Lungometraggio d’esordio della pluripremiata regista di corti Michelle Zhou, Huangyan shenghuo (Big Little Things) è un dramma intimista sull’omosessualità femminile nella Cina popolare di oggi, e sui danni collaterali delle bugie bianche. Peccato solo che sia le scelte di sceneggiatura che il registro registico non dicano nulla, accomunando il film ai tanti epigoni del cinema LGBT che si possono incontrare a ogni festival. In Orizzonti.

Dopo qualche anno di convivenza a Pechino, Xiao Lei (Liang Cuishan) viene messa alle strette dalla compagna Li Bei (Sun Jialing): capodanno si avvicina, e ancora non ha confessato alla madre (Hu Ling, la coprotagonista femminile del capolavoro di Lou Ye Summer Palace) della loro relazione. Sapendo bene che una notizia del genere porterebbe il caos, Xiao Lei escogita un piano: chiedere al suo cliente Yao (il cantante Yu Bin) di fingersi il suo ragazzo per qualche giorno, e rimandare il momento della verità a dopo le feste. Giunti a Harbin alla casa dei genitori, Yao sembra però prenderci fin troppo gusto, tanto da costringere Xiao Lei ad avere un rapporto con lui. Giunta a Harbin per trascorrere almeno qualche giorno insieme, Li Bei viene a sapere di quanto accaduto a capodanno, chiedendo a Xiao Lei di chiarire una volta per tutte la questione coi suoi genitori.

HUANGYAN SHENGHUO

In parte basato su quanto esperito in prima persona da Zhou e dalla produttrice Yu Chun – seconda mente dietro il film e compagna di vita della regista –, tanto che è il vero padre di quest’ultima a interpretare il ruolo del genitore di Xiao Lei, Huangyan shenghuo è improntato a una ricerca di realismo visibile nel colloquialismo dei dialoghi e delle situazioni, con un’ottima prestazione del comparto attoriale – eccezion fatta per Yu Bin, che non sembra in grado di separarsi dalla sua aura da idol nemmeno per la parte qui assegnatagli.

In quest’ottica, si comprende anche la volontà di utilizzare la macchina da presa come una presenza ingombrante, perennemente incollata ai volti e ai corpi degli interpreti per suggerire come l’aria che si respira nella casa paterna di Xiao Lei sia allo stesso tempo intima e soffocante, quasi che si volesse chiamare lo spettatore – incarnato dall’occhio invisibile della mdp – a “ficcare il naso” nelle sue faccende private, al pari del resto dei parenti.

HUANGYAN SHENGHUO

In questo, tuttavia, Huangyan shenghuo non fa nulla di diverso da quegli altri film ad opera di giovani autori cresciuti nella RPC interessati a problematizzare le conseguenze della sostanziale chiusura ad accettare orientamenti e stili di vita non eteronormativi. Basti pensare a 1 Girl Infinite (2025) di Lilly Hu, che racconta sostanzialmente la medesima storia – anche per quanto riguarda il rapporto indesiderato col personaggio maschile – con i medesimi codici espressivi.

Ammirevole nelle intenzioni e facilmente fruibile grazie alla sua sobrietà, Huangyan shenghuo non riesce però a distinguersi all’interno di Orizzonti, né a proporre una visione originale di come il cinema potrebbe fungere da mezzo di liberazione – laddove la ricerca di detta visione è tutto quello che si richiede a un esordio degno di questo nome.