le arti visive, tra le quali la fotografia (è stato assistente di Oliviero Toscani) e il cinema, dove ha lavorato con Fellini e Antonioni, rispettivamente come assistente e co-sceneggiatore, realizzando anche un film da regista, Treno di panna, liberamente tratto dal suo romanzo omonimo, e la messa in scena di due balletti. Insomma un creativo a tutto tondo, che, come potrete vedere da Uto, spicca soprattutto nella scrittura.
Andrea De Carlo, Uto, Bompiani, Milano, 2007, pp. 334, euro 8,50.






